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giovedì 19 gennaio 2012

Vacanze di Natale (II)


Le mie vacanze di Natale le ho passate in Basilicata, a casa di mia nonna, la madre di mio padre.
Siamo partiti il 23 Dicembre di mattina e siamo arrivati di pomeriggio. Mia nonna abita in un paesino, in un quartiere di stile vecchio, cioè le case sono molto basse, fatte in pietra e tutte attaccate una all’altra. Le strade sono molto strette, fatte tutte di salite e discese, e sono poco asfaltate.
Giù le abitudini di vita sono molto diverse dalle nostre, per esempio si pranza dopo le 2:00 e si va a letto molto tardi. Io passavo le giornate insieme ai miei cugini, giocando e uscendo. Una cosa che non mi è piaciuta molto è che ho visto poche case con le luci di Natale e pochi alberi di Natale; sembrava che la gente non avesse voglia di festeggiarlo, perché anche lì non c’è più lavoro. Il pomeriggio, visto che si pranzava tardi, dopo si giocava a tombola e cucù: fortunatamente ho vinto qualche soldo.
Il giorno di Natale lo abbiamo passato in famiglia a casa di mia nonna, e così è stato pure per la viglilia. Abbiamo mangiato dalle 3:15 alle 5:30 ed era tutto a base di pesce.
Invece a capodanno eravamo sempre in famiglia, però a casa di mia zia. A mezzanotte abbiamo brindato a poi subito abbiamo fatto scoppiare i petardi.
Poi abbiamo aperto il discorso sull’Epifania, e i miei parenti ci hanno raccontato una leggenda in merito a questa festa. Nell’antichità si credeva che il 1° novembre tutte le anime dei defunti escono dal cimitero e vagano per la città fino al giorno dell’Epifania, che essendo l’ultima festa, hanno l’obbligo di rientrare entro la mezzanotte. Le famiglie dei defunti lasciano le tavole apparecchiate perché si dice che i defunti prima di rientrare al cimitero passino dalle case dei loro cari.
Ma questo è solo un vecchio detto.
Il 3 gennaio siamo tornati a casa a Torino.

Vacanze di Natale



Le vacanze di Natale vengono chiamate così perché uno si dovrebbe rilassare, divertire senza pensare a nient’altro. Non è così perché ci sono i compiti da fare, i parenti a cui far visita per gli auguri: e quest’anno mi è venuta la febbre e un gran mal di gola.
La vigilia di Natale, come tradizione, vado da mia nonna a Scalenghe con tutti i cugini: è bello perché riceviamo molti regali e ridiamo e scherziamo tutta la sera.
Alle 11:15 sono agitato perché devo andare in chiesa a fare il chierichetto con Gianni, un mio amico, per la messa di mezzanotte. Quindi l’attesa è stata lunga e fredda in quanto il Don accende sempre all’ultimo.
Puntuale come un orologio svizzero, mia sorella alla mattina di Natale sveglia tutta la famiglia alle otto per aprire i molti regali trovati sotto l’albero. Qui andiamo sul sicuro, ci sono regali meravigliosi e che desideravamo: maglie, giocattoli o giochi per la WII.
La giornata si fa dura: pranzo infinito con gli zii, nonni e cugina alla lontana, pacchetti, pacchettini di vario tipo, il solito pigiama non da 12 anni ma extralarge, che probabilmente lo indosserò tra 10 anni. Infine quest’anno la zia di mio padre, che si ostina sempre a regalarmi qualcosa, è arrivata con un pacco diverso: non i soliti pennarelli o i jeans, ma peggio, molto peggio: una felpa con due pon pon e una stampa di un animale rosa, tutto rosa. Io non sapevo cosa dire, speravo di aver aperto il pacco di mia sorella, ma invece no!!!
Fortunatamente c’è ancora capodanno che passerò con dei miei amici; però in questi giorni devo finire i compiti perché dopo capodanno vado in Toscana e poi faccio un torneo a Torino.