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sabato 28 febbraio 2015

Il mistero di Jake (Cristina Ursache)


   Il mistero di Jake

Erano le 7 del mattino e come sempre la sveglia suonò, e mi dovetti alzare, ero stra-stanca gli occhi mi si chiudevano, avevo proprio fatto male a fare tardi ieri sera, ma presi coraggio e andai a gettarmi una manata d’ acqua in faccia,  ma come al solito mio fratello Jake era chiuso in bagno da almeno mezz'ora a fare chissà che cosa, dopo che con fatica liberò il bagno feci la doccia e mi preparai per un’altra noiosissima giornata di scuola. Fatto colazione finalmente ero pronta, fuori c’era già papà che mi aspettava in macchina.
Era lunedì, il giorno che più odiavo in assoluto, l’ unica cosa bella era che a scuola avevo due amiche stupende con cui mi divertivo un sacco e il mio migliore amico (di cui ero segretamente innamorata) che mi dava un motivo in più per venire a scuola, ma... Dai basta parlare della mia vita privata ho già detto fin troppo, ah ancora una cosa, mi chiamo Jenna.
La giornata di scuola passò in fretta e quando arrivai a casa non potei entrarci, era tutta circondata da bande bianche e rosse e da cartelli per terra con i numeri come avevo visto solo nei telegiornali dopo gli omicidi, ero molto confusa e spaventata non capivo cosa fosse successo, nessuno mi diceva niente, la casa era tempestata di uomini in divise igieniche tutti con guanti e mascherine come fossero della scientifica, macchine di carabinieri con carabinieri che parlavano con le ricetrasmittenti e che parlavano di un “delitto”,  ambulanza, dottori, insomma un caos assurdo e io non capivo più nulla di quello che stava succedendo.
Ad un certo punto vedo uscire fuori mio padre che abbraccia mia madre in lacrime e gli chiesi cosa fosse successo.

Mi dissero che a casa c'era stata una rapina e che Jake era in casa e lo avevano ucciso.
Io scoppiai a piangere, per quanto ci litigassi sempre, lo odiassimo, ci picchiassimo sempre, era sempre il mio “dolce” fratellone , ora pensare di stare senza di lui è veramente una cosa dura,  mi mancherà.

Okay ora torniamo alla realtà, tutto questo trambusto durò fino a notte fonda, ricavarono tutte le prove che trovarono e ci dissero che ora non c'era niente da fare se non aspettare i risultati delle analisi, e che non avremmo potuto avere il corpo perché serviva per le indagini, insomma non sapevamo che fare. La notizia travolgeva tutti, per fortuna l’ intero paese e la famiglia ci erano accanto.

Però la nostra vita venne completamente travolta, i telegiornali non facevano che parlare di quello, interviste ovunque, serate fino a tardi in procura insomma questo omicidio provocava un gran parlare.

