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mercoledì 24 giugno 2015

Ricerca di un amico (di Bogdan Canciu)

Ieri sera ci fu un grande tornado che ha distrutto tutta la città e ci furono tanti morti tranne un ragazzo di 14 anni di nome Patrick e il suo migliore amico che non erano morti.

Si diceva che l’ultimo tornado era stato 100 anni fa, e si diceva anche che un mostro scese dal cielo. Questo mostro aveva sei braccia, non aveva né occhi né bocca, ed era alto tre metri. Questo mostro rapisce i bambini e si diceva che li portasse con lui in un posto infernale, cioè che era tutto buio e tutto sporco.






Infatti successe di nuovo la stessa cosa: che scese dopo cento anni lo stesso mostro, ma Patrick andò subito a nascondersi dietro le macerie della sua casa e quando il mostro si avvicinò sempre di più a lui fischiò per chiamare il suo migliore amico: il drago. 

Quando chiamò il drago, il drago venne a salvare il suo amico Patrick, e il mostro iniziò a inseguirlo finché il drago scappò lontano. Il mostro ritornò nello stesso paesino dove c’era Patrick.


Ma così quando vide il mostro Patrick prese la sua spada e lo ammazzò per quello che aveva fatto al suo migliore amico.

Infine Patrick scoprì perché era venuto nel suo paesino: era venuto solo per cercare un amico. Cosi chiamò il suo drago magico per farlo rianimare.

Patrick, il mostro e il drago diventarono i migliori amici di tutto il pianeta.


mercoledì 25 febbraio 2015

Racconto fantasy (Noemi Gioannini)


Gioannini Noemi

Racconto fantasy

Era una sera d’estate, circa le 8:00, il sole stava già tramontando e un mio caro amico, Jason, stava ritornando a casa a piedi dal suo solito allenamento di calcio.

Casa sua era vicina al palazzetto, ma prima di arrivarci doveva attraversare un boschetto che quando si faceva sera era molto inquietante, perché c’era gente che diceva che c’erano delle strane creature lì nascoste, quindi Jason si mise a correre per raggiungere il boschetto prima che il sole calasse.

Per la strada incontrò una sua amica, Ilaria, che lo fermò per parlare un po’, solo che lui non osò dirle che non poteva fermarsi perché aveva paura del boschetto, quindi si fermò.

Dato che era da un po’ di tempo che non si vedevano Ilaria aveva tante cose da dirgli, non la smetteva più di parlare e a Jason veniva il magone solo a pensare che se faceva tardi doveva attraversare quel boschetto tutto solo e al buio.

Finalmente Ilaria lo salutò e andò via perché iniziò veramente a farsi tardi anche per lei.

Il sole era già praticamente calato e Jason sapeva già che non riusciva ad attraversarlo con ancora la luce, ma ci provò. Corse a più non posso, ma il boschetto era ancora troppo lontano. Arrivato davanti al boschetto, si fermò un attimo. Aveva troppa paura.

Tirò fuori il cellulare dalla tasca dei pantaloni per vedere l’ora, ed erano già la 9.45. Rimase spiazzato, non ci poteva credere che era così tardi.

Voleva accendere la torcia del cellulare per fare un po’ di luce, ma non poteva perché aveva la batteria al 15% e rischiava di spegnersi, quindi pensò di chiamare sua madre per dirle di non preoccuparsi e che arrivava più tardi a cena perché l’allenamento era finito più tardi.

Dopo la telefonata con molta paura si inoltrò nel boschetto. Tutto stava andando per il meglio e Jason vedendo che non succedeva niente si tranquillizzò.

Dopo un po’ di minuti però sentì un forte fruscio di foglie che proveniva da dietro di lui, si girò di scatto e vide che era solamente una lepre un po’ più grande del normale. Il cellulare era al limite, era al 5% di batteria e Jason iniziò a preoccuparsi sul serio perché a parte la luce se succedeva qualcosa poteva chiamare a casa e se invece si spegneva non poteva più fare niente.

Andò ancora avanti per qualche minuto fino a quando il cellulare si spense del tutto. A Jason prese il panico come non mai, non sapeva cosa fare, quindi iniziò a correre. Dopo un po’ capì che qualcuno lo stava seguendo, ma non si fermò, anzi corse ancora più in fretta.

Qualche istante dopo degli uomini un po’ strani, (diciamo un bel po’ strani) lo fermarono. Jason pensava che fossero alieni, infatti qualche minuto dopo loro si presentarono e ne ebbe la conferma. Erano ALIENI.

Venuti sulla terra da un pianeta estraneo più lontano dell’ultimo pianeta del sistema solare, completamente di un'altra galassia, per sapere qualcosa su altri esseri viventi. Non volevano attaccare, fare guerra o nessun’altra cosa del genere, volevano semplicemente esplorare gli umani da vicino.

L’hanno catturato e portato sul loro pianeta chiamato, Cangiunac, un nome alieno direi. Jason stette lì almeno per una settimana, perché bombardato di domande alcune un po’ strane.

Jason si stava abituando a star con loro perché capì che erano innocui, alcune volte divertenti, anche perché non essendo ben capaci a parlare l’italiano facevano ridere.

Jason era anche felice per il fatto che essendo nello spazio poteva volare, cosa che avrebbe voluto fare da sempre, però da un parte gli mancava la famiglia.

Le cose sulla terra, per la famigli di Jason non andavano affatto bene. Jason non si vedeva da giorni, la mamma era già esasperata perché aveva già chiamato la polizia per ritrovarlo, ma niente.

Dopo due giorni di interrotte ricerche la mamma chiama la polizia per dirgli che Jason era finalmente tornato a casa e che finalmente le ricerche potevano fermarsi.

Arrivato a casa la famiglia gli chiese spiegazioni, di dov’era stato, di cosa aveva fatto e così via. Jason gli spiegò tutto quello che era successo, che ha visto gli alieni, che è stato nello spazio, che gli hanno fatto un sacco di domande, che volava ecc…

La famiglia era felicissima che fosse tornato a casa, però non riusciva a credere a quello che diceva Jason.

