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domenica 17 maggio 2015

Millennium Goals

Dopo la fine della seconda guerra mondiale, quasi tutti i paesi del mondo si sono riuniti nell'organizzazione delle nazioni unite (ONU) con lo scopo di conservare la pace nel mondo.
Questo obbiettivo è molto lontano dall'essere raggiunto: dal '45 ad oggi ci sono state guerre sanguinose in tutti i continenti. Il problema è che gli stati, che sono circa 200, non riescono a darsi delle leggi che valgano per tutti e si comportano come bambini egoisti. Gli psicologi, che si occupano della crescita morale e della formazione del carattere, ritengono che ci siano tre stadi di crescita morale:
  1. Il primo stadio viene chiamato “stadio infantile” ed è caratterizzato da egocentrismo e bisogno di un adulto come punto di riferimento.
  2. Il secondo stadio viene chiamato “stadio adolescenziale” durante il quale si condividono i valori del gruppo invece di quelli dei genitori, ai quali non si da più retta a ai quali ci si ribella per aver autonomia.
  3. Il terzo stadio viene chiamato “stadio adulto” caratterizzato da responsabilità e dall'abbandono dell'egoismo, dalla capacità di pensare anche agli altri per poter accettare regole che valgono per tutti.
Con il loro comportamento di aggressione reciproca, gli stati si comportano spesso secondo il primo stadio di sviluppo morale, formando al massimo alleanze che spesso tuttavia generano conflitti. Non esiste un governo universale per il nostro pianeta.

L'assemblea delle nazioni unite ha sede a New York nel palazzo di vetro ed è guidata da un segretario generale e dal consiglio di sicurezza, i cui 5 membri permanenti sono i vincitori della 2^ guerra mondiale: USA, Russia, Cina, Francia e Inghilterra. Nel 1948 L'ONU ha pubblicato una dichiarazione universale sui diritti umani, che riporta gli stessi principi fondamentali della costituzione italiana: il diritto alla vita e alla libertà personale.


Nel 2000, l'ONU ha fissato, per il nuovo millennio otto obbiettivi, per tradurre in fatti concreti i diritti umani. Il primo obbiettivo è quello di sradicare la fame nel mondo e e l'estrema povertà. L'ONU, in particolare si è proposto di dimezzare la percentuale di chi vive con meno di un dollaro al giorno. Nel 2010 questa percentuale si è dimezzata rispetto al 1990, ma purtroppo ci sono ancora un miliardo di persone che soffrono la fame.
Il secondo obbiettivo e quello di dare un educazione primaria (saper leggere e scrivere) a tutti ma soprattutto ai bambini, cioè eliminare l'analfabetismo.
E poi bisognerebbe fare imparare a ragazzi e ragazze a leggere e a scrivere senza fare distinzioni.
Il terzo obbiettivo è quello di promuovere e rafforzare il ruolo delle donne.
Il quarto obbiettivo è quello di ridurre la mortalità infantile: cioè ridurre la mortalità dei bambini entro i 5 anni.
Il quinto obbiettivo è quello di far partorire le mamme in salute, senza farle morire dopo aver partorito per cattive condizioni igieniche ma sopratutto dar loro strutture adeguate e condizioni igieniche “decenti”.
Il sesto obbiettivo è quello di combattere l'AIDS, la malaria e altre malattie gravi; si cerca di fermarle e di ribaltare l'andamento della malattia. Ogni anno ci sono ancora più di due milioni di casi e circa la metà muoiono. Si cerca anche di ottenere vari medicinali per curare la gente più povera.
Il settimo obbiettivo e l'ottavo obbiettivo sono strettamente collegati e riguardano gli scopi più generali dell'ONU cioè la difesa della vita e della pace. Gli stati dovrebbero smettere di farsi la guerra, smettere di comportarsi come bambini egoisti e di spendere somme astronomiche per le armi, puntando invece alla cooperazione e alla difesa dell'ambiente per le future generazione. Il settimo obbiettivo è quello di assicurare la sostenibilità ambientale, evitando che il consumo delle risorse sia maggiore di quanta roba si produce. Dimezzare le popolazioni che sono senza acqua, garantirne per tutti.
Rendere più abitabili le periferie del terzo mondo e ridurre la spazzatura.
L'ultimo obbiettivo vuole insomma che i paesi del mondo la smettano di comportarsi da bambini, di farsi la guerra tra di loro e di spendere soldi in armamenti, ma spenderli per i poveri.