Durante una notte sentii un rumore strano, mi terrorizzai all’ istante, temevo che fossero di nuovo i ladri e che sta volta avrebbero preso di mira me, ero terrorizzata nonostante i miei 15 anni andai a rifugiarmi nel lettone dei miei genitori che invece dissero di non aver sentito nulla e mi spedirono a letto, eh sì dopo la morte di Jake erano diventati più freddi e distaccati che mai, non parlavano più di tanto, erano sempre con il broncio e mi trattavano male, capisco che sono in lutto tutti lo siamo anche io ma così mi stavano facendo sentire una merda insignificante, l’ultima rimasta. Comunque torniamo al punto , il rumore, quel benedetto rumore che solo io sentivo, ma com'era possibile che gli altri no? Era come se qualcuno bussasse ripetutamente alla mia porta, ma cercavo di convincermi e di ripetermi che era solo un’illusione che i fantasmi non esistono che è tutto frutto della mia fantasia , ma non riuscivo, questo rumore si ripeteva e poi ad un tratto rallentò fino a smettere, tirai un sospiro di sollievo e provai a chiudere gli occhi per riaddormentarmi e sentii una risata malefica:<muahahahahah farai la stessa fine di tuo fratello io sterminerò voi e tutta la vostra stirpe, io vi odio e vi maledico famiglia Dorfman>>; a quel punto ero davvero terrorizzata piantai un urlo fortissimo svegliando  così i miei genitori, che mi presero per pazza, e mi dissero subito di andare a dormire, ero triste spaventata e incavolata perché nessuno mi credeva, sentivo un’agitazione mai provata, avevo le palpitazioni e il cuore batteva fortissimo mi sentivo il petto esplodere, non capivo cosa accadeva, ma era come se lo spirito di un defunto ci perseguitasse e c’entrasse qualcosa con la morte di mio fratello.
Durante uno degli interrogatori lo dissi ma mi risero subito tutti in faccia, mi sentivo stupida quindi lasciai perdere. Le indagini proseguivano, non si sapeva ancora molto si sapeva solo  che era successo tra le 10 e le 11 del mattino e che i ladri erano 4 uomini che dal fisico si collocano tra i trenta e i quaranta anni, abbiamo queste poche informazioni a causa delle telecamere del vicino ma non si capisce chi siano dato che erano tutti bendati e irriconoscibili, i dubbi ora si devono al fatto che è stranissimo che nessuno abbia visto nulla, visto che era giorno pieno, ma per ora nessun testimone è presente, si è trovata una traccia di DNA ma corrisponde ad un uomo di 39 anni che faceva il donatore di sangue che però è morto 4 anni fa per un cancro quindi si riparte da zero, la casa è sempre tempestata di gente, le persone vanno e vengono non c'è tregua mai. Le giornate passano la mia famiglia ed io siamo sempre più freddi e tristi, in casa non c'è più l’ atmosfera di prima, anche a scuola mi trattano come una povera senza tetto, è vero che mi avevano derubato mezza casa portandosi via ogni genere di cosa dai computer ai tablet ai gioielli di mamma ai piatti di porcellana e persino il lampadario di cristallo, ma il tetto ce l’ avevo comunque, ora penserete che con il tablet e i computer riusciremo a rintracciare i colpevoli ma i ladri sono troppo furbi e ripristinano completamente tutto. Il caso era molto complicato.
Le sere in famiglia erano una tristezza a tavola non si sentiva alcun altro rumore che le posate sbattere sul piatto, non facevamo più feste né uscite era una vita monotona senza senso e non mi piaceva perché si pensava solo a quello e quindi si metteva tutti i giorni il dito nella piaga.
Il problema più grave per me era che ogni notte questo spirito mi tormentava, ogni notte mi diceva la stessa frase, io non capivo perché ce l’avesse così tanto con la mia famiglia, cosa mai gli avessimo fatto di così male che ci tormentava così.

Le indagini stavano proseguendo le novità stavano arrivando, si cominciava a trovare un altro DNA compatibile con il figlio di quello defunto a cui si credeva appartenere il DNA di prima, quello fu arrestato e dopo un po’ di tempo si decise a confessare chi fossero i suoi complici furono tutti arrestati.

Infine io non riuscivo a capire perché ogni notte quello spirito mi tempestava ma dopo un po’ smise.
Infine riavemmo il corpo di mio fratello e riuscimmo a fare un funerale bellissimo, parteciparono un sacco di persone e gli organizzammo veramente un funerale da sogno  con palloncini bianchi e di tutto e di più era veramente amato, tutti i suoi amici parteciparono e il suo ricordo resterà sempre nei cuori di tutti.
Cristina Ursache


La casa nuova (Valentina Saluzzo)

La casa nuova

È un bellissimo giorno di luglio, il 23 luglio e stiamo andando nella nuova casa comprata da mio padre.

La nostra vecchia casa era troppo piccola per la mia numerosa famiglia… non avevamo più spazio e così siamo stati costretti a trasferirci.

Io sono Mia, la terza di cinque fratelli, la mia famiglia, come ho già detto  è molto numerosa; la primogenita è Chloë, poi c’è Alex, poi ci sono io, e poi i gemellini Denny e Jacob.

La mia vecchia casa un po’ mi manca, ma non è quello il vero motivo della mia tristezza nell’aver lasciato Springs Hill, in Florida, il vero motivo è che mi mancherà la mia scuola, i miei amici, le spiagge sempre assolate e i tramonti sul mare. Cerco di valutare i pro e i contro della situazione mentre sono in viaggio per Indianapolis  in Indiana; i pro sono che avrò una villa grande con piscina e che potrò avere cavalli cani e gatti nel mio grande giardino, conoscerò nuovi amici e andrò in una scuola più prestigiosa di quella in cui andavo, i contro sono che non vedrò più i miei amici, la mia scuola e le spiagge in cui sono cresciuta.

Mi sono persa in questi pensieri per ore e ora che sono arrivata non sto più nella pelle!!! Voglio vedere la mia nuova casa!!

Il giardino è meraviglioso, la piscina è enorme e la casa è di un bianco abbagliante. Entro nella grande casa e rimango a bocca aperta per lo stupore… tutti i mobili sono al loro posto lucidi e in ordine. Salgo le scale alla ricerca della mia camera. Entro e per poco non svengo dalla felicità, questa è la camera che ho sempre sognato, con la cabina armadio un letto enorme pieno di cuscini e carta da parati alle pareti, parquet sul pavimento e un meraviglioso tappeto zebrato di pelliccia con sopra un puff rosso a forma di cuore.

prima notte…

Caspita che incubo che ho avuto!! Ero in una casa senza porte né finestre e il pavimento sembrava volermi spiaccicare contro il soffitto. Nell’attimo precedente al mio spiaccicamento una voce profonda mi ha detto: <<io sono il tuo assassino, sei alla fine>>, poi sono morta spiaccicata.

