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martedì 2 giugno 2015
domenica 17 maggio 2015
Millennium Goals
Dopo la fine della seconda
guerra mondiale, quasi tutti i paesi del mondo si sono riuniti nell'organizzazione delle nazioni unite (ONU) con lo scopo di conservare
la pace nel mondo.
Questo obbiettivo è molto
lontano dall'essere raggiunto: dal '45 ad oggi ci sono state guerre
sanguinose in tutti i continenti. Il problema è che gli stati, che
sono circa 200, non riescono a darsi delle leggi che valgano per
tutti e si comportano come bambini egoisti. Gli psicologi, che si
occupano della crescita morale e della formazione del carattere,
ritengono che ci siano tre stadi di crescita morale:
- Il primo stadio viene chiamato “stadio infantile” ed è caratterizzato da egocentrismo e bisogno di un adulto come punto di riferimento.
- Il secondo stadio viene chiamato “stadio adolescenziale” durante il quale si condividono i valori del gruppo invece di quelli dei genitori, ai quali non si da più retta a ai quali ci si ribella per aver autonomia.
- Il terzo stadio viene chiamato “stadio adulto” caratterizzato da responsabilità e dall'abbandono dell'egoismo, dalla capacità di pensare anche agli altri per poter accettare regole che valgono per tutti.
Con il loro comportamento
di aggressione reciproca, gli stati si comportano spesso secondo il
primo stadio di sviluppo morale, formando al massimo alleanze che
spesso tuttavia generano conflitti. Non esiste un governo universale
per il nostro pianeta.
L'assemblea delle nazioni unite ha sede a New York nel
palazzo di vetro ed è guidata da un segretario generale e dal
consiglio di sicurezza, i cui 5 membri permanenti sono i vincitori
della 2^ guerra mondiale: USA, Russia, Cina, Francia e Inghilterra.
Nel 1948 L'ONU ha pubblicato una dichiarazione universale sui diritti
umani, che riporta gli stessi principi fondamentali della
costituzione italiana: il diritto alla vita e alla libertà
personale.
Nel 2000, l'ONU ha
fissato, per il nuovo millennio otto obbiettivi, per tradurre in
fatti concreti i diritti umani. Il primo obbiettivo è quello di
sradicare la fame nel mondo e e l'estrema povertà. L'ONU, in
particolare si è proposto di dimezzare la percentuale di chi vive
con meno di un dollaro al giorno. Nel 2010 questa percentuale si è
dimezzata rispetto al 1990, ma purtroppo ci sono ancora un miliardo
di persone che soffrono la fame.
Il secondo obbiettivo e
quello di dare un educazione primaria (saper leggere e scrivere) a
tutti ma soprattutto ai bambini, cioè eliminare l'analfabetismo.
E poi bisognerebbe fare
imparare a ragazzi e ragazze a leggere e a scrivere senza fare
distinzioni.
Il terzo obbiettivo è
quello di promuovere e rafforzare il ruolo delle donne.
Il quarto obbiettivo è
quello di ridurre la mortalità infantile: cioè ridurre la
mortalità dei bambini entro i 5 anni.
Il quinto obbiettivo è
quello di far partorire le mamme in salute, senza farle morire dopo
aver partorito per cattive condizioni igieniche ma sopratutto dar
loro strutture adeguate e condizioni igieniche “decenti”.
Il sesto obbiettivo è
quello di combattere l'AIDS, la malaria e altre malattie gravi; si
cerca di fermarle e di ribaltare l'andamento della malattia. Ogni
anno ci sono ancora più di due milioni di casi e circa la metà
muoiono. Si cerca anche di ottenere vari medicinali per curare la
gente più povera.
Il settimo obbiettivo e
l'ottavo obbiettivo sono strettamente collegati e riguardano gli
scopi più generali dell'ONU cioè la difesa della vita e della pace.
Gli stati dovrebbero smettere di farsi la guerra, smettere di
comportarsi come bambini egoisti e di spendere somme astronomiche per
le armi, puntando invece alla cooperazione e alla difesa
dell'ambiente per le future generazione. Il settimo obbiettivo è
quello di assicurare la sostenibilità ambientale, evitando che il
consumo delle risorse sia maggiore di quanta roba si produce.
Dimezzare le popolazioni che sono senza acqua, garantirne per tutti.