martedì 14 aprile 2015

Gli occhi di un bambino (Alice Antonucci)


E’ il giorno 10 novembre del 1996 ed io, Aurora Paretti, sono sdraiata sul mio comodo letto in camera mia. Sono le 6.00 di mattina e sono già sveglia per colpa del mio fratellino. Ha sei mesi, e di notte piange sempre, ogni notte, alle 3, sempre alle 3.

Sono sempre le 6.00 e il tempo sembra non passare. Guardo l’orologio e vedo che le lancette non avanzano. “Saranno le batterie” penso tra me e me. Allora scendo dal letto, salgo sulla scala, metto a posto l’orologio e quando sto per scendere mi squilla il telefono.

Scendo velocemente le scale, prendo il cellulare: “Anna”.

<<Perché Anna mi chiama a quest’ora?>>

Rispondo:                                                      

<<Auroraaaaaa>>

<<Calma, dimmi, che succede?>>

Perché non sei davanti a scuola?>>

…<Ma sono le 6 del mattino…>>

<<No cara, sono le 8.00>>

Attacco veloce la chiamata, mi vesto e inizio a correre verso la fermata.

Appena arrivo mi fermo per riprendere fiato, guardo l’ora: le 8.10; “Sono arrivata in tempo!” Penso.

Arriva il bus, salgo e mi vado a sedere. Dopo un po’ mi accorgo di essere vicino ad un ragazzo; mi giro e noto che, essendo nuovo, è bellissimo.

<<Ciao>> Gli dico, ma lui non risponde, allora decido di dargli una pacca sulla spalla.

Lui si gira di scatto e mi guarda storto. Lo vorrei distogliere lo sguardo, ma non ci riesco; mi sono innamorata di lui, ma soprattutto dei suoi bellissimi occhi verdi che si abbinano perfettamente a quelle lentiggini in faccia e a quei rossi capelli mossi.

Con una vocina melodica mi scuso <<Ciao, scusami per la pacca, ma non rispondevi e visto che sei nuovo, volevo fare amicizia con te!>>

Lui accetta le mie scuse, iniziamo a parlare e appena arriviamo a scuola lui mi chiede:

<<Ascolta Aurora…sei stata l’unica ragazza che mi si è avvicinata perché, sai, molte mi dicono che mi puzza l’alito…>>

Em… io purtroppo ho problemi con il naso, perché a due anni mi avevano operato al naso ed ora non sento più gli odori, neanche l’odore del cioccolato.

Visto che mi dispiace per lui ho fatto finta di niente, non ho voluto dirgli la verità, ma va bene così.

Un altro faticoso giorno di scuola è passato, ritorno a casa e trovo mia mamma che piange.

Le vado incontro, mi siedo vicino a lei e le chiedo.<< Mamma ma che succede? Ti vedo triste e…>> Non mi ha dato neanche il tempo di rispondere che mi tira un ceffone in faccia.

Io mi arrabbio e me ne vado in giardino, fregandomene di tutto e di tutti. DA lontano vedo un cane randagio, ho paura e incomincio ad urlare.

Mia mamma mi sente, scende, viene in giardino e mi da un altro schiaffo.

<<Scema!>> Le urlo, le tiro un pugno in faccia e lei cade a terra come una pera cotta.

Mene torno in casa piangendo.

Mi sdraio sul letto e guardo l’ora: le 3 di notte…

“Ma è impossibile” penso; è pomeriggio!

Sto per la terza volta per cambiare l’ora, ma sento mio fratello piangere, Per sbaglio faccio cadere l’orologio, cade e si rompe.

Vado a vedere mio fratello. Roby, che è steso per terra a pancia in giù e piange. Lo alzo, lo rimetto nel suo lettino e ritorno in camera mia, salgo sulle scale per togliere il chiodo e quando poggio il piede sull’ultimo gradino, la scala inizia a muoversi e dopo pochi secondi qualcuno mi spinge e mi butta a terra.