Quando ritornò a scuola, a calcio, in pratica quando ritornò alla vita di prima, raccontò tutto ai suoi amici che però pure loro non gli credettero, quindi Jason pensò che tutti i suoi amici non avevano fiducia in lui.

Alla fine Jason si fece amico con gli alieni e adesso tutte le sere passa nel boschetto a trovarli senza avere paura, cosi ogni tanto quando è triste si può andare a divertire nello spazio.

    

        

mercoledì 29 ottobre 2014

Lady Nas (racconto a puntate di Sara Maselli) V

La mattina seguente il re era fuori con Corin e quindi fu piú semplice partire. In viaggio c'erano Oben, Nas e altre due guardie tutti e due maschi.
Tutti e quattro erano a cavallo, Oben era in sella al suo amato Lamanche, uno stallone grigio chiaro con i calzini bianchi, le due guardie erano in sella a due cavalli tutti e due neri come il carbone che, se Nas aveva capito bene, si chiamavano Kerio e Gun; e invece Nas cavalcava il suo adorato Kim, un grande stallone marrone scuro, che le aveva regalato suo padre tredici anni prima, proprio l'anno in cui morì.


Cavalcando non ci volle molto ad arrivare a metà strada, decisero di passare la notte in un ostello, avevano prenotato delle camere, una per Nas e Oben e una per le guardie. Nas quella sera era un po' stanca con forti dolori alla schiena a causa di problemi femminili a voi ben noti, Oben le disse di stare tranquilla in camera, lui doveva andare a parlare con Huan, un vecchio commerciante di animali, che quella stessa sera era nell'ostello; Nas chiuse gli occhi ma la voglia di sapere di cosa stesse parlando era troppo forte.  La ragazza aveva mille pensieri per la testa, quella notte: di cosa stavano parlando quei due? Poi guardò il soffitto e vide un calendario fatto di pergamena e fili di lana, sorrise al pensiero che il suo compleanno era tra due giorni, ma ritornò seria quando pensò che non avrebbe potuto passarlo con Naxel e Corin.
 
 
La porta della camera da letto si aprì, lei si girò dal lato opposto, facendo finta di dormire. Era Oben che si tolse la maglietta, si mise un paio di pantaloni di tessuto, e si tolse gli scarponi, poi in tutta calma e silenzio si sedette sul letto, si raggomitolò nelle coperte e si addormentò. Nas era felice di non essere sola quella notte, e pensando a cose felici cadde nel sonno.  La mattina seguente a risvegliarla fu un bacio sulla guancia: con calma un po' insonne, Nas aprì gli occhi e vide Oben che le sorrideva. Tutti e due si alzarono, si cambiarono e si diressero verso le stalle.
 


 

Dall'interno della stalla, a fianco di quello di Kim, si sentiva un mugolio, Nas si avvicinò e rimase colpita da cosa vide: era un cucciolo, un piccolissimo cucciolo. Oben si avvicinò a Nas che moriva dalla voglia di toccare il cucciolo:<<Sorpresa Nas>>. Lei si bloccò, girò la testa verso di lui e gli si gettò al collo e iniziò a dargli bacetti sulle guance, poi aprì la stalla e il cucciolo le saltò in braccio.
Era una femmina di colore marrone; sembrava la corteccia di un albero, aveva gli occhi verdi come l'erba piena di rugiada la mattina, e proprio per questo gli occhi di Nas diventarono verdi con riflessi marroni.
Oben quando Nas cambiava colore degli occhi rimaneva colpito, ormai c'era più che abituato, ma ogni volta che lo faceva per lui era meraviglioso. Nas si girò verso Oben:<<La chiamerò Země (terra)>>, disse con un sorriso che fece emozionare Oben. 

domenica 5 ottobre 2014

Lady Nas (racconto a puntate di Sara Maselli) IV


Lo stesso giorno arrivò un messaggero a castello. Oben e Corin erano via. C’erano solo Nas e il re. Luxen prese la lunga pergamena in mano e iniziò a leggere. Nas attendeva che dicesse qualcosa.

Luxen finì di leggere di colpo, alzò gli occhi verso Nas e le disse con tono sconvolto di lasciare la stanza e tornare alle sue camere. Nas passò tutto il pomeriggio a pensare a cosa ci fosse scritto sulla pergamena e al perché lei con una bella giornata di sole dovesse rimanere rinchiusa in camera.



Il lungo silenzio venne interrotto da passi maschili che si avvicinavano alla sua camera. La porta si aprì e Oben entrò. Nas col sorriso sulla faccia gli chiese: “Non si bussa più?”

Lui ricambiò il sorriso, si sedette sulla morbida e avvolgente poltrona, poi con voce dolce e stanca le disse: “Stasera ti sarei grato se mi lasciassi andare a dormire invece di insegnarti a combattere.”

Nas fece un sospiro, poi sorrise di nuovo dicendo: “Certo, non ti preoccupare”. Lui la guardò negli occhi, poi si appoggiò nuovamente allo schienale della poltrona: “Sai che domani parto?”

“No, non lo sapevo. Dove vai?” chiese con curiosità Nas.

“Parto per la città di Broghenia.”

“Con chi?”, fece lei secca.

“Con due mie guardie, non ti preoccupare. In due giorni saremo al palazzo della regina”, disse lui rivolgendole un sorrisino.

“Bene! Vengo con te!” disse lei ricambiando la smorfia.”

 

Lo sguardo di Oben si fece serio: “Luxen non ti lascerà mai venire.”

“Se non lo farà, io verrò lo stesso. Lì è nata mia madre e sento che lì c’è un pezzo della mia infanzia, visto che è quello il posto dove sono nata”, disse lei sospirando.

Oben si mise una mano nei capelli e l’altra sullo stomaco: “Luxen non me lo perdonerà mai se ti porto con me!”

Lei lo guardò in modo tenero e gli disse: “Ti prego! Non vedo quella città da dodici anni. Portami con te.”

Lui si alzò dalla poltrona, si diresse verso la porta e prima di chiuderla dietro di sé sospirò: “Prepara la tua roba, che domani si parte.”