Rendere più abitabili le
periferie del terzo mondo e ridurre la spazzatura.
L'ultimo obbiettivo vuole
insomma che i paesi del mondo la smettano di comportarsi da bambini,
di farsi la guerra tra di loro e di spendere soldi in armamenti, ma
spenderli per i poveri.
martedì 14 aprile 2015
Gli occhi di un bambino (Alice Antonucci)
E’ il giorno 10 novembre del
1996 ed io, Aurora Paretti, sono sdraiata sul mio comodo letto in camera mia.
Sono le 6.00 di mattina e sono già sveglia per colpa del mio fratellino. Ha sei
mesi, e di notte piange sempre, ogni notte, alle 3, sempre alle 3.
Sono sempre le 6.00 e il
tempo sembra non passare. Guardo l’orologio e vedo che le lancette non
avanzano. “Saranno le batterie” penso tra me e me. Allora scendo dal letto,
salgo sulla scala, metto a posto l’orologio e quando sto per scendere mi
squilla il telefono.
Scendo velocemente le scale,
prendo il cellulare: “Anna”.
<<Perché Anna mi chiama
a quest’ora?>>
Rispondo:
<<Auroraaaaaa>>
<<Calma, dimmi, che
succede?>>
Perché non sei davanti a
scuola?>>
…<Ma sono le 6 del
mattino…>>
<<No cara, sono le
8.00>>
Attacco veloce la chiamata,
mi vesto e inizio a correre verso la fermata.
Appena arrivo mi fermo per
riprendere fiato, guardo l’ora: le 8.10; “Sono arrivata in tempo!” Penso.
Arriva il bus, salgo e mi
vado a sedere. Dopo un po’ mi accorgo di essere vicino ad un ragazzo; mi giro e
noto che, essendo nuovo, è bellissimo.
<<Ciao>> Gli
dico, ma lui non risponde, allora decido di dargli una pacca sulla spalla.
Lui si gira di scatto e mi
guarda storto. Lo vorrei distogliere lo sguardo, ma non ci riesco; mi sono
innamorata di lui, ma soprattutto dei suoi bellissimi occhi verdi che si
abbinano perfettamente a quelle lentiggini in faccia e a quei rossi capelli
mossi.
Con una vocina melodica mi
scuso <<Ciao, scusami per la pacca, ma non rispondevi e visto che sei
nuovo, volevo fare amicizia con te!>>
Lui accetta le mie scuse,
iniziamo a parlare e appena arriviamo a scuola lui mi chiede:
<<Ascolta Aurora…sei
stata l’unica ragazza che mi si è avvicinata perché, sai, molte mi dicono che
mi puzza l’alito…>>
Em… io purtroppo ho problemi
con il naso, perché a due anni mi avevano operato al naso ed ora non sento più
gli odori, neanche l’odore del cioccolato.
Visto che mi dispiace per lui
ho fatto finta di niente, non ho voluto dirgli la verità, ma va bene così.
Un altro faticoso giorno di
scuola è passato, ritorno a casa e trovo mia mamma che piange.
Le vado incontro, mi siedo
vicino a lei e le chiedo.<< Mamma ma che succede? Ti vedo triste
e…>> Non mi ha dato neanche il tempo di rispondere che mi tira un ceffone
in faccia.
Io mi arrabbio e me ne vado
in giardino, fregandomene di tutto e di tutti. DA lontano vedo un cane
randagio, ho paura e incomincio ad urlare.
Mia mamma mi sente, scende,
viene in giardino e mi da un altro schiaffo.
<<Scema!>> Le
urlo, le tiro un pugno in faccia e lei cade a terra come una pera cotta.
Mene torno in casa piangendo.
Mi sdraio sul letto e guardo
l’ora: le 3 di notte…
“Ma è impossibile” penso; è
pomeriggio!
Sto per la terza volta per
cambiare l’ora, ma sento mio fratello piangere, Per sbaglio faccio cadere
l’orologio, cade e si rompe.
Vado a vedere mio fratello.
Roby, che è steso per terra a pancia in giù e piange. Lo alzo, lo rimetto nel
suo lettino e ritorno in camera mia, salgo sulle scale per togliere il chiodo e
quando poggio il piede sull’ultimo gradino, la scala inizia a muoversi e dopo
pochi secondi qualcuno mi spinge e mi butta a terra.