Mi sveglio con una musica bellissima, che mi fa rilassare, apro gli occhi emi trovo sdraiata su un lettino, con sopra una piccola lucina e intorno un flacone di flebo, con dentro del liquidi giallastro e un filo che prosegue fino al mio braccio.

<<Come stai?>> Mi chiede ad un tratto una signora vestita di bianco.

>>Sto bene, ma cosa è successo, perché sono in ospedale?>>

<<Sei caduta dalle scale, hai battuto forte la testa e ti abbiamo dovuto operare!>> Provo a sentire le parole che mi sta dicendo, ma non ci riesco; vedo tutto sfocato e sono molto confusa.

Mi alzo dal letto per andare da mia mamma, che è seduta in sala d’aspetto.

Prendo il flacone di flebo per portarlo con me e inizio a camminare…

Attraverso il corridoi e vedo cose che i miei occhi non avevano mai visto: c’erano persone anziane con la carrozzina, altre camminavano zoppe. Poi donne che sorridevano per l’arrivo di un nuovo individuo che potrebbe cambiare il mondo, ma anche donne che piangevano disperate sulla spalla di un uomo per non so cosa… e poi c’erano i bambini con quelle minuscole labbra sempre girate all’insù e quei minuscoli occhi spalancati, pieni di dolore e tristezza, ma che in fondo, in fondo nascondono più gioia e felicità di un bambino che incontri al parco giochi. E pur essendo pelati o andando in giro con la flebo, hanno sempre un sorriso stampato in faccia, che ti trasmettono allegria. Grazie a loro ho capito cosa voglio fare da grande.


Caro fratellino, questa lettere l’avrei voluta scrivere più avanti, ma non c’è l’ho fatta.

Volevo iniziare col dirti che sei fantastico ed io avrei voluto insegnarti molte cose, ma purtroppo non ci riesco.

Non so quanti anni avrai quando leggerai, ma voglio che tu sappia che ora io sono qui, sdraiata su un lettino bianco, con solo un camice addossi e mille aggeggi nel braccio. Un posto buoi, dove la luce penetra a malapena dalle persiane; un posto cove, grazie agli occhi di un bambino, puoi ritrovare la felicità!

Io ti consiglio di fare il medico da grande perché, fida...

 

FINE ALICE ANTONUCCI.

 

 

sabato 11 aprile 2015

"La malora" di Beppe Fenoglio (prima parte)




LA MALORA
 

“La malora” è un romanzo di Beppe Fenoglio, il più famoso scrittore del neo-realismo italiano.

Nel neo-realismo non si raccontano fatti inventati, favole o fantasie, ma ci si ispira alla vita di tutti i giorni; fatti reali che vanno spesso a finire male, e non vogliono far dimenticare la realtà. Non vogliono trasportarci in un mondo di fiabe, ma far riflettere sulla realtà dando, a volte, anche fastidio.

 

Il libro parla di un ragazzino, Agostino, perseguitato dalla sfortuna e, all’inizio, racconta la scena del funerale del padre, per sottolineare la sfortuna del ragazzo.

Dopo il funerale, Agostino, vuole buttarsi nel fiume, ma per fortuna si fa coraggio, torna dal padrone e pensa a tutte le sfortune della famiglia.

La sua famiglia non è una delle più povere ma poi, a causa di un debito del padre, si impoveriscono e sono costretti a vendere un pezzo di terra.

Dopo un po’ si impoveriscono sempre di più, a tal punto da non poter comprare neanche più i fiammiferi e quindi sono costretti a chiedere ai vicini di accendergli il lume.

La madre, anche se molto vecchia, decide di andare in pellegrinaggio per chiedere grazia in un santuario.

Il figlio maggiore, Stefano, viene estratto per andare a fare il militare e rimane via per un anno. Stefano è contento di andare a fare il militare, ma il padre no, perché sa che gli mancherà tantissimo.

Quando Stefano torna non ha più voglia di lavorare la terra e il padre tanto meno; così l’azienda fallisce.

Emilio, un altro fratello di Agostino, viene costretto ad andare in seminario per ripagare il debito del padre.

Nonostante tutto ciò la situazione dei debiti non sembra migliorare e allora il padre decide di “vendere” Agostino come garzone a Tobia.