Che sogno terribile, meno male che è una finzione!! Non sono più riuscita a dormire.

Oggi è il mio primo giorno di scuola, chissà come sarà.

Entro nella mia classe, una ragazzina dai lunghi capelli neri e dagli occhi di ghiaccio mi dice: <<Ciao! Sono Jessica, puoi sederti vicino a me se ti va, tu come ti chiami?>>

<<Mia, piacere!>>

<<dove abiti?>> mi chiede.

<<abito nella villa bianca in north college Avenue, la casa numero 45. Te?>>

<<New York street, casa numero 36, tu invece abiti in quella casa con la piscina? Quella con un immenso giardino?>>

<<sì, proprio quella>>

È sbiancata e se n’è andata; non capisco il perché della sua reazione… boh.

Le lezioni sono finite e finalmente rivedo Jessica. Le vado incontro per chiederle spiegazioni e le dico: <<perché prima hai avuto quella reazione?>>

<<perché… beh…la tua casa…>>

<<che ha la mia casa?>>

<<nulla>> mi dice e se ne va.

Torno a casa e medito, faccio i compiti e esausta vado a dormire.

Seconda notte…

Cavolo un altro incubo! Che paura stavolta! Ero in un ospedale e uno zombie mi stava prendendo a coltellate e nell’attimo prima della mia morte la stessa voce profonda ripeteva <<io sono il suo assassino, sei alla fine>>. Il fatto è che non era la zombie a dirlo, ma una persona che non si vedeva, che non c’era nel sogno, era una voce familiare, l’avevo già sentita altre volte ma non riesco a capire a chi appartiene.

Un altro giorno di scuola è iniziato e cerco di fare amicizia.

Una ragazza di nome Marianna si avvicina a me e dopo averla conosciuta le chiedo: <<quella ragazza, Jessica, è strana! Ieri mi ha chiesto dove abitavo e dopo avergli detto che abito nella villa bianca nella north College Avenue è scappata e se n’è andata senza parlarmi più. Non capisco il perché della sua reazione!>>

<<Beh, io, io non so perché ha reagito così, ma so che ci sono strane leggende riguardo a quella casa. Non ne so molto, forse Jessica ne sa molto più di me in questo argomento; nessuno conosce a fondo Jessica perché è un tipo strano, in quanto alle leggende, beh qualcosa ne so, ma Jessica ne sa più di tutti. Questo è sicuro>>

<<quali leggende ci sono?>> inizio a spaventarmi.

<<si dice che circa 14 anni fa, circa un anno prima della nostra nascita, in quella casa vivevano due coniugi e un labrador retriver. Erano una famigliola felice, la donna aspettava una bambina che doveva essere meravigliosa, proprio come i suoi genitori. Ma un giorno, la donna comprò una bambola di pezza, era il misto dei genitori aveva i capelli neri come il papà e gli occhi color ghiaccio come la mamma. Loro si aspettavano che la figlia fosse proprio come quella bambola, graziosa ma allo stesso tempo forte.

Quel che non sapevano era che la bambola nascondeva un enorme segreto, un segreto che nessuno seppe mai svelare, che nessuno scoprì mai.

Giorni dopo l’acquisto della bambola il marito cadde in una strana forma di depressione e iniziò a tremare quasi come avesse il morbo di Parkinson.

La donna lo portò dai dottori ma loro gli dissero che non ci sarebbe stato nulla da fare e che la sua ora era vicina. In preda alla disperazione la giovane coppia si rinchiuse in casa. L’uomo iniziò a diventare violento, menava la donna causandole ferite e lesioni gravi; si dice che fosse posseduto da qualcosa.

Passarono così due mesi e giunta al nono mese di gravidanza la donna partorì una bellissima bambina che era proprio come si immaginavano i coniugi.

Quando la mamma e la figlia tornarono a casa l’uomo era in preda all’ira- era diventato un mostro, per così dire e prese un coltello e la uccise con venti pugnalate al cuore. Era il 20/02/2001.

Nascose poi i suoi resti tra le assi e ricoprì tutto con la carta da parati. Poi scomparve e non si seppe più nulla di lui, né di sua figlia, né del cane.

Dicono che la bambola abbia al suo interno lo spirito inferocito della mamma che si vuole vendicare con chiunque trovi la bambola. E si dice anche che tra le mura di quella casa scorra sangue e che chiunque ci rimanga più di un anno cada nella depressione.>> non so cosa rispondere e le dico: <<Io non ci credo>>

<<come vuoi ma stai attenta>> sono turbata, molto turbata.