Gli occhi di Nas diventarono di mille sfumature di viola, saltò in piedi, gli corse incontro e gli diede un bacio sul naso sorridendo. Lui rise e le diede la buona notte.

domenica 1 giugno 2014

Ed è la fine...


In un tempo lontano, la luce regnava sovrana nella splendente Città del Serpente Ricurvo.

Ciao mi chiamo Cice,sono appena arrivata in questa città e sono in vacanza con la mia famiglia: mamma,Giada,papà,Renato,Marta e Silvia,la mie due sorelle gemelle (io sono la più grande).

Arrivo da una grande città spagnola,Siviglia,ma parlo anche italiano perché i miei nonni sono di origine italiana.

Come stavo dicendo,sono appena arrivata in questa città e mi pare alquanto strana, a prima vista.

Sono le 10:30 del mattino e vedo uno strano portinaio: ha le orecchie a punta,il naso come una strega ed è vestito solo con una specie di mutande e ciabatte fino al ginocchio,che strano…

Appena lo vidi gli chiesi il nome,si chiamava Procettes, che in arabo vuol dire “bel vedere”.

Procettes ci sta accompagnando nella nostra stanza la numero 237.

Saliamo in ascensore e Procettes schiaccia il bottone del centesimo piano.

Siamo in ascensore e Procettes mi tocca la spalla destra chiedendomi: <Ehi,bella ragazza come ti chiami?>

Presi coraggio:<Ciao,io mi chiamo Cice!>

Proprio in quel momento l’ascensore si ferma,usciamo e percorriamo un corridoio sospetto:ci sono palline di polistirolo per terra e sui muri della salsa piccante,sembra sangue!!! Ed eccoci qua davanti alla camera 237 e un brivido mi sale per tutto il corpo.

Procettes tira fuori la chiave e apre la porta dicendoci:<Buona fortuna,muahahaha> E sparisce nel nulla.

Entriamo nella camera,è molto ben curata e arricchita con particolari: 5 letti a baldacchino,2 bagni,1 corridoietto e 5 vasche da bagno,una per ognuno,penso.

Io,Silvia e Mara ci stiamo sistemando,mentre i nostri genitori sono già usciti.

Quando abbiamo finito di sistemare usciamo ed eccoci di nuovo all’area aperta.

Ora stiamo andando ad esplorare la città.

Siamo davanti a una casa e non vediamo più Mara.

Silvia subito mi dice:<Cice, Cice dov’è Mara? Dobbiamo trovarla!!

Io le rispondo:<Certo, mettiamoci subito in azione!!>

Stiamo camminando già da un’ora e ancora niente, ma aspetta, vedo una scala sotterranea:<Andiamo!> dico a Silvia e lei mi risponde:<Ok,anche se ho un po’ paura …però per salvare Mara farei di tutto!!>; stiamo scendendo una scala fatta con le budella di maiale e ci imbattiamo in un labirinto coperto di nuvole, non si vede niente, e come temevo, ho perso Silvia.

Questo labirinto è davvero inquietante, anche se da lontano scorgo una sagoma, sembra quella di un ragazzo; mi avvicino e… WOW! Sì, è un ragazzo ed è anche molto carino: ha i capelli biondi “sparati”, occhi azzurri ed è alto e magro. Mi si avvicina e mi chiede:<Ciao io sono Niall, tu come ti chiami?>

<Ciao Niall, io mi chiamo Cice, ma che ci fai qua?> rispondo io. Lui, diventando tutto rosso, mi dice:<Ti sembrerà assurdo, ma sto scappando da un serpente. La leggenda dice che si aggira per questo labirinto e mangia qualsiasi cosa incontri, è alto 150 cm, di cui la lingua 50 cm, e si dice che è stato costruito sto labirinto per cercare di ucciderlo, ma fino ad ora nessuno ci è riuscito.> Io rabbrividisco e dico a Niall:<Ma esiste davvero? Io sono qua per mia sorella, Mara, si è persa e la sto cercando, vero che mi aiuti?> <Certo!> mi risponde lui. Ci mettiamo subito al lavoro e dopo un po’ arriviamo in un punto dove ci sono i pop-corn giganti. Io me li sto mangiando, quando da dietro qualcuno mi tocca la spalla:<Chi sei?> chiedo io, ma la persona non mi risponde e sparisce! Io continuo a camminare anche se mi sento strana, mi sento bassa, senza capelli, occhi piccoli color marroncino e ho tutto il corpo sporco, sporco con una sostanza verde fluorescente, con la muffa.

Più avanti vedo uno specchio, mi avvicino e mi specchio, ODDIO!!!! Sembro putrefatta!

Ad un certo punto sento dei passi che si stanno avvicinando sempre di più, mi giro e… gnam, non capisco più niente, sembro nello stomaco di qualcuno, un animale, penso, ma aspetta, c’è Mara e voglio andare ad abbracciarla, ma c’è qualche cosa che mi impedisce di farlo! Ora ho capito, sono stata posseduta da Margaret, la vampira più spaventosa nella storia dell’umanità. Si racconta che è nata dalla foce di un fiume, il fiume Perno, che non esiste più, e che è cresciuta in mezzo a dei lupatti, un misto di lupo e di gatto.

Si aggira ancora per il mondo  in cerca di un corpo da trasformare. Ed ha scelto me, proprio me.

Ad un certo punto arriva Niall, con un gatto, un gatto speciale che con una leccata guarisce ogni tipo di malattia, e con un elfo.

Niall ha capito subito il mio “problema” e bastò una leccata dal gatto per guarirmi!

Ora sono tornata in me e devo cercare di uscire per trovare Silvia e ritornare a casa. Il serpente apre e chiude la bocca in continuazione; per prima è andata Mara ed è riuscita a fuggire, ed ora tocca a me, sono vicino ai denti, metto un piede fuori; poi l’altro ed esco, ma aspetta c’è una pietra e… accidempolina! Mi sono inciampata e sono sdraiata sugli incisivi, direi che per me è la fine.