A questo punto Agostino si ritrova a lavorare in un posto lontano da casa, con una nuova famiglia: Tobia; la moglie, che lo tratta come se fosse suo figlio, e altri tre figli.

Uno dei tre figli è una femmina, Ginotta, che deve sposarsi con uno che non ha mai visto (un matrimonio combinato).

Agostino va ad Alba con Tobia e ne approfitta per andare a trovare suo fratello in seminario. Quando arriva da lui lo trova triste ed affamato.

Intanto Ginotta deve sposarsi con Amabile il quale, però, chiede più soldi a Tobia, lui non accetta e annulla il matrimonio.

Pare che a lei non interessi molto Amabile, e quindi si sposa con un altro.     

Al matrimonio ci fu un pranzo da re. Tobia si ubriaca così tanto che mentre va a fare pipì cede nel fosso.

Intanto la madre in cucina prega contro il muro perché sua figlia sia felice, mentre Ginotta sale sul carretto salutando a malincuore la famiglia.

Il padre di Agostino scivola sul ghiaccio, cade in un pozzo e muore. Agostino va al funerale, pentito di non essere più riuscito a vedere suo padre.

Uno dei figli di Tobia, Baldino, era forte a giocare a carte e per guadagnare soldi, ogni sera, organizza una piccola bisca nella stalla, dove si radunano giovani per giocare.

Uno dei ragazzi che vanno a giocare da Tobia è Mario Bernasca, che diventa da subito un buon amico di Agostino.

Mario e Agostino diventano molto amici, perché stanno avendo una vita simile. Mario cerca di convincere Agostino a lasciare i loro padroni, per trovare lavoro ad Alba.

All’inizio Agostino era d’accordo, ma non convinto. Alla fine non è sicuro e quindi Mario se ne va e non si fa più vedere nella casa di Tobia.

La storia della nonna bambina (Alice Antonucci)













lunedì 23 febbraio 2015

Una storia finita per colpa di un labirinto... (Alice Antonucci)


Una storia finita per colpa di un labirinto…

Una coppia di ragazzini si è avventurata in una casa abbandonata di un signore, Mauro, che si è impiccato 4 anni fa e vicino ad essa c’è un labirinto che aveva costruito Mauro con le sue mani…

Lola: Harry ma dove sei finito? Non ti trovo più L

Martina: Ma cosa è successo Lola?

Lola: Niente lascia stare…

Martina: Dai ti prego, lo sai che sono curiosa L

Harry: Lola non so bene dove mi trovo…sono agitato e non riesco a pensare scusami…invece tu dove ti trovi?

Lola: Io sono in mezzo a un mucchio di cespugli…e davanti a me si sta formando un sacco di nebbia; ma non capisco il perché!

Martina: Vabbè ho capito…esco dal gruppo visto che non mi rispondete neanche L

Martina è uscita dal gruppo

Lola: Harry Marty è uscita dal gruppo…andiamo in chat privata?

Harry: No vabbè dai stiamo qua tanto non legge nessuno oltre a noi. J

Lola: si hai ragione ;)

Harry: Non avremo mai dovuto metterci in sto pasticcio…e ora come facciamo? Mia mamma oggi cucinava i biscotti e io voglio uscire per mangiarli…

Lola: È questa l’unica cosa che ti viene in mente di dire? Non pensi a me? Alla nostra storia? E se non troviamo la via d’uscita? Come facciamo?

Harry: Hai ragione scusa mi sono fatto prendere dal panico. Comunque riesci a capire dove siamo? Perché io non vedo altro che un sacco di cespugli davanti a me e basta.

Lola: Già. Neanche io riesco a capire dove mi trovo; davanti a me c’è una fitta nebbia e vedo qualcosa in lontananza.

Harry: Prova ad andare avanti verso quella cosa lì, magari è l’uscita!

Lola: Ok. Ora ci provo.

Lola: Eccola ormai la riesco a vedere bene ed è solo un lenzuolo bianco appoggiato su un pezzo di siepe.

Harry: Ah ok, cavolo…e ora che facciamo?

Lola: Non lo so, ma prova a pensare a un modo.