Mi sveglio con una musica
bellissima, che mi fa rilassare, apro gli occhi emi trovo sdraiata su un
lettino, con sopra una piccola lucina e intorno un flacone di flebo, con dentro
del liquidi giallastro e un filo che prosegue fino al mio braccio.
<<Come stai?>> Mi
chiede ad un tratto una signora vestita di bianco.
>>Sto bene, ma cosa è
successo, perché sono in ospedale?>>
<<Sei caduta dalle
scale, hai battuto forte la testa e ti abbiamo dovuto operare!>> Provo a
sentire le parole che mi sta dicendo, ma non ci riesco; vedo tutto sfocato e
sono molto confusa.
Mi alzo dal letto per andare
da mia mamma, che è seduta in sala d’aspetto.
Prendo il flacone di flebo
per portarlo con me e inizio a camminare…
Attraverso il corridoi e vedo
cose che i miei occhi non avevano mai visto: c’erano persone anziane con la
carrozzina, altre camminavano zoppe. Poi donne che sorridevano per l’arrivo di
un nuovo individuo che potrebbe cambiare il mondo, ma anche donne che
piangevano disperate sulla spalla di un uomo per non so cosa… e poi c’erano i
bambini con quelle minuscole labbra sempre girate all’insù e quei minuscoli
occhi spalancati, pieni di dolore e tristezza, ma che in fondo, in fondo
nascondono più gioia e felicità di un bambino che incontri al parco giochi. E
pur essendo pelati o andando in giro con la flebo, hanno sempre un sorriso
stampato in faccia, che ti trasmettono allegria. Grazie a loro ho capito cosa
voglio fare da grande.
…
Caro fratellino, questa
lettere l’avrei voluta scrivere più avanti, ma non c’è l’ho fatta.
Volevo iniziare col dirti che
sei fantastico ed io avrei voluto insegnarti molte cose, ma purtroppo non ci
riesco.
Non so quanti anni avrai
quando leggerai, ma voglio che tu sappia che ora io sono qui, sdraiata su un
lettino bianco, con solo un camice addossi e mille aggeggi nel braccio. Un
posto buoi, dove la luce penetra a malapena dalle persiane; un posto cove,
grazie agli occhi di un bambino, puoi ritrovare la felicità!
Io ti consiglio di fare il
medico da grande perché, fida...
FINE ALICE ANTONUCCI.
sabato 11 aprile 2015
"La malora" di Beppe Fenoglio (prima parte)
|
“La malora” è un romanzo di Beppe
Fenoglio, il più famoso scrittore del neo-realismo italiano.
Nel neo-realismo non si raccontano fatti inventati, favole o
fantasie, ma ci si ispira alla vita di tutti i giorni; fatti reali che vanno
spesso a finire male, e non vogliono far dimenticare la realtà. Non vogliono
trasportarci in un mondo di fiabe, ma far riflettere sulla realtà dando, a
volte, anche fastidio.
Il libro parla di un ragazzino, Agostino, perseguitato dalla
sfortuna e, all’inizio, racconta la scena del funerale del padre, per
sottolineare la sfortuna del ragazzo.
Dopo il funerale, Agostino, vuole buttarsi nel fiume, ma per
fortuna si fa coraggio, torna dal padrone e pensa a tutte le sfortune della
famiglia.
La sua famiglia non è una delle più povere ma poi, a causa di un
debito del padre, si impoveriscono e sono costretti a vendere un pezzo di
terra.
Dopo un po’ si impoveriscono sempre di più, a tal punto da non
poter comprare neanche più i fiammiferi e quindi sono costretti a chiedere ai
vicini di accendergli il lume.
La madre, anche se molto vecchia, decide di andare in
pellegrinaggio per chiedere grazia in un santuario.
Il figlio maggiore, Stefano, viene estratto per andare a fare il
militare e rimane via per un anno. Stefano è contento di andare a fare il
militare, ma il padre no, perché sa che gli mancherà tantissimo.
Quando Stefano torna non ha più voglia di lavorare la terra e il
padre tanto meno; così l’azienda fallisce.
Emilio, un altro fratello di Agostino, viene costretto ad andare
in seminario per ripagare il debito del padre.
Nonostante tutto ciò la situazione dei debiti non sembra
migliorare e allora il padre decide di “vendere” Agostino come garzone a Tobia.