Sto piangendo, mi giro e vedo Niall correre verso di me, ma io gli urlo: “FERMO!” lui si ferma ed il serpente… Zam chiude la bocca e per me è la fine.

Racconto fantasy di Sara Maselli vincitrice del Concorso letterario 2014 della Scuola media di Pieve di Scalenghe


In un tempo lontano, la luce regnava sovrana sulla città di Serpente Ricurvo. Gli gnometti passeggiavano, gli unicorni saltavano e gli hobbit si facevano la pedicure; insomma tutti erano felici e contenti. Ma ora nell’oscuro labirinto sotto la città albergano forze del male.

 

Una bella giornata era alle porte della città di Serpente Ricurvo, il sole si alzò e la giornata di tutti iniziò. I piccoli gnometti facevano avanti e indietro dalle piccole e graziose casette fino al pozzo, per prendere l'acqua. L'acqua che prendevano doveva fare un lungo viaggio di dodici frazioni. In ogni frazione ci abitava un gruppo diverso di creature fantastiche. Nella dodicesima, però, ci abitavano creature malvagie, che erano state respinte dalle altre frazioni perché erano troppo cattivi.


AAAAAAAAHHHHHH!!!!!!!!!!

Si sentì uno strillo dal più piccolo dei piccoli piccoli nani. Si sentì in tutte le frazioni e nelle città vicine. Subito gli abitanti presero un mezzo di trasporto (draghi, api giganti o la bicicletta) e andarono a vedere cosa succedeva lì.

Arrivarono tutti e videro il sorriso che poteva fare un gigante sul più piccolo essere della Terra. Il troll Bilbo era chiamato Balbettio. Guardò sulla bacheca della frazione e iniziò a leggere un grande foglio con scritto sopra: "Attenzione Attenzione! Sabato sera arriverà la regina per festeggiare i suoi 24 anni." Tutti quanti ci capirono ben poco. E si trovarono pieni di sputacchi per di più. Dopo aver letto due o tre volte il foglio capirono.


La regina veniva a far visita alla città per il suo 24° compleanno. Si accorse Pirimpimpimpidù (lo gnomino piccino) che la festa era la sera stessa … AAAA!!! E piantò un altro strillo.

La piazza nell’arco di tre secondi si svuoto. Erano tutti a casa a farsi belli. I vampiri si lucidavano i canini, gli gnomi si mettevano i cappellini blu, i migliori che avevano. E gli zombie…. Beh loro non riuscivano a essere belli neanche se volevano. Le porte del grande castello del paese si aprirono. Erano invitati tutti a parte quelli della 12° frazione. La regina era bellissima, scese dalla carrozza e...

AAAA!!! Tutti guardarono con sguardo accigliato e arrabbiato Pirimpimpimpidù, che fece segno di guardargli i piedi. Tutti abbassarono lo sguardo e videro una mano stretta sulla caviglia del nano.

La mano che lo teneva stretto veniva dal terreno. Pirimpimpimpidù per la paura se la fece addosso. La mano quando la sentì mollò subito la presa. Pirimpimpimpidù fece un grande respiro e….. svenne.

Subito dopo tutti si ritrovarono una mano che gli teneva la caviglia e un attimo dopo si ritrovarono giù nei vecchi canali della città. Li fecero camminare fino a una grande fognatura e li fecero mettere in fila incatenati. Dei troll si incamminarono verso di loro, si misero in fila e poi fecero due schiere parallele. Un grandissimo e bruttissimo gigante passò in mezzo alle due schiere parallele e si spostò. Dietro di lui c’era un nano piccolo piccolo.

Pirinpinpindù era svenuto già da un po’. Il nano iniziò a parlare, aveva un vocione forte e duro: <<Ora avrò la mia vendetta, muahahahahahah!!!>>. Tutti si misero a ridere. Lui prese il suo scettro e iniziò a punzecchiarli. Quando arrivò a Pirimpimpimpidù disse: <<Ho fratellino>>. Tutti si girarono verso di loro guardandoli strano. Pirimpimpimpidù riperse per un secondo conoscenza, ma quando vide il fratello svenne ripetutamente. Lui passeggiando avanti e indietro pensava come ucciderli.

Pirimpimpimpidù si svegliò di colpo, come un fulmine, si tolse le catene, e andò vicino a suo fratello. Lo guardò negli occhi con uno sguardo di sfida. Si mise con le mani in alto. Batté 2 volte le mani e… iniziò a ballare. La musica cambiava e lui ballava hip hop, latino americano e molti altri tipi di danza. Poi Zibidozibidobù (fratello cattivo) si mise a ballare. I due facevano una vera e propria battaglia di danza. Pirimpimpimpidù tirò un calcio destro, un pugno sinistro e lo stese. Poi lo prese e come se niente fosse lo buttò nel grande tubo dello scarico; fece un sospiro e dopo disse con voce stridula di tornare alla festa.

Erano rimasti tutti a bocca aperta, uscirono, si diressero verso al castello e videro la regina stesa a terra morta.

Pensarono alle fiabe, e che magari se le davano un bacio si risvegliava. Pirimpimpimpidù corse incontro alla regina e la baciò appassionatamente. Lei si svegliò e gli altri rimasero di nuovo a bocca spalancata. Poi la regina e Pirimpimpimpidù fecero un ballo romantico. Tutti quanti stavano morendo dal ridere. Per la differenza d’altezza.