Harry: Secondo te non lo sto facendo?

Lola: Stai calmo! Guarda che non sei l’unico ad essere agitato eh!

Harry: Si lo so, hai ragione scusa.

Lola: Ok non fa nulla.

Harry: Grazie, ma ora torniamo a noi; riesci a vedere o anche solo a percepire qualcosa?

Lola: Si, veramente…

Harry: ?

Lola: Non so che mi succede, ma vedo tutto opaco, ho mal di stomaco e in lontananza vedo qualcosa di strano…non so cosa ci sia, ma mi preoccupa.

Harry: Beh non ho la più pallida idea di cosa possa essere, ma prova ad andare a controllare.

Harry: Lola, Lola, Lola perché non rispondi è da mezz’ora che aspetto una tua risposta, hai visto qualcosa? Hai trovato qualcosa? Lola rispondi per favore!

Lola: Eccomi scusa…sono svenuta e non capisco il perché, ora sto continuando a camminare, ma vedo sempre le stesse cose; è come se girassi intorno ad una casa per l’ennesima volta…

Harry: Ma che strano eppure ora vedo anche io qualcosa in lontananza…sembra un uomo…un uomo vecchio, alto e massiccio.

Lola: Non lo so, prova ad andargli incontro magari ti dice come arrivare al “traguardo”.

Harry: Ok. Ora provo ad andargli incontro.

Lola: Ok, ma fai attenzione.

Harry: Ci sono vicino, e sì, è proprio un uomo…

Lola: Prova a parlargli, magari ti dà delle indicazioni.

Harry: Ok, ora vado poi ti dico

Lola: Ok.

Harry: Eccomi. Ok sono spaventato come non mai, davvero!

Lola: Perché che ti ha detto?

Harry: Io gli ho detto ciao e lui mi ha risposto ciao come ti chiami? Io gli ho risposto che mi chiamo Harry e poi gli ho chiesto se sapeva dov’era l’uscita; lui mi ha risposto che non c’era un uscita.

Lola: E poi?

Harry: E poi… e poi se n’è andato. L

Lola: E ora? Ora che facciamo?

Harry: Non lo so, io provo lo stesso ad andare avanti.

Lola: Aspetta un attimo…vedo qualcosa…qualcosa di marroncino chiaro, sembra una corda e vicino ad essa sembra che ci sia lo stesso lenzuolo bianco che ho visto prima. Vado a vedere.

Harry: Ok. Ma mi raccomando stai attenta!

Lola: Si si ok ciao a dopo.

Lola: Harry, Harry appena vedi il messaggio rispondi per favore.

Harry: Eccomi, ma che succede? Ti vedo preoccupata.

Lola: Ho trovato una cosa…

Harry: Del tipo?

Lola: Mi trova davanti a una casa vecchia e malandata, ma non è quella di Mauro… non ci assomiglia neanche per un muro…allora visto che ero spaventata ho lasciato perdere e ho provato a proseguire. Più andavo avanti, più mi veniva un mal di stomaco tremendo. Allora mi sono fermata un attimo. Poi ho deciso di proseguire e…

Harry: Eh?

Lola: Ho trovato una corda…

Harry: In che senso una corda scusa?

Lola: Non so è una corda semplice, come quelle per le navi, e aveva un grosso nodo…tipo quelli che si fanno per impiccarsi!

Harry: …e…l’hai portata con te?

Lola: Si, così quando torno a casa la tengo per ricordo no?

Harry: Lola, ma sei scema?

Lola: No, perché?

Harry: Ascoltami…io so cos’è quella corda, perché era lì e chi l’ha usata.

Lola: E allora dai forza racconta…

Harry: Non so se posso.

Lola: Dai ti pregi, giuro che non la dirò a nessuno!

Harry: Neanche a Martina?

Lola: Neanche a Martina!