A questo punto Agostino si ritrova a lavorare in un posto
lontano da casa, con una nuova famiglia: Tobia; la moglie, che lo tratta come
se fosse suo figlio, e altri tre figli.
Uno dei tre figli è una femmina, Ginotta, che deve sposarsi con
uno che non ha mai visto (un matrimonio combinato).
Agostino va ad Alba con Tobia e ne approfitta per andare a
trovare suo fratello in seminario. Quando arriva da lui lo trova triste ed affamato.
Intanto Ginotta deve sposarsi con Amabile il quale, però, chiede
più soldi a Tobia, lui non accetta e annulla il matrimonio.
Pare che a lei non interessi molto Amabile, e quindi si sposa
con un altro.
Al matrimonio ci fu un pranzo da re. Tobia si ubriaca così tanto
che mentre va a fare pipì cede nel fosso.
Intanto la madre in cucina prega contro il muro perché sua
figlia sia felice, mentre Ginotta sale sul carretto salutando a malincuore la
famiglia.
Il padre di Agostino scivola sul ghiaccio, cade in un pozzo e
muore. Agostino va al funerale, pentito di non essere più riuscito a vedere suo
padre.
Uno dei figli di Tobia, Baldino, era forte a giocare a carte e
per guadagnare soldi, ogni sera, organizza una piccola bisca nella stalla, dove
si radunano giovani per giocare.
Uno dei ragazzi che vanno a giocare da Tobia è Mario Bernasca,
che diventa da subito un buon amico di Agostino.
Mario e Agostino diventano molto amici, perché stanno avendo una
vita simile. Mario cerca di convincere Agostino a lasciare i loro padroni, per
trovare lavoro ad Alba.
All’inizio Agostino era d’accordo, ma non convinto. Alla fine
non è sicuro e quindi Mario se ne va e non si fa più vedere nella casa di
Tobia.
lunedì 23 febbraio 2015
Una storia finita per colpa di un labirinto... (Alice Antonucci)
Una storia finita per colpa di un labirinto…
Una coppia di ragazzini si è avventurata in una casa abbandonata
di un signore, Mauro, che si è impiccato 4 anni fa e vicino ad essa c’è un
labirinto che aveva costruito Mauro con le sue mani…
Lola: Harry ma dove
sei finito? Non ti trovo più L
Martina: Ma cosa è
successo Lola?
Lola: Niente lascia
stare…
Martina: Dai ti prego,
lo sai che sono curiosa L
Harry: Lola non so
bene dove mi trovo…sono agitato e non riesco a pensare scusami…invece tu dove
ti trovi?
Lola: Io sono in
mezzo a un mucchio di cespugli…e davanti a me si sta formando un sacco di
nebbia; ma non capisco il perché!
Martina: Vabbè ho
capito…esco dal gruppo visto che non mi rispondete neanche L
Martina è uscita dal gruppo
Lola: Harry Marty è
uscita dal gruppo…andiamo in chat privata?
Harry: No vabbè dai
stiamo qua tanto non legge nessuno oltre a noi. J
Lola: si hai ragione
;)
Harry: Non avremo mai
dovuto metterci in sto pasticcio…e ora come facciamo? Mia mamma oggi cucinava i
biscotti e io voglio uscire per mangiarli…
Lola: È questa
l’unica cosa che ti viene in mente di dire? Non pensi a me? Alla nostra storia?
E se non troviamo la via d’uscita? Come facciamo?
Harry: Hai ragione
scusa mi sono fatto prendere dal panico. Comunque riesci a capire dove siamo?
Perché io non vedo altro che un sacco di cespugli davanti a me e basta.
Lola: Già. Neanche
io riesco a capire dove mi trovo; davanti a me c’è una fitta nebbia e vedo
qualcosa in lontananza.
Harry: Prova ad
andare avanti verso quella cosa lì, magari è l’uscita!
Lola: Ok. Ora ci
provo.
Lola: Eccola ormai
la riesco a vedere bene ed è solo un lenzuolo bianco appoggiato su un pezzo di
siepe.
Harry: Ah ok,
cavolo…e ora che facciamo?
Lola: Non lo so, ma
prova a pensare a un modo.
Harry: Secondo te non
lo sto facendo?
Lola: Stai calmo!