Ho passato insonni tutte le notti che sono stata qui.

Penso sempre a quello che mi hanno detto le mie compagne. Anche Annalisa, Matteo, Michelle e Alessio mi hanno detto le stesse cose che mi ha detto Marianna.

Sto facendo un giro nel giardino, ho scorto una cosa in lontananza, vado a vedere. Oh no! No! No! No! È la bambola di pezza! Che faccio ora?! Respira! Respira! Okay beh è solo una leggenda, una leggenda,tranquilla! Uff…

Trentunesima notte…

Mi sono svegliata con la medesima voce che mi ha parlato per tutte le trentuno notti passate qui.

Ma questa volta non ho paura. La voce mi ha detto anche che è intrappolata nei miei sogni e che sono la prescelta.

Questa notte ho sentito anche un'altra voce; una voce femminile che mi ha detto: <<devi rivendicarmi! Io ormai sono dentro di te e farai tutto quello che ti dirò di fare. Tu sei mia! Devi uccidere Jacob e bruciare i suoi resti. Sono stata uccisa.>>

Allora vado ad applicare i miei ordini.

Sto entrando nella camera dei gemelli. Prendo Jacob e lo porto fuori in giardino. A quel punto prendo un coltello e gli trafiggo il cuore. Poi prendo benzina e accendino e gli do fuoco.

Torno nel mio letto e per la prima volta mi addormento.

L’indomani mattina la mia famiglia è in subbuglio. Chiamano subito i carabinieri che iniziano le ricerche, ma io ho seguito alla lettera le istruzioni che mi erano state date e nessuno mi scoprirà!

Sono a casa da sola. Sono le 14.00 e mi annoio. Inizio chissà per qual motivo a volare, sto volteggiando in aria e risento quella voce femminile che mi dice <<vai a tagliare la testa al tuo cane con la motosega e strappagli i bulbi oculari.>>

Vado volteggiando in aria dal mio cane e mentre accendo la motosega gli dico: <<muori stupido cane! Ti odio.>>

Per ampliare la sua sofferenza inizio a tagliarli la testa, ma piano così che posso sentirlo piangere e poi gli strappo i bulbi oculari mentre è ancora vivo. Appena è morto lo sotterro nel giardino dei vicini. <<Ciao bello!>>


Sono passati 2 mesi da quando sono arrivata qua.

Ho trovato nascosto sotto il legno del pavimento della mia camera un vecchio album fotografico. Lo sfoglio e ci sono tante foto della famiglia che abitava qua. Noto però che la coppia non aveva una sola bambina, ma due. Due gemelle diverse. Una con i capelli neri e gli occhi di ghiaccio, l’altra… l’altra è proprio come me. Ha i capelli biondi e gli occhi verdi. La mamma ha gli occhi color ghiaccio e i capelli biondi, il papà i capelli neri e gli occhi verdi. La somiglianza tra me e quella nella foto è notevole. Anche la somiglianza tra Jessica e quella nella foto è notevole. La foto rappresenta due neonate la mamma e il papà felici.

Sento di nuovo la voce femminile

<< io sono la tua vera mamma. Mi chiamo Grace Hudson. Sono morta ormai, tu sei stata adottata. Non ti chiami Mia, ti chiami Margot. E tua sorella è Jessica. È stata adottata anche lei. Si chiama July. Vai da lei e parlale. Non è stato tuo padre biologico a uccidermi. Io non so chi è stato. Scoprilo tu! E rivendichiamo la nostra famiglia.>>

Corro subito a casa di Jessica, o July e le parlo. Le dico tutto. Lei è a conoscenza di tutto. Lei ha la mia bambola, quella uguale a me e dentro di lei regna lo spirito di nostro padre. Anche lui è morto.

Sogniamo la stessa cosa tutte  le notti. E quella voce appartiene a… a… allo zio Mark. Lo zio Mark è mio zio; ma è anche lo zio di Juli. È lui che ha rovinato la nostra famiglia.

Io e July sentiamo la voce dei nostri genitori che all’unisono dicono: <<uccidetelo! Vivisezionatelo.>>

Io e July eseguiamo l’ordine.


Sono passati 5 mesi e la voce della mia mamma biologica mi dice:

<<devi morire. Ucciditi! Anche July deve morire!>>

Ho preso un coltello e me lo sono piantato nel cuore. Ora il mio corpo è per terra e la mia anima sta fluttuando in aria.

Anche quella di july, della mamma e del papà sono qua vicino a me. Facciamo la strage e uccidiamo tutta la mia famiglia e quella di July. È stato bellissimo vedere le loro facce terrorizzate nel vedere le nostre anime fluttuare, e anche vederli soffrire dal dolore è stato stupendo.