Harry: Ok, ho fiducia in te…in pratica io all’inizio non volevo venire in questa casa perché so tutta la storia, ma l’ho fatto solo per te. Comunque torniamo alla storia: qui viveva un vecchio signore di 70 anni che si chiamava Mario e lui tutte le mattine andava a comprare il pane dalla panettiera che c’era davanti a casa sua. Mario era innamorato pazzo di questa panettiera, Maria, che aveva anche i suoi stessi anni e aiutava la figlia, Gloria. Un giorno Gloria andò a trovare Mario e lui gli chiese di sua madre. Gloria arrivò da Mario tutta bagnata sul viso di lacrime e dolorante. Mario le chiese cosa era successo e lei gli rispose che lei e Maria avevano avuto un incidente in moto e Maria era morta. Mario allora impazzì, incominciò a tirare giù mobili, sedie e armati, allora Gloria se andò subito. Tornò poi la mattina successiva e non trovò più nessuno. Si spaventò e andò nella camera di Mario. Lui era un collezionista e in mezzo a tutte quelle scartoffie trovò una corda…la corda che hai trovato tu, e Mario disteso sul letto…morto. Gloria allora furia di dolore prese la corda e la buttò giù dalla finestra e fece lo stesso anche con il cadavere. Ecco perché l’hai trovata!

Lola: Wow…davvero non so che dire…è una storia inquietante, ma anche bella…perché lui in pratica si è suicidato per amore, giusto?

Harry: Si esatto, teoricamente sì!

Lola: Povero, ma tu come fai a sapere tutta la storia nei minimi dettagli?

Harry: Perché me l’hanno raccontata dei signori che conosco da tempo e che abitavano vicino alla casa di mio nonno, si esatto vicino, a tre metri proprio…a tre metri.

Lola: Non sembri avere le idee molto chiare!

Harry: Beh invece ce le ho chiarissime!

Lola: Ok. Io proseguo poi ti mando un messaggio appena ho trovato qualcosa ciao!

Harry: Ok, anche io ciau

Lola: Harry! L

Harry: Dimmi…hai trovato qualcosa?

Lola: Si! Ma prima ti devo fare una domanda.

Harry: Certo chiedimi tutto!

Lola: Ti chiami Farenait di cognome, vero?

Harry: Si, perché?

Lola: Ok, ciao

Harry: Aspetta Lola, ma che succede…sei fredda!

Lola è uscita dal gruppo

Harry: No, Lola…perché sei uscita L??

Harry ha aggiunto Lola nel gruppo: The Best

Lola: Perché mi hai aggiunto? Io mi ero tolta!

Harry: Perché ti sei tolta senza motivo!

Lola: O forse un motivo c’è!

Harry: E allora spiegamelo…

Lola: Lo vuoi proprio?

Harry: Cosa?

Lola: Che ti spieghi il motivo?

Harry: Si!

Lola: Ok, va bene! Ho trovato un fazzoletto, un orologio, delle sigarette e una coperta ricamata dentro un baule che per caso era nascosto sotto un cespuglio.

Harry: Wow…che figo…e quindi qual è il motivo per qui sei così arrabbiata?

Lola: Spiegamelo tu…visto che su questo baule c’è scritto chiaramente il nome di Harry Farenait con un pennarello nero!

Harry: …

Lola: E ora? Bravo non hai neanche niente da dire?

Harry: Si…e solo che non avresti dovuto vederla…

Lola: Perché scusa?

Harry: Beh ecco…perché era un segreto!

Lola: Tra chi?

Harry: Tra me e Mario…

Lola: In che senso scusa?

Harry: Apri il baule e prendi la lettera che c’è dentro…e leggila!

Lola: Ok.

Lola: L’ho letta…

Harry: E cosa ne pensi?

Lola: Beh in realtà non ho capito molto bene cosa c’era scritto perché era vecchia e certe parole non c’erano più…

Harry: Peccato perché sennò avresti capito!

Lola: Ma cosa c’era scritto in quella lettera di così importante?

Harry: Niente solo il riassunto della storia di Mario e della sua famiglia!

Lola: E tu la conosci questa famiglia?

Harry: Beh…in realtà sì!

Lola: E chi è? Come si chiama?

Harry: Ecco…

Lola: Ecco…lo so cosa vuoi dire! Era tuo nonno vero?

Harry: Come fai a saperlo?

Lola: Sto provando a rileggere la lettera e c’è scritto: Ciao famiglia Farenait, sono Gloria e vi scrivo questa lettera per ringraziarvi di tutto…Mario è morto per amore, perché diciamo che è morto con Maria…vi mando un bacio…e salutatemi il nipote di Mario, Harry, grazie ciao.