 

sabato 22 ottobre 2011

Piewarts


Piewarts è una scuola magica, per maghi.
Piewarts era una scuola normale finché non arrivò un mago straniero che le fece un incantesimo, che la trasformò in un enorme castello.
Il castello ha tante torri quanti professori ci sono nella scuola.
Inoltre in ogni “angolo” della scuola ci sono passaggi segreti che portano da una stanza all’altra.
C’è anche una stanza dei segreti; dove sono contenuti in un libro magico tutte le decisioni, tutti i fatti successi in passato e ogni giorno si aggiunge qualcosa.
Solo i professori possono entrare, se entra un allievo c’è un orco che lo ferma e lo manda subito in presidenza.
In questa scuola ci sono molte stanze, ma una non è una stanza ma un giardino. Il giardino detto: ”Il giardino dei prof “, si trova dietro la scuola, dove ogni sera i prof si riuniscono per prendere decisioni sulle classi.
I prof e gli alunni per comunicare a casa mandano lettere con piccioni addestrati.
Piewarts è divisa in 2 parti: A e B.
Si entra in questa scuola quando hai almeno 11 anni e rimani fino a quando non hai finito la terza.
Le classi sono: 1°a ,2°a, 3°a, 1b, 2b, 3b e si sfidano sempre, A contro B.
Le classi non le decidono i prof ma un “Diario parlante”.
Nella A sono più bravi e più “studiosi”, invece nella B sono più “rumorosi”.
Nelle sfide A contro B, molto spesso vince la B, in “giochi” sia di intelligenza, sia di abilità.
Questa è Piewarts.  


La scuola di Piewarts è una scuola di magia, dove si impara la magia.
È una scuola abbastanza piccola con un cortile dove si impara a volare con la scopa. La materia in cui si impara a volare con la scopa è fisica.
A scuola di magia si imparano tante cose, e si impara anche a maneggiare la bacchetta magica.
Ci sono tanti ragazzi che quando non fanno i compiti a casa li vogliono fare con la magia: nel momento in cui si devono correggere prendono la bacchetta in mano e provano a farli con la magia, ma non ci riescono, perché ancora non sanno né le formule né sanno tanto usare la bacchetta, e gli escono tante cose strane: qualcuno riesce a farli con la magia mentre altri meno bravi invece di mettere il compito sul foglio lo scrivono sul banco.
La giornata è divertente e la matematica della  magia è difficilissima.
Ma per fortuna c’è italiano magico che è divertente .
Alla fine della giornata tutti  vorrebbero stare ancora a scuola.



C’era una volta una scuola magica chiamata “Piewarts”, dove i ragazzi facevano cose contrarie a quelle che si fanno normalmente e gli alunni venivano chiamati “tipixy”.
In questa scuola non si facevano le materie da studiare ma si imparavano dei giochi di magia. Ad esempio “lava velocemente”: con la magia si dovevano lavare le cose e chi finiva prima vinceva un voto. Là le persone non c’era bisogno di promuoverle ma bastava solo avere il giorno dell’esame la bacchetta magica con dei nuovi giochini dentro e si era promossi .
In quella scuola si studiavano solo le frasi da pronunciare per fare una magia.
Nella mensa c’erano immense file di tavoli per mangiare con sopra solo dei piatti, acqua e bicchieri. Perché ogni alunno se voleva mangiare doveva procurarselo con la bacchetta magica.
Poi si dormiva a scuola, tutti in una stanza insieme con più di mille letti che con la magia si allungavano e si ristringevano.




Mi chiamo Silvia, frequento la seconda media in un paesino di campagna chiamato Piewarts.
Nella mia scuola un giorno come tanti durante l’intervallo abbiamo sentito un sussulto e abbiamo pensato che fosse il terremoto ma visto che la scossa è durata pochissimo tutti  noi ragazzi siamo tornati a fare quello che stavamo facendo prima.
Durante la lezione, dopo l’intervallo, ci siamo accorti che quella scossa aveva provocato una crepa nel pavimento. Da quella crepa, ad un tratto, uscì un vapore verdastro e subito dopo la crepa si allargò per fare uscire una creatura. Quella creatura era un drago che invece di sputare fuoco sputava una sostanza appiccicosa con la quale una volta catturata la sua preda, la attirava a sé e la divorava.
Impauriti ci siamo nascosti nello sgabuzzino dove solitamente le bidelle ripongono secchi e scope, ma lì tra i detersivi abbiamo trovato un libro, incuriositi abbiamo aperto il libro dove c’erano degli incantesimi da usare con creature fatate. Seguendo il manuale e prendendo alcuni detersivi abbiamo preparato una pozione con la quale abbiamo sconfitto il drago e richiuso il portale.




Un giorno in una normalissima scuola si presentò una strega di nome:”ASPRA”.
Era alta cicciona e piena di brufoli e lentiggini con i capelli lunghi grigi con le treccine  in disordine. Mandò una maledizione e disse: ”Gli alunni diventeranno dei piccoli maghi ma i professori e le professoresse delle rane”. Disse anche che per far tornare come erano i prof i ragazzi maghi dovevano superare tante prove. I bidelli erano diventati delle scope per volare. Subito i ragazzi iniziarono a fare quelle prove che la strega aveva annunciato.
Le prove erano:

  • -      raccogliere 10 mele stregate che bruciavano
  • -      fare 150 esercizi di matematica: espressioni
  • -      scrivere in 100 fogli protocollo tutto l’alfabeto
  • -      leggere un brano di 4000000 pagine
  • -      dormire solo un’ora ogni 5 settimane
  • -      non giocare
  • -      mangiare solo riso in bianco
  • -      fare 150 salti con la corda senza mai fermarsi
  • -      mangiare 100 torte in un’ora e mezza
  • -      e bere tantissima camomilla.
Dopo 2 anni i ragazzi della scuola finirono finalmente quelle prove difficilissime.
Tornarono tutti quanti  come prima. La scuola diventò  la più famosa e arrivarono tanti oggetti in regalo per la scuola.



