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sabato 9 maggio 2015
mercoledì 25 febbraio 2015
Racconto fantasy (Noemi Gioannini)
Gioannini Noemi
Racconto fantasy
Era
una sera d’estate, circa le 8:00, il sole stava già tramontando e un mio caro
amico, Jason, stava ritornando a casa a piedi dal suo solito allenamento di
calcio.
Casa
sua era vicina al palazzetto, ma prima di arrivarci doveva attraversare un
boschetto che quando si faceva sera era molto inquietante, perché c’era gente
che diceva che c’erano delle strane creature lì nascoste, quindi Jason si mise
a correre per raggiungere il boschetto prima che il sole calasse.
Per la
strada incontrò una sua amica, Ilaria, che lo fermò per parlare un po’, solo
che lui non osò dirle che non poteva fermarsi perché aveva paura del boschetto,
quindi si fermò.
Dato
che era da un po’ di tempo che non si vedevano Ilaria aveva tante cose da
dirgli, non la smetteva più di parlare e a Jason veniva il magone solo a
pensare che se faceva tardi doveva attraversare quel boschetto tutto solo e al
buio.
Finalmente
Ilaria lo salutò e andò via perché iniziò veramente a farsi tardi anche per
lei.
Il
sole era già praticamente calato e Jason sapeva già che non riusciva ad
attraversarlo con ancora la luce, ma ci provò. Corse a più non posso, ma il
boschetto era ancora troppo lontano. Arrivato davanti al boschetto, si fermò un
attimo. Aveva troppa paura.
Tirò
fuori il cellulare dalla tasca dei pantaloni per vedere l’ora, ed erano già la
9.45. Rimase spiazzato, non ci poteva credere che era così tardi.
Voleva
accendere la torcia del cellulare per fare un po’ di luce, ma non poteva perché
aveva la batteria al 15% e rischiava di spegnersi, quindi pensò di chiamare sua
madre per dirle di non preoccuparsi e che arrivava più tardi a cena perché
l’allenamento era finito più tardi.
Dopo
la telefonata con molta paura si inoltrò nel boschetto. Tutto stava andando per
il meglio e Jason vedendo che non succedeva niente si tranquillizzò.
Dopo
un po’ di minuti però sentì un forte fruscio di foglie che proveniva da dietro
di lui, si girò di scatto e vide che era solamente una lepre un po’ più grande
del normale. Il cellulare era al limite, era al 5% di batteria e Jason iniziò a
preoccuparsi sul serio perché a parte la luce se succedeva qualcosa poteva
chiamare a casa e se invece si spegneva non poteva più fare niente.
Andò
ancora avanti per qualche minuto fino a quando il cellulare si spense del
tutto. A Jason prese il panico come non mai, non sapeva cosa fare, quindi
iniziò a correre. Dopo un po’ capì che qualcuno lo stava seguendo, ma non si
fermò, anzi corse ancora più in fretta.
Qualche
istante dopo degli uomini un po’ strani, (diciamo un bel po’ strani) lo
fermarono. Jason pensava che fossero alieni, infatti qualche minuto dopo loro
si presentarono e ne ebbe la conferma. Erano ALIENI.
Venuti
sulla terra da un pianeta estraneo più lontano dell’ultimo pianeta del sistema
solare, completamente di un'altra galassia, per sapere qualcosa su altri esseri
viventi. Non volevano attaccare, fare guerra o nessun’altra cosa del genere,
volevano semplicemente esplorare gli umani da vicino.
L’hanno
catturato e portato sul loro pianeta chiamato, Cangiunac, un nome alieno direi.
Jason stette lì almeno per una settimana, perché bombardato di domande alcune
un po’ strane.
Jason
si stava abituando a star con loro perché capì che erano innocui, alcune volte
divertenti, anche perché non essendo ben capaci a parlare l’italiano facevano
ridere.
Jason
era anche felice per il fatto che essendo nello spazio poteva volare, cosa che
avrebbe voluto fare da sempre, però da un parte gli mancava la famiglia.
Le
cose sulla terra, per la famigli di Jason non andavano affatto bene. Jason non
si vedeva da giorni, la mamma era già esasperata perché aveva già chiamato la
polizia per ritrovarlo, ma niente.
Dopo
due giorni di interrotte ricerche la mamma chiama la polizia per dirgli che
Jason era finalmente tornato a casa e che finalmente le ricerche potevano
fermarsi.
Arrivato
a casa la famiglia gli chiese spiegazioni, di dov’era stato, di cosa aveva
fatto e così via. Jason gli spiegò tutto quello che era successo, che ha visto
gli alieni, che è stato nello spazio, che gli hanno fatto un sacco di domande,
che volava ecc…
La
famiglia era felicissima che fosse tornato a casa, però non riusciva a credere
a quello che diceva Jason.
Quando
ritornò a scuola, a calcio, in pratica quando ritornò alla vita di prima,
raccontò tutto ai suoi amici che però pure loro non gli credettero, quindi
Jason pensò che tutti i suoi amici non avevano fiducia in lui.
Alla
fine Jason si fece amico con gli alieni e adesso tutte le sere passa nel
boschetto a trovarli senza avere paura, cosi ogni tanto quando è triste si può andare
a divertire nello spazio.