Guarda che non sei l’unico ad essere agitato eh!
Harry: Si lo so, hai
ragione scusa.
Lola: Ok non fa
nulla.
Harry: Grazie, ma ora
torniamo a noi; riesci a vedere o anche solo a percepire qualcosa?
Lola: Si, veramente…
Harry: ?
Lola: Non so che mi
succede, ma vedo tutto opaco, ho mal di stomaco e in lontananza vedo qualcosa
di strano…non so cosa ci sia, ma mi preoccupa.
Harry: Beh non ho la
più pallida idea di cosa possa essere, ma prova ad andare a controllare.
Harry: Lola, Lola,
Lola perché non rispondi è da mezz’ora che aspetto una tua risposta, hai visto
qualcosa? Hai trovato qualcosa? Lola rispondi per favore!
Lola: Eccomi
scusa…sono svenuta e non capisco il perché, ora sto continuando a camminare, ma
vedo sempre le stesse cose; è come se girassi intorno ad una casa per
l’ennesima volta…
Harry: Ma che strano
eppure ora vedo anche io qualcosa in lontananza…sembra un uomo…un uomo vecchio,
alto e massiccio.
Lola: Non lo so,
prova ad andargli incontro magari ti dice come arrivare al “traguardo”.
Harry: Ok. Ora provo
ad andargli incontro.
Lola: Ok, ma fai
attenzione.
Harry: Ci sono
vicino, e sì, è proprio un uomo…
Lola: Prova a
parlargli, magari ti dà delle indicazioni.
Harry: Ok, ora vado
poi ti dico
Lola: Ok.
Harry: Eccomi. Ok
sono spaventato come non mai, davvero!
Lola: Perché che ti
ha detto?
Harry: Io gli ho
detto ciao e lui mi ha risposto ciao come ti chiami? Io gli ho risposto che mi
chiamo Harry e poi gli ho chiesto se sapeva dov’era l’uscita; lui mi ha
risposto che non c’era un uscita.
Lola: E poi?
Harry: E poi… e poi
se n’è andato. L
Lola: E ora? Ora che
facciamo?
Harry: Non lo so, io
provo lo stesso ad andare avanti.
Lola: Aspetta un
attimo…vedo qualcosa…qualcosa di marroncino chiaro, sembra una corda e vicino
ad essa sembra che ci sia lo stesso lenzuolo bianco che ho visto prima. Vado a
vedere.
Harry: Ok. Ma mi
raccomando stai attenta!
Lola: Si si ok ciao
a dopo.
Lola: Harry, Harry
appena vedi il messaggio rispondi per favore.
Harry: Eccomi, ma che
succede? Ti vedo preoccupata.
Lola: Ho trovato una
cosa…
Harry: Del tipo?
Lola: Mi trova
davanti a una casa vecchia e malandata, ma non è quella di Mauro… non ci
assomiglia neanche per un muro…allora visto che ero spaventata ho lasciato
perdere e ho provato a proseguire. Più andavo avanti, più mi veniva un mal di
stomaco tremendo. Allora mi sono fermata un attimo. Poi ho deciso di proseguire
e…
Harry: Eh?
Lola: Ho trovato una
corda…
Harry: In che senso
una corda scusa?
Lola: Non so è una
corda semplice, come quelle per le navi, e aveva un grosso nodo…tipo quelli che
si fanno per impiccarsi!
Harry: …e…l’hai
portata con te?
Lola: Si, così
quando torno a casa la tengo per ricordo no?
Harry: Lola, ma sei
scema?
Lola: No, perché?
Harry: Ascoltami…io
so cos’è quella corda, perché era lì e chi l’ha usata.
Lola: E allora dai
forza racconta…
Harry: Non so se
posso.
Lola: Dai ti pregi,
giuro che non la dirò a nessuno!
Harry: Neanche a
Martina?
Lola: Neanche a
Martina!