Abbiamo rivendicato la nostra famiglia e ora siamo insieme per spaventare e uccidere chiunque vivrà nella nostra casa nel futuro. Muahaha!!

mercoledì 25 febbraio 2015

L'uomo del piccone (Noemi Gioannini)


L’uomo del piccone


Erano gli ultimi giorni di scuola, Michael era per l’ennesima volta di quel giorno, e di quell’anno, preso di mira dai bulli, o meglio dalle bulle, della scuola. Lui era malato mentalmente e spesso aveva delle crisi nervose. Diceva sempre che si sarebbe vendicato ma Rose e Lisa lo ignorarono, ma non sapevano quello che le aspettava…                             
                            
                        
Diversi anni dopo, non si seppe più nulla di quello svitato che aveva giurato vendetta, fino a quel giorno di dicembre. Al telegiornale si parlava di un uomo che era a New York in cerca di vittime, almeno così si diceva in giro. Probabilmente era proprio Michael, ma non si seppe dato che era stato già avvistato ed era coperto con maschera anti gas e armato di piccone. Di sicuro si pensava a un criminale qualunque che voleva avere la sua ascesa. Non si sapeva.
   
Giorni dopo il telegiornale disse che i poliziotti avevano avvistato l’uomo nel paese dove vivevano Lisa e Rose. In quei giorni si respirava aria di inquietudine; le mamme dei bambini spesso non mandavano i figli a scuola e si facevano mandare a casa cibi in scatola per non andare a fare la spesa. La città era terrorizzata.
Un giorno, quello che Lisa e Rose, vicine di casa dalla nascita, non avevano mai pensato si avverò e ci fu un avviso di minacce con lettere e chiamate. Spesso le lettere dicevano:
          Siete state avvisate in passato. Ero sempre triste con le vostre
            chiacchiere ma ora è tempo di passare ai fatti. Addio.
                   


Le due amiche erano terrorizzate al solo pensiero di essere prese di mira. E come tutti, andarono in commissariato: “Signore abbiamo paura. Abbiamo avuto minacce di morte!”
“Lo so signorina stiamo facendo tutto il possibile per arrestarlo”.
Ma le minacce continuavano. Avevano paura.
Giorni dopo ci fu la dimostrazione del suo potere. Lisa entrò in casa di fretta, preoccupata. Ad un certo punto il corpo era là, impiccato con i cavi della luce sul lampadario. Era Fred, il ragazzo di Lisa. La sua gamba era piena di sangue. Sul muro c’era un messaggio scritto con il suo sangue e diceva:


                           Non è ancora finita
Arrivò la polizia ad indagare. C’erano tracce del maniaco. Era certo, era lui.
Il weekend fu tranquillo ma il lunedì ci fu un altro omicidio. Allo stesso modo di quello precedente e con la stessa scritta. Solo che questa volta, la vittima fu il ragazzo di Rose.
Parecchia gente si trasferiva e andava nella c0sta opposta degli Stati Uniti. Anche le due amiche si volevano trasferire. Ma non avevano i soldi, poiché c’era crisi e non volevano uscire di casa con quel pazzo omicida in giro. Dato che non si potevano trasferire, le due amiche pensarono di far benedire la casa.
Del maniaco non si seppe più nulla per due settimane, magari non aveva più voglia di impiccare gente o forse aspettava solo il momento giusto dato che la casa era sotto sorveglianza. La polizia disse che la casa sarebbe stata sotto sorveglianza con delle telecamere. Ma il killer era sempre in agguato nella notte.

Il secondo e il terzo omicidio furono in una sera sola. Fu terribile. Toccò di nuovo alla famiglia di Lisa. Michael aveva preso più picconi e aveva infilzato con essi la mandibola del padre e della madre e una volta uccisi li appese alla porta e con un coltello da cucina tagliò la pancia e tolse gli organi che mise sulla panchina di fronte alla villa. Sta volta non lasciò alcun messaggio. Si sapeva chi erano i prossimi: i genitori di Rose. I poliziotti chiamarono doppie guardie per sorvegliare la casa poiché le telecamere erano state distrutte con proiettili da lontana distanza.

 
Passarono giorni e settimane e la gente era ancora diminuita e di tanto.
I genitori di Rose furono uccisi in una maniera diversa. Erano distesi per terra, nel salone, però avevano facce diverse. Infatti il killer aveva tagliato braccia e gambe a i genitori di Rose, però con ago e filo li aveva rimessi insieme solo mischiati. Infatti il padre aveva braccia della madre e viceversa. La scena era orribile.