L'arrivo di Vaniglia

Un giorno quando arrivammo a scuola trovammo una nuova alunna nella nostra classe, era molto particolare, era vestita con mille colori, aveva gli occhi neri, capelli lunghi, mossi e marroni come le castagne.
I primi giorni di scuola stava spesso in disparte poi si ambientò e iniziò a stare sempre in mezzo alla gente e scoprimmo che il suo nome era Vaniglia. Da quando arrivò iniziarono ad accadere cose strane.
Una volta, per esempio, tornando dalla mensa trovammo i banchi che volavano in cerchio, uno dietro l’altro, ben in fila; poi sempre stando in fila perfetta si appoggiarono delicatamente a terra; fummo tutti stupefatti, tranne lei che era tranquilla come “una pasqua”.
Un'altra volta Vaniglia uscì dalla stanza segreta della scuola insieme ad un prof; in quella stanza non era permesso andare neanche accompagnati dagli insegnanti, come mai lei ci era entrata ed era anche uscita con un prof? Questo non lo sapeva nessuno come nessuno sapeva cosa vi era in quella stanza. Nessuno  tranne Vaniglia. Provammo a chiederle cosa ci fosse lì dentro e perché ci fosse andata ma lei rispondeva sempre “non so di cosa stai parlando” e poi se andava da un'altra parte …
Era sempre molto misteriosa …



Le prove di Clementina 

Nella scuola di Piewarts c’era una bambina di nome Clementina. Un giorno Clementina litigò con la sua amica, aprendo lo zaino si ritrovò due follettini birichini che solo lei vedeva.
Allora si presentarono: uno si chiamava Puf e l’altro Pof. Clementina raccontò ai folletti i problemi che aveva con la sua amica. I folletti dissero che potevano darle un consiglio però prima doveva superare tre prove. La prima consisteva nel trovare una pietra magica di tre colori: rossa, azzurra e arancione; la seconda prova consisteva nel cucire un tappeto magico lungo come una stanza; l’ultima prova consisteva nel cantare una ninna-nanna per far addormentare un essere che non dorme da più di 100 anni. Le diedero una penna modernissima. Clementina guardò la penna e si domandò a che poteva servirle.
Prese un foglio e la penna disegnò una pietra, Clementina la guardò e disse:” Va bene. È una pietra, ma i colori? E cosa me ne faccio del disegno?” Appena finì di formulare quel pensiero la pietra finta si animò e cadde sul piede di Clementina: ”Ahia!” ma... che bella!!!”
Ecco una pietra stupenda dai tre colori: ”Grazie penna magica. Però come farai ad aiutarmi per il tappeto?”. Immediatamente si mise a disegnare un gomitolo di lana e come per la pietra diventò vero e il suo filo sembrava non aver fine quando la biro si trasformò in fuso ed iniziò a tessere un bellissimo tappeto. La penna iniziò infine a scrivere una ninna-nanna dolcissima che avrebbe fatto addormentare quell'essere. Clementina era al settimo cielo, prese la penna, la baciò e la strinse a sé dicendo:”Grazie penna. Sembravi insignificante invece sei un tesoro. Resterai un oggetto prezioso per sempre anche se non farai più magie e non dimenticherò mai il tuo aiuto.” Forse proprio quella era stata la magia, perché da quel giorno Clementina fece pace con la sua amica iniziando un'amicizia più serena e sincera, tutto per un pezzo di plastica.


I due maghi: Luciano Silente e Stella

Ciao a tutti, mi chiamo Mara ed ora vi racconto quello che accadde molto tempo fa. Un giorno nella scuola di Piewarts accaddero molte cose.
Quel giorno arrivò una ragazza bellissima che si chiamava Stella. Era bionda, capelli lunghi fino al fianco, occhi azzurri e vestiti tipo strega.
Subito era timidissima, ma noi cercavamo di farcela amica.
Ma nell’ora di Silente (nell’ora di italiano) io vidi una cosa lunga nella sua borsa, come se fosse una bacchetta magica. Infatti nell’intervallo del mattino, io e le mie amiche non vedevamo né il prof. Silente né Stella.
Quando finì l’intervallo il prof. Silente e Stella arrivarono 20 minuti dopo che era suonata la campanella. Dopo un mese tutta la scuola capì che il prof. Silente e Stella erano due maghi, ed ecco perché arrivavano sempre in ritardo alle lezioni. E allora tutta la scuola chiese se potevano diventare anche loro dei maghi. Il prof. Silente e Stella discussero un po’ e allora fecero tutto il mondo di maghi.
In ogni  scuola c’erano due gruppi di maghi: Lucianonus e Magus. Chi sceglieva le persone era un mantello parlante.
Il mantello decise che la 1 2 3 A erano dei Lucianonus e invece la 1 2 3 B erano dei Magus.




Durante la lezione di informatica, insegnata dal prof.Silente, gli chiesi cortesemente di andare in bagno.
Quando aprii la porta mi vidi davanti una persona, ma non sono sicuro che fosse una persona, pensavo fosse un troll; aveva due occhi gialli come il sole, uno strano cappello bucherellato, un golf viola ma ormai molto piccolo per lui, un naso aquilino con un brufolo proprio sulla punta e la cosa più divertente è che aveva le scarpe che ci stava due volte dentro.
Con la paura e le gambe che tremavano gli chiesi chi era e mi rispose che era Barbarella la nuova bidella. Scappai  in laboratorio.





Un tempo la scuola media di Pieve era una scuola come tutte le altre, fino a quando non venne un  certo preside, di cui non ricordo il nome, questo preside riformò la scuola, essendo un preside magico, la trasformò in una scuola magica, al posto della palestra c’erano le sale di erbologia e gufologia, al posto della sala computer  c’era la sala grande, in cui tutti si potevano rilassare prima e dopo le lezioni.
Fuori c’era il grande campo da  quiddich , lo sport più praticato in questa scuola.
La sala mensa era  almeno venti volte più grande, e c‘erano tutti i cibi  più uno.  Un  giorno un ragazzo  molto cattivo, di nome Oliuz, nascose un serpente  terribile, un basilisco che gettò nei sotterranei, dove crebbe, diventò un serpente lungo 10 metri e largo   20, che io stesso dovetti  uccidere, sì proprio io in persona, con l’aiuto dei miei  migliori amici   Martin e la splendida Bortola:  ci ritrovammo tutti e tre nei sotterranei,  per cercare un nostro compagno.
Armati delle nostre bacchette magiche,  proseguimmo pur avendo sentito  un  forte rumore; andando avanti trovai una spada con delle incisioni, la presi e pensai che mi sarebbe tornata utile, feci ancora qualche  passo per raggiungere gli altri due, che trovai storditi per terra; sentendo un rumore  vicino alzai lo sguardo e mi trovai  faccia a muso con il basilisco, che mi parlò e mi disse che i miei migliori amici li aveva storditi lui.
Provai a ucciderlo con tutte le magie da me conosciute, ma niente, neanche un graffio, allora il basilisco mi venne vicino per uccidermi, i miei amici si svegliarono e lo distrassero, io presi la spada e lo uccisi.