Harry: Ok, ho fiducia
in te…in pratica io all’inizio non volevo venire in questa casa perché so tutta
la storia, ma l’ho fatto solo per te. Comunque torniamo alla storia: qui viveva
un vecchio signore di 70 anni che si chiamava Mario e lui tutte le mattine
andava a comprare il pane dalla panettiera che c’era davanti a casa sua. Mario
era innamorato pazzo di questa panettiera, Maria, che aveva anche i suoi stessi
anni e aiutava la figlia, Gloria. Un giorno Gloria andò a trovare Mario e lui
gli chiese di sua madre. Gloria arrivò da Mario tutta bagnata sul viso di
lacrime e dolorante. Mario le chiese cosa era successo e lei gli rispose che
lei e Maria avevano avuto un incidente in moto e Maria era morta. Mario allora
impazzì, incominciò a tirare giù mobili, sedie e armati, allora Gloria se andò
subito. Tornò poi la mattina successiva e non trovò più nessuno. Si spaventò e
andò nella camera di Mario. Lui era un collezionista e in mezzo a tutte quelle
scartoffie trovò una corda…la corda che hai trovato tu, e Mario disteso sul
letto…morto. Gloria allora furia di dolore prese la corda e la buttò giù dalla
finestra e fece lo stesso anche con il cadavere. Ecco perché l’hai trovata!
Lola: Wow…davvero
non so che dire…è una storia inquietante, ma anche bella…perché lui in pratica
si è suicidato per amore, giusto?
Harry: Si esatto,
teoricamente sì!
Lola: Povero, ma tu
come fai a sapere tutta la storia nei minimi dettagli?
Harry: Perché me
l’hanno raccontata dei signori che conosco da tempo e che abitavano vicino alla
casa di mio nonno, si esatto vicino, a tre metri proprio…a tre metri.
Lola: Non sembri
avere le idee molto chiare!
Harry: Beh invece ce
le ho chiarissime!
Lola: Ok. Io
proseguo poi ti mando un messaggio appena ho trovato qualcosa ciao!
Harry: Ok, anche io
ciau
Lola: Harry! L
Harry: Dimmi…hai
trovato qualcosa?
Lola: Si! Ma prima
ti devo fare una domanda.
Harry: Certo chiedimi
tutto!
Lola: Ti chiami
Farenait di cognome, vero?
Harry: Si, perché?
Lola: Ok, ciao
Harry: Aspetta Lola,
ma che succede…sei fredda!
Lola è uscita dal gruppo
Harry: No,
Lola…perché sei uscita L??
Harry ha aggiunto Lola nel gruppo: The Best
Lola: Perché mi hai
aggiunto? Io mi ero tolta!
Harry: Perché ti sei
tolta senza motivo!
Lola: O forse un
motivo c’è!
Harry: E allora
spiegamelo…
Lola: Lo vuoi
proprio?
Harry: Cosa?
Lola: Che ti spieghi
il motivo?
Harry: Si!
Lola: Ok, va bene!
Ho trovato un fazzoletto, un orologio, delle sigarette e una coperta ricamata
dentro un baule che per caso era nascosto sotto un cespuglio.
Harry: Wow…che figo…e
quindi qual è il motivo per qui sei così arrabbiata?
Lola: Spiegamelo
tu…visto che su questo baule c’è scritto chiaramente il nome di Harry Farenait
con un pennarello nero!
Harry: …
Lola: E ora? Bravo
non hai neanche niente da dire?
Harry: Si…e solo che
non avresti dovuto vederla…
Lola: Perché scusa?
Harry: Beh
ecco…perché era un segreto!
Lola: Tra chi?
Harry: Tra me e
Mario…
Lola: In che senso
scusa?
Harry: Apri il baule
e prendi la lettera che c’è dentro…e leggila!
Lola: Ok.
Lola: L’ho letta…
Harry: E cosa ne
pensi?
Lola: Beh in realtà
non ho capito molto bene cosa c’era scritto perché era vecchia e certe parole
non c’erano più…
Harry: Peccato perché
sennò avresti capito!
Lola: Ma cosa c’era
scritto in quella lettera di così importante?
Harry: Niente solo il
riassunto della storia di Mario e della sua famiglia!
Lola: E tu la
conosci questa famiglia?
Harry: Beh…in realtà
sì!
Lola: E chi è? Come
si chiama?
Harry: Ecco…
Lola: Ecco…lo so
cosa vuoi dire! Era tuo nonno vero?
Harry: Come fai a
saperlo?
Lola: Sto provando a
rileggere la lettera e c’è scritto: Ciao famiglia Farenait, sono Gloria e vi
scrivo questa lettera per ringraziarvi di tutto…Mario è morto per amore, perché
diciamo che è morto con Maria…vi mando un bacio…e salutatemi il nipote di
Mario, Harry, grazie ciao.