Lisa e Rose pensavano che erano destinate alla morte. Però Michael aveva lasciato sempre tracce a ogni delitto. Gli inquirenti erano sempre più vicini al killer per arrestarlo. Ma al killer mancavano solo due omicidi.

Per l’ennesima volta non si fece vivo per mesi. E quindi pensavano che non avrebbe più fatto omicidi e che la vendetta sarebbe stata compiuta, ma come tutte le altre volte era in agguato.

Rose e Lisa erano al supermercato, l’unico aperto della città. C’era poca gente. Era il momento giusto per Michael. Infatti entrò al supermercato e tanto per cominciare uccise le uniche due cassiere che c’erano e poi spense le luci del supermercato. Non poteva fallire. Vagava da solo con il respiro affannoso della maschera anti gas con una torcia accesa. Le due amiche erano molto spaventate e nel frattempo chiamarono la polizia. Gli inquirenti arrivarono in un men che non si dica. Alla fine prima che venissero uccise, Michael fu arrestato e non ci fu più un criminale così devastante.

Gioannini Noemi

martedì 24 febbraio 2015

The killer (Giorgio Gai)

Era una tranquilla mattina di Agosto e io mi ero appena alzato, mi preparai, feci una colazione veloce  dopodiché mi avviai a lavoro. Lavoravo nella sede del giornale più famoso di New York , e mi era appena stato affidato il compito di scrivere e cercare notizie sulla scomparsa di una donna di 45 anni.
Appena arrivato al lavoro posai la mia roba sulla scrivania e guardai gli ultimi aggiornamenti della polizia su internet, il corpo della donna era appena stato trovato in un vecchio stabile abbandonato, l’allarme era stato dato da un passante che aveva sentito delle urla provenire da lì.
Pochi minuti dopo arrivò il mio capo che era già al corrente di tutto e avvicinandosi mi disse: << Indovina che cosa sono riuscito a ottenere>>; io risposi: << Cosa?>> Lui disse: << Un permesso speciale della polizia che permette di visitare il luogo dell’accaduto.>>  Mi balenò un sorriso e gli risposi: << Sei sempre il migliore John!>> Fece anche lui un sorriso di approvazione e disse: << Lo so!>> Scoppiamo in una risata e tornammo ai nostri rispettivi lavori.
Mezzora dopo ero già sul posto con la mia fedele fotocamera in mano, vidi 5 auto della polizia davanti all’ingresso dello stabile. Appena mi avvicinai un poliziotto mi venne incontro intimandomi di andarmene, ma io gli mostrai il pass così mi fece segno di seguirlo e mi accompagnò dentro. Davanti all’ingresso il poliziotto mi chiese: << Lei è una persona facilmente impressionabile? >> Io risposi: << No, perché agente?>> La sua risposta non mi rassicurò molto: << Lo scoprirà presto >>.
Mi accompagnò in una stanza dove vidi gli uomini della genetica. Il poliziotto li fece spostare per farmi vedere. Accasciata a terra c’era una donna completamente smembrata: aveva quasi tutti gli arti amputati tranne una gamba che però aveva segni di tentata amputazione, la faccia aveva evidenti segni di contusioni e un occhio era fuori dall’orbita, la pancia era completamente aperta e le budella erano per metà sul pavimento. Alla vista di quello spettacolo orripilante mi venne lo stimolo di vomitare e corsi in bagno.
Quando tornai nella stanza vidi tutti gli uomini della polizia uccisi, non feci in tempo a voltarmi che sentii un oggetto freddo e appuntito penetrarmi nella schiena e uscirmi dalla pancia, subito dopo sentii un dolore lancinante, e mi accasciai a terra, riuscii ancora a intravedere una figura, che sembrava un’ombra, dopo di che chiusi gli occhi.   

 

lunedì 23 febbraio 2015

I cani scomparsi (Francesca Boasso)


Tutto iniziò una sera d’estate,in cortile, stavo giocando con il mio amico cane.

Erano quasi le 20.00 e mia mamma mi chiamò per la cena.

“Clara sbrigati che se no si fredda il piatto”… guardai il mio bellissimo maremmano tanto grande quanto buon,ed esclamai:”Non preoccuparti Marçel , torno fra poco..!” Finita la cena corsi di nuovo sul prato  aspettandomi di trovarlo a giocare; ma trovai per terra solo il suo guinzaglio.

…Ebbi subito un brutto presentimento e corsi a chiamare i miei genitori…

Lo cercammo per tutta la casa e in tutto il vicinato, ma niente.

Nel parlai con delle mie amiche, che vivevano a pochi isolati da casa mia.

Mi dissero tutte quante la stessa cosa: anche i loro cani erano spariti la notte precedente! Una coincidenza troppo strana.