C’era una volta, nella grande scuola di magia di Piewarts, un mago: Pievino il Birichino. Lui era di aspetto molto strano. Iniziamo dai capelli: erano ricci come stelle filanti che cambiavano a seconda dell’umore e diventavano di diverso colore: erano neri come sempre quando era arrabbiato, erano rossi se era innamorato e se era allegro verdi (quasi mai).
Come avrete capito erano sempre neri! La sua faccia era normalissima, non proprio, perché aveva una barba bianca e nera lunga, ma molto lunga, bianca perché la vecchiaia ormai stava arrivando e nera perché gli venne così per un esperimento riuscito male che gli fece anche perdere i capelli.
Pievino era molto magro perché non pensava alla sua salute ma solo alla magia, allo studio di nuovi incantesimi da  provare.
Insomma era un tipo strano e combinava molti guai nella grande scuola di magia di Piewarts.



A Piewarts c’è un personaggio molto strano, si chiama Anlaids, è alto 4 metri, ha due tentacoli di fuoco, le branchie, è calvo e molto cattivo.
Ha denti enormi, due occhi rossi, è sempre sveglio e non dorme mai, mangia sempre ed è insaziabile, vive nei sotterranei a guardia di pericolosi mostri schiavi di Alemort.
Alemort è un demone nemico di Gianluca Potter figlio di Claudio Potter. Gianluca Potter è un mago molto potente, ha 12 anni, sa tante magie come: vinghardium leviosa, expetto patronum, levicorvus, espelialmus, stuperficium, reparo, accio, repuso …




L’INCONTRO CON AGRED
Appena fummo arrivati a scuola la vicepreside presentò tutti i professori che avremmo avuto e ci accompagnò nella nostra aula.
La classe era molto bella ed abbastanza grande con una enorme lavagna magica che funzionava solo con una speciale penna, che teneva il nostro professore di italiano, geografia e della storia della nostra scuola, il professor Agred. L’insegnante era un omone grande e grosso con una foltissima barba, dei grandi stivali che saranno stati taglia cinquantadue, un enorme cappotto rosso, delle sopracciglia irsute ma con nessun capello in testa; giusto qualche pelucchio qua e là.
Il professor Agred paradossalmente a quanto sembrava era buono e gentile, ma quando si arrabbiava le sue urla si sentivano nelle altre classi. L’insegnante inoltre aveva un’enorme pancia che gli teneva caldo probabilmente, visto che in inverno veniva a scuola in maniche corte. Dovete sapere però che lui era un genio in informatica, infatti tutti i computer della scuola li aveva programmati lui con le sue mani e con la sua inseparabile bacchetta magica, la sua migliore amica: la Marduk 10000.




C’era una volta un mostro che terrorizzava tutto il paese di Piewarts.
Il mostro la notte di Halloween girava nei mais a osservare la gente e poi quando c’era l’attimo giusto la rapiva e la portava in una grotta in montagna. Poi li rinchiudeva in celle per poi mangiarli e collezionare le loro ossa, ne aveva già due grossi sacchi.
I ragazzi  della scuola fecero un incantesimo che il mostro non mangiasse più carne, allora decise di scusarsi con tutto il paese, e imparò a coltivare la terra e così diventò vegetariano.
La gente lo invitava a ogni festa, e anche a quella di Halloween, però lui non andava in giro a osservare la gente per rapirla, ma andava a chiedere dolcetto o scherzetto, come una persona normale e non come un mostro. Ecco come un mostro può diventare una persona normale.
                   



Magic College

In una pianura circondata da colline con un lago c’era il ’’Magic College’’.
Guido era un ragazzo che voleva diventare un mago e poco per volta diventare il più forte di tutti. Era arrivato al Magic College per imparare gli incantesimi e tutte le formule del mondo. Gli sarebbe piaciuto diventare invisibile, saper volare con la scopa e imparare gli incantesimi.
Gli insegnanti avevano ognuno la propria specializzazione nel trasformare le cose orribili in divertimento, a intravedere il futuro, a cavalcare creature fantastiche come un ippogrifo con le zampe posteriori con artigli e quelle anteriori con zoccoli di cavallo, la testa e le ali di un gufo.
Per prima cosa Guido dovette imparare le formule magiche. Per diventare invisibile deve sapere “trasparente voglio diventare per non farmi trovare quando il professore vuole interrogare”.
Guido diventò un perfetto maghetto perché quando il Prof Rosso lo voleva interrogare non riusciva mai a trovarlo.

                                  



Milly e il nuovo mondo


Milly, una ragazza di 16 anni, aveva lunghi capelli ricci e castani, occhi verdi e bel fisico. Solare e allegra aveva una bocca piccola e carnosa, era agile, il naso fine e piccolo, andava a pallavolo e andava bene a scuola; infatti, oggi a scuola si sentiva potente e importante e coraggiosa; non lo sa ma verrà chiamata!!! E dentro di lei c’è uno spirito ma non di una persona, uno spirito gentile come un angelo. Nel tardo pomeriggio Milly va a fare una passeggiata ma si sente attirata da un bosco, ci entra ma essendo troppo grande si perde.
Cammina e cammina, Milly trova un albero enorme: anche se è autunno lui è fiorito e verde; lo attraversa e si trova in un  mondo diverso; non ci voleva credere ma leggendo troppi libri immagina cosa è successo: “Si tratta di quel Libro: Il labirinto magico. No! Forse si tratta dell’amica del fauno. Ah si tratta di un passaggio segreto! Per un’altra galassia!” Milly è molto curiosa e esplora, ma un minuto è come un‘ora nella vita reale, allora lei si perde venti minuti, cioè un giorno per la madre che piange disperata; ma Milly era rimasta solo venti minuti e quando esce cerca di tornare indietro e finalmente riesce a vedere la luce. Stanca torna a casa e la mamma disperata le chiede dove era stata per tutto questo tempo e lei le disse che era stata via solo venti minuti e la mamma rispose: ”Ma tu sei scomparsa per venti ore!!!” e Milly disse: ”Ma che dici! Sono stata via solo venti minuti!”, la mamma invece le rispose: ”Ma che dici!! Tu stai male! Vai a letto, accendi la tv e ti porto una tazza di camomilla”.