Ecco tutto ciò che c’è scritto…ma perché non
mi hai detto niente di tutto ciò?
Harry: Non era quella
la lettera che intendevo…comunque non volevo, e non potevo!
Lola: Ah sì, e non
potevi neanche dirmi che quando stai con me, stai anche con Gloria?
Harry: No, io non
sono mai stato con Gloria
Lola: Ah davvero? E
questa lettera che ti ha inviato lei cosa vuol dire?
Harry: Quale lettera?
Lola: Ah non te la
ricordi?
Harry: No!
Lola: Bene ora ti
scrivo chiaramente quello che c’è scritto!
Harry: Ok dai…tanto
ti inventerai tutto quindi!
Lola: Ti sembro una
che si inventa le cose?
Harry: Beh…no…vabbè dai
scusa scrivi cosa c’è scritto dai!
Lola: “Ciao
cucciolino mio è da tanto che non ci sentiamo, mi manchi da morire, ho voglia
di rivederti! Harry io ti amo tantissimo e vorrei averti vicino ogni secondo
della mia vita! Baci la tua fidanzata, Gloria!”
E questo come me lo chiami non è neanche
capace a scrivertelo per messaggio…ma bene!
Harry: Si, è capace a scrivere
un messaggio e se sapessi la vera ragione per cui stiamo insieme forse non ti
arrabbieresti così tanto!
Lola: Ah sì? Allora
dai dimmi il vero motivo!
Harry: Non
possooooooooo
Lola: Allora vuol
dire che ami quella stupida e non me
Harry: No, io amo
solo te va bene???
Lola: No, non va
bene, perché è ormai da 4 anni che stiamo insieme e quella lettera te l’ha
scritta quando noi stavamo già insieme…ora o mi dici la verità o ti cancellerò
per sempre dalla mia vita!
Harry: Ok, ok va bene
non ti agitare…mi sono finto di mettere con Gloria per mio nonno…l’ho fatto
solo per lui…per renderlo felice…
Lola: Si certo…e ora
io mi metto con il figlio dell’ex di mia madre (visto che lo ama ancora) solo
per renderla felice, no?
Harry: Ma tu non
capisci…mio nonno per me era come un padre e visto che si è suicidato per amore
e amava Maria è come se lui si fosse fidanzato con lei no?
Lola: No! È
diverso…anzi no non è proprio diverso perché ora sei come tuo nonno! Contento
adesso?
Harry: Come mio
nonno? In che senso?
Lola: Solo…proprio
come lui
Harry: Ma io non sono
solo! Ci sei tu con me…
Lola: Non più!
Harry: Aspetta cosa?
Mi stai…
Lola: Esatto…basta
troppe bugie troppe…non c’è la faccio più! Ti lascio e non scrivermi neanche
più tanto non ti rispondo! Ed ho scoperto tutta la storia del lenzuolo e del
fatto che lei ha buttato tutto giù dalla finestra sai! Ah e eccola evvai io
sono fuori dal labirinto ciao!
Harry: No, aspetta me
la spieghi poi ti lascio stare giuro e non uscire dalla parte est, dove c’è la
nebbia…è pericoloso! Lola! Lola ti prego rispondi!
Lola: È stata tutta
colpa di Gloria! È lei che ha ucciso Mario…è andata lì di notte e l’ha
ucciso…poi per coprire la bugia ha fatto finta che si impiccasse, così se prima
di lei fosse andato qualcun altro non l’avrebbero mai scoperta…tanti, anzi
tutti dicono che è stato Mario, ma in realtà, è stata Gloria a creare quel
labirinto per poi poter buttare dentro l’uomo e prima di buttarlo dentro l’ha
coperto con il lenzuolo e poi non so chi hai incontrato prima…
Harry: Ma come fai a
sapere tutte queste cose?
Lola: Perché a te te
l’ha raccontata Gloria…ma io ero lì quando era successo, davanti alla sua porta
di casa che dovevo consegnare la posta a Mario e ho sentito Gloria che diceva
tutto alla sorella o alla madre o non so più chi era e aveva anche detto che si
metteva con te solo per non essere l’unica sfigata della scuola…ecco
tutto…ciao!
Lola è uscita dal gruppo
Alice Antonucci 3 B
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