Ecco tutto ciò che c’è scritto…ma perché non mi hai detto niente di tutto ciò?

Harry: Non era quella la lettera che intendevo…comunque non volevo, e non potevo!

Lola: Ah sì, e non potevi neanche dirmi che quando stai con me, stai anche con Gloria?

Harry: No, io non sono mai stato con Gloria

Lola: Ah davvero? E questa lettera che ti ha inviato lei cosa vuol dire?

Harry: Quale lettera?

Lola: Ah non te la ricordi?

Harry: No!

Lola: Bene ora ti scrivo chiaramente quello che c’è scritto!

Harry: Ok dai…tanto ti inventerai tutto quindi!

Lola: Ti sembro una che si inventa le cose?

Harry: Beh…no…vabbè dai scusa scrivi cosa c’è scritto dai!

Lola: “Ciao cucciolino mio è da tanto che non ci sentiamo, mi manchi da morire, ho voglia di rivederti! Harry io ti amo tantissimo e vorrei averti vicino ogni secondo della mia vita! Baci la tua fidanzata, Gloria!”

E questo come me lo chiami non è neanche capace a scrivertelo per messaggio…ma bene!

Harry: Si, è capace a scrivere un messaggio e se sapessi la vera ragione per cui stiamo insieme forse non ti arrabbieresti così tanto!  

Lola: Ah sì? Allora dai dimmi il vero motivo!

Harry: Non possooooooooo

Lola: Allora vuol dire che ami quella stupida e non me

Harry: No, io amo solo te va bene???

Lola: No, non va bene, perché è ormai da 4 anni che stiamo insieme e quella lettera te l’ha scritta quando noi stavamo già insieme…ora o mi dici la verità o ti cancellerò per sempre dalla mia vita!

Harry: Ok, ok va bene non ti agitare…mi sono finto di mettere con Gloria per mio nonno…l’ho fatto solo per lui…per renderlo felice…

Lola: Si certo…e ora io mi metto con il figlio dell’ex di mia madre (visto che lo ama ancora) solo per renderla felice, no?

Harry: Ma tu non capisci…mio nonno per me era come un padre e visto che si è suicidato per amore e amava Maria è come se lui si fosse fidanzato con lei no?

Lola: No! È diverso…anzi no non è proprio diverso perché ora sei come tuo nonno! Contento adesso?

Harry: Come mio nonno? In che senso?

Lola: Solo…proprio come lui

Harry: Ma io non sono solo! Ci sei tu con me…

Lola: Non più!

Harry: Aspetta cosa? Mi stai…

Lola: Esatto…basta troppe bugie troppe…non c’è la faccio più! Ti lascio e non scrivermi neanche più tanto non ti rispondo! Ed ho scoperto tutta la storia del lenzuolo e del fatto che lei ha buttato tutto giù dalla finestra sai! Ah e eccola evvai io sono fuori dal labirinto ciao!

Harry: No, aspetta me la spieghi poi ti lascio stare giuro e non uscire dalla parte est, dove c’è la nebbia…è pericoloso! Lola! Lola ti prego rispondi!

Lola: È stata tutta colpa di Gloria! È lei che ha ucciso Mario…è andata lì di notte e l’ha ucciso…poi per coprire la bugia ha fatto finta che si impiccasse, così se prima di lei fosse andato qualcun altro non l’avrebbero mai scoperta…tanti, anzi tutti dicono che è stato Mario, ma in realtà, è stata Gloria a creare quel labirinto per poi poter buttare dentro l’uomo e prima di buttarlo dentro l’ha coperto con il lenzuolo e poi non so chi hai incontrato prima…

Harry: Ma come fai a sapere tutte queste cose?

Lola: Perché a te te l’ha raccontata Gloria…ma io ero lì quando era successo, davanti alla sua porta di casa che dovevo consegnare la posta a Mario e ho sentito Gloria che diceva tutto alla sorella o alla madre o non so più chi era e aveva anche detto che si metteva con te solo per non essere l’unica sfigata della scuola…ecco tutto…ciao!   

Lola è uscita dal gruppo

Alice Antonucci 3 B