Avevamo tutte un unico obbiettivo: ritrovare i nostri amici a 4 zampe!

Incominciammo subito le ricerche tutti insieme, accompagnate dai nostri genitori. I giorni passavano ma dei nostri cani non c’era nessuna traccia!

Una sera restammo per strada fino a tarda notte e i miei genitori decisero (insieme a quelli delle mie amiche) di tornare a casa e di riprendere l’indomani mattina.

All’ora stabilita  pronti per l’ennesima ricerca.

Qualcosa non andava però: mancava la mia amica Adele e i suoi genitori…

Cercammo di contattarli per telefono, e poi andammo a casa loro.

Spariti anche loro come neve al sole!

Disperati e senza capire cosa stesse succedendo nella nostra zona, invano passavamo un’altra giornata nella disperazione.

Tornati a casa anche quella sera senza aver raccolto nessun indizio, mio papà notò un particolare che le altre sere non aveva considerato molto. Il nostro vicino tornava  a casa sempre dopo di noi.

Che fosse appena passata l’ora di cena oppure in tarda serata…

Come se ci seguisse e ci controllasse. Mio papà insospettito da questo particolare, senza farsi notare, studiò per qualche giorno i suoi movimenti…

Una mattina aspettò che andasse via per qualche ora e con grande coraggio si intrufolò in casa sua.

In garage, impigliato sotto un mobile vide il collare di Marçel!

Poco più in là una botola nascosta da un tappeto.

Non ebbe il coraggio di aprirla e corse fuori.

Chiamò la polizia e spiegò i propri sospetti…

Gli investigatori aspettarono che il nostro vicino tornasse a casa e piombarono in casa sua. In quella botola trovarono i corpi dei tre cani scomparsi, e cosa ancora più grave e sconvolgente i corpi della mia amica Adele e dei suoi genitori Ugo e Linda.

Ancora oggi passati tanti anni tutti noi pensiamo sempre a questa orribile tragedia; ricordandoci che persino le persone più insospettabili possono essere in realtà degli spietati assassini!

                

                                                                                              BOASSO FRANCESCA

sabato 21 febbraio 2015

Un Halloween da brivido (Stefano Bessone & Davide Baretta)

Alessandro, il 25 ottobre, una settimana prima di Halloween aveva festeggiato con la sua famiglia il compleanno di suo cugino, e ne approfittò per abbuffarsi tra le patatine e le bevande, mangiando anche cose pesanti come la pizza ai carciofi.
 
Alla sera andò a dormire con lo stomaco pieno, anche se si sentiva poco bene e gli veniva voglia di vomitare; durante la notte cominciò a parlare nel sonno raccontando cosa stava sognando nel suo incubo, cominciò ad urlare così tanto che svegliò tutto il vicinato, e sua madre quando lo sentì andò subito nella sua camera e lo svegliò. Lui ringraziò sua madre di averlo svegliato perché stava sognando un incubo da cui non riusciva a scappare, non riusciva a svegliarsi.

 
Al mattino si svegliò , e quando si era riaddormentato non aveva più fatto l’incubo, ma aveva dormito bene e non aveva anche digerito tutto il cibo della sera prima. Al pomeriggio per non pensare a quello che gli era successo la notte prima, andò a giocare dal suo amico Andrea, che aveva un prato enorme attrezzato di tutto per giocare a calcio, e c’erano anche i suoi amici Luca e Simone, e tutti insieme giocarono.
 
 
Dopo venti minuti fecero una pausa e cominciarono a raccontarsi le cose più strane che avevano fatto o sognato, e Alessandro raccontò del suo sogno e tutti si misero a ridere. Il sogno era che ad Halloween tutti e quattro erano andati a fare dolcetto e scherzetto dopo essere andati a casa di Simone, e che durante la camminata erano così presi a camminare e scherzare che il tempo volò e uscirono dalla loro città; senza nessun panico si affidarono a Luca che anche se sapeva bene a memoria tutte le strade anche fuori città si persero e finirono in un bosco, e stavolta nel panico cominciarono a camminare per trovare una via d’uscita, si divisero in due gruppi da due per trovare più velocemente un’uscita e un gruppo andò verso nord e uno verso sud. Un gruppo era formato da Alessandro e Andrea e l’altro da Luca e da Simone; quello di Andrea e Alessandro stava filmando tutta la strada che percorrevano, così se avessero trovato la via d’uscita sarebbero tornati indietro per dirlo all’altro gruppo che invece non stava neanche provando a cercare la via.
 