L'uomo del piccone (Noemi Gioannini)
L’uomo del piccone
Erano gli ultimi
giorni di scuola, Michael era per l’ennesima volta di quel giorno, e di
quell’anno, preso di mira dai bulli, o meglio dalle bulle, della scuola. Lui
era malato mentalmente e spesso aveva delle crisi nervose. Diceva sempre che si
sarebbe vendicato ma Rose e Lisa lo ignorarono, ma non sapevano quello che le
aspettava…
Diversi anni
dopo, non si seppe più nulla di quello svitato che aveva giurato vendetta, fino
a quel giorno di dicembre. Al telegiornale si parlava di un uomo che era a New
York in cerca di vittime, almeno così si diceva in giro. Probabilmente era
proprio Michael, ma non si seppe dato che era stato già avvistato ed era
coperto con maschera anti gas e armato di piccone. Di sicuro si pensava a un
criminale qualunque che voleva avere la sua ascesa. Non si sapeva.
Giorni dopo il
telegiornale disse che i poliziotti avevano avvistato l’uomo nel paese dove
vivevano Lisa e Rose. In quei giorni si respirava aria di inquietudine; le
mamme dei bambini spesso non mandavano i figli a scuola e si facevano mandare a
casa cibi in scatola per non andare a fare la spesa. La città era terrorizzata.
Un giorno, quello
che Lisa e Rose, vicine di casa dalla nascita, non avevano mai pensato si
avverò e ci fu un avviso di minacce con lettere e chiamate. Spesso le lettere
dicevano:
Siete state avvisate in passato.
Ero sempre triste con le vostre
chiacchiere ma ora è
tempo di passare ai fatti. Addio.
Le due amiche
erano terrorizzate al solo pensiero di essere prese di mira. E come tutti,
andarono in commissariato: “Signore abbiamo paura. Abbiamo avuto minacce di
morte!”
“Lo so signorina
stiamo facendo tutto il possibile per arrestarlo”.
Ma le minacce
continuavano. Avevano paura.
Giorni dopo ci fu
la dimostrazione del suo potere. Lisa entrò in casa di fretta, preoccupata. Ad
un certo punto il corpo era là, impiccato con i cavi della luce sul lampadario.
Era Fred, il ragazzo di Lisa. La sua gamba era piena di sangue. Sul muro c’era
un messaggio scritto con il suo sangue e diceva:
Non è ancora finita
Arrivò la polizia
ad indagare. C’erano tracce del maniaco. Era certo, era lui.
Il weekend fu
tranquillo ma il lunedì ci fu un altro omicidio. Allo stesso modo di quello
precedente e con la stessa scritta. Solo che questa volta, la vittima fu il
ragazzo di Rose.
Parecchia gente
si trasferiva e andava nella c0sta opposta degli Stati Uniti. Anche le due
amiche si volevano trasferire. Ma non avevano i soldi, poiché c’era crisi e non
volevano uscire di casa con quel pazzo omicida in giro. Dato che non si potevano
trasferire, le due amiche pensarono di far benedire la casa.
Del maniaco non
si seppe più nulla per due settimane, magari non aveva più voglia di impiccare
gente o forse aspettava solo il momento giusto dato che la casa era sotto
sorveglianza. La polizia disse che la casa sarebbe stata sotto sorveglianza con
delle telecamere. Ma il killer era sempre in agguato nella notte.
Il secondo e il
terzo omicidio furono in una sera sola. Fu terribile. Toccò di nuovo alla
famiglia di Lisa. Michael aveva preso più picconi e aveva infilzato con essi la
mandibola del padre e della madre e una volta uccisi li appese alla porta e con
un coltello da cucina tagliò la pancia e tolse gli organi che mise sulla
panchina di fronte alla villa. Sta volta non lasciò alcun messaggio. Si sapeva
chi erano i prossimi: i genitori di Rose. I poliziotti chiamarono doppie
guardie per sorvegliare la casa poiché le telecamere erano state distrutte con
proiettili da lontana distanza.
Passarono giorni e
settimane e la gente era ancora diminuita e di tanto.
I genitori di
Rose furono uccisi in una maniera diversa. Erano distesi per terra, nel salone,
però avevano facce diverse. Infatti il killer aveva tagliato braccia e gambe a
i genitori di Rose, però con ago e filo li aveva rimessi insieme solo
mischiati. Infatti il padre aveva braccia della madre e viceversa. La scena era
orribile.
Lisa e Rose
pensavano che erano destinate alla morte. Però Michael aveva lasciato sempre
tracce a ogni delitto. Gli inquirenti erano sempre più vicini al killer per
arrestarlo. Ma al killer mancavano solo due omicidi.
Per l’ennesima
volta non si fece vivo per mesi. E quindi pensavano che non avrebbe più fatto
omicidi e che la vendetta sarebbe stata compiuta, ma come tutte le altre volte
era in agguato.
Rose e Lisa erano
al supermercato, l’unico aperto della città. C’era poca gente. Era il momento
giusto per Michael. Infatti entrò al supermercato e tanto per cominciare uccise
le uniche due cassiere che c’erano e poi spense le luci del supermercato. Non poteva
fallire. Vagava da solo con il respiro affannoso della maschera anti gas con
una torcia accesa. Le due amiche erano molto spaventate e nel frattempo
chiamarono la polizia. Gli inquirenti arrivarono in un men che non si dica.
Alla fine prima che venissero uccise, Michael fu arrestato e non ci fu più un
criminale così devastante.
Gioannini Noemi
martedì 17 febbraio 2015
lunedì 16 febbraio 2015
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