Milly  è contenta delle premure ma deve  ancora chiarire questa cosa. Con un sacco a pelo parte e dice alla mamma che va a dormire da un’amica. Tempo 23 minuti, nell’altra galassia era già giorno vivo e Milly ha già risolto la situazione dell’orario. ”Un’ora è come un minuto in questo mondo” e allora il giorno dopo con la stessa scusa se ne va, ma questa volta lo spirito che l’ aveva abbandonata si fa rivedere di nuovo. ”Ciao Milly!” “Ciao! E tu chi sei?” “Tante generazioni fa le tue nonne mi  hanno aiutato a recuperare la chiave di cristallo e a sconfiggere il nostro nemico Black Man … Devi risolvere un enigma!” “Am … Però in fretta!!”. Per Milly non dovrà essere  difficile  perché la ragazza ha il potere di far sorridere subito le persone e Milly ha la soluzione. “Le persone lo usano come cervello quasi sempre!” Milly con faccia indifferente subito disse: ”Computer!!!” “Giusto!” disse lo spirito. “Le tue nonne non possedevano i poteri che hai tu!” Aperto il forziere bisognava mettere la chiave alla luce del sole in modo che la riflettesse. Così Milly soddisfatta e fiera alzò la chiave e Black Man fu sconfitto. Così si ritrovò con un regno, la scuola e la mamma, e Milly visse impegnata e contenta!!!




Mr. Terribile è un mago professore, molto giovane e bello ma molto severo. È molto  alto, muscoloso e con corti capelli blu. Gli occhi rossi, il naso a punta  e i piedi grossi. Mr. Terribile insegna  anatomia circa sette anni con metodi strani: utilizza cavie umane di uomini mostruosi. Insegna in una cucina sgangherata buia con macchie di sangue sulle pareti con parti di corpi umani appesi. Nonostante sembri cattivo e pericoloso è un bravo insegnante perché è molto generoso e i suoi allievi si fidano.
Gli strumenti adoperati nelle lezioni sono la motosega, il flessibile, la sega e la macchina da cucire. Insegna  anatomia perché nei combattimenti se si feriscono gravemente  gli altri alunni sono in grado di curarli.




Nella scuola di Piewarts erano praticamente tutti maghi tranne alcuni asini che non avevano voglia di studiare incantesimi.
C’erano molti ragazzi che erano ai primi livelli e professori uno più strano dell’altro.
C’è un preside che si chiama Luciano Silente, è alto con la barba lunga e bianca, è sempre vestito di azzurro e ha un cappello con le stelline. Scherza sempre ed è molto simpatico.
Quando s’arrabbia fa incantesimi come per esempio ANALISIS LOGIC   o  ANALISIS GRAMMATIC.
Questo è il preside. Poi ci sono gli alunni : Martin Zucchinator, Elenuccia Della Torre, Francesco Paggesco, Mara Maionchi, Tomin Rossetti, Guidotto Cavrengotto, Matteino Tomasino, Lorenz Mutur e molti altri. E c’è la bidella Barbarella che vorrebbe essere tanto bella.


" Zucchinator e la scuola di Piewarts ..."


Ciao a tutti!!!! Mi presento: io sono Martina Zucchinator e sto per andare a scuola, ma non è una scuola normale è una scuola di maghi e di streghe e se verrete con me vi presenterò i miei amici. Ahhhhhhhhhh eccoci in classe, accanto a me c'è la mia amica Elena Della Torza, e davanti che fa lo scemo c'è Matteotti Tomini che sa far ridere molte persone in modo incredibile. Paggesco invece ha il potere di rimpicciolirsi all'istante e Mara Neromai invece sa invertire l'ordine delle cose ma non molto bene. Papantuz Sofia invece ascolta la musica a tutto volume e la magia che le riesce meglio è proprio creare la musica RAP!!! Ivanina e Deboruccia invece si stanno allenando a creare dei vestiti molto alla moda con un colpo di bacchetta magica. Silvia Dibo Barbieruccio si sta esercitando a fare splendide acconciature e adesso vi spiego il guaio che ha fatto: l'altro giorno esercitandosi in una acconciatura per sbaglio ha beccato il professor Rossus e gli ha fatto cadere i capelli!!!
Lorenzo Motturoschi ha preso bei voti e si vanta come al solito ... UFF!!!! Alessandro Porciu ha portato l’arrosto per tutti perché lui è molto bravo a cucinare e Ably Boris lo ha aiutato. I due Salut invece entrano in classe facendo i fighi che non sono
e intanto Michael Vitalini li prende in giro. Guido Cavrenghini invece parla con Thomas Tommasini di conigli e di fattorie.
 DRIIIIIIIIIIIIII!!! Questo suono che avete appena sentito è il suono della campanella ed Alessia Saccocci e Lolla Scagliola sono appena entrate per la lezione. “Oggi parleremo di come si cambiano gli oggetti!!" disse Rossus e Mara si alzò subito in piedi e agitò la sua bacchetta recitando una formula magica "OCUS
FOCUS!" e subito dopo si sentiva che la voce di Elena e la voce di Martina si erano invertite!!!! Ma dopo molti sforzi il prof è riuscito a rimettere le cose al loro posto ... PER FORTUNA!!!!
Oggi in classe abbiamo la prof  Bistolfini che ci insegnerà a sezionare un rospo ma proprio in quel momento un mio compagno ha fatto cadere le budella di quel rospo in faccia alla prof che lo ha sbattuto fuori.

Finalmente c'è l'ultima ora con la prof Ferrerini che insegna francese e abbiamo fatto una verifica: chissà i voti!!!!! Devo tornare a casa il più in fretta possibile ... Più veloce della luce!!!!! Ciao ciao!!!!