Il primo gruppo trovò finalmente l’uscita e con il video tornarono indietro per trovare l’altro gruppo; ma quando li trovarono non erano nel migliore stato: erano morti con le braccia tagliate e la testa tagliata a metà… La notte seguente e in tutte quelle successive fino a quella prima del giorno di Halloween andò avanti a sognare quell’incubo e ogni notte solo fino al punto dove la mamma lo svegliò giorni prima. Arrivò il giorno di Halloween e andò a casa di Simone per festeggiare la festa e per mangiare una pizza a casa sua, e alla sera visto che a calcio non potevano giocare e non potevano neanche stare sempre sui videogiochi, uscirono per fare dolcetto e scherzetto. Cominciarono con due o tre case ma dopo un po’ cominciarono ad annoiarsi anche perché due volte su tre non gli davano dolcetti; allora cominciarono a camminare e tra scherzi e risate il tempo cominciò a volare e arrivarono le 10 insieme al buio pesto. Luca voleva approfittare del buio e di Halloween per andare nel bosco fuori città per vedere se gli altri sono coraggiosi come lui; Simone senza troppe esitazioni accetta, Andrea accettò anche lui pensando al sogno che Alessandro aveva fatto anche se era solo un incubo; mentre invece Alessandro era il più fifone ma quello con più buon senso, soprattutto dopo il sogno che l’aveva turbato per notti intere; e quindi si ritirò; ma cominciarono a stuzzicarlo dicendogli che era un fifone e rassicurato dal suo migliore amico Andrea che gli disse che nulla poteva andare storto, accettò anche lui. Tra risate e scherzi approfittando del buio, si addentrano nel bosco, ma si perdono e non sapendo più la via d’uscita vanno nel panico, Andrea propone di usare i cellulari ma quello di Simone è scarico mentre quello di Alessandro non prende, allora decidono di dividersi in due gruppi per coprire un campo più grande e così per trovare l’uscita più facilmente. I gruppi erano formati uno da Andrea e Alessandro e l’altro da Simone e Luca; Alessandro cominciò ad avere paura perché tutto era come il suo sogno, aveva paura di scoprire come finiva il suo sogno. Cominciò però ad approfittarne e come nel suo incubo prese il cellulare e filmò tutta la strada mentre invece l’altro gruppo che doveva essere in teoria il più coraggioso si stava disperando. Dopo una mezz’oretta cominciarono a sentire rumori strani ma non ci fecero caso e dopo dieci minuti trovarono la via d’uscita. Anche se felici di essere fuori dal bosco, dovevano ancora tornare indietro per avvisare l’altro gruppo usando il video del cellulare; ma quando erano quasi arrivati dove erano prima il cellulare si spense per batteria scarica e dovettero cercarli senza sapere dove erano e soprattutto senza sapere la via che il cellulare gli diceva. Si avventurarono nel bosco alla cieca cercandoli finché trovarono due corpi che sembravano quelli dei loro amici, ed erano proprio loro ma con le braccia piene di sangue e il cranio spaccato a metà. Allora cominciarono a scappare senza una meta precisa sapendo solo che dovevano allontanarsi il più possibile da quel posto; non volevano morire come i loro amici, e non volevano neanche scoprire la fine del sogno che finora si era praticamente avverato; in quel momento rimpianse che sua madre l’aveva svegliato durante l’incubo, perché almeno avrebbe saputo dove andare per evitare la morte certa, e rimpiansero insieme di essere andati nel bosco ascoltando i loro amici che pur essendo coraggiosi, erano soprattutto stupidi.     
    
 
Mentre rimpiangono tutto cominciano a sentire dei rumori, cominciano a scappare e da dietro un albero spunta un’ascia che era praticamente all’altezza della gola di Andrea, e venne decapitato; allora Alessandro cominciò a scappare ma l’assassino che aveva un’ascia ed era più veloce di lui, gli conficcò l’ascia nella schiena.
 

Istinta (Michela Avramo)

….Dalla mia rabbia non mi sono neanche presentata, sono Istinta e ho 16 anni, sì, come avete notato ho un nome piuttosto strano, deriva da una mia zia che è mancata quando avevo 15 anni, sì, beh, l’anno scorso. E’ morta per idrocarbogenerticalmentalisticazione, strano che oggi me lo sono ricordata, comunque è una malattia che proviene da diversi germi che ti si infilano nel corpo e ti mangiano tutta, pensate lei era alta 1,90 e quando è morta era solo più 1,20, ovvio da ricordare, questi germi sono pericolosi solo per gli astronauti che escono dal pianeta pensando di essere degli eroi. Io non sono preoccupata, tanto, pff… mica uscirò dal pianeta Terra, tutto questo mi fa ridere, sono cose impossibili. Ma dai, non parliamo di queste cose, ma fa un po’ paura.

Vi racconto un po’  di me, io frequento un liceo, anche se non vado molto bene a scuola, sono un po’ pelandrona, non ho mai voglia di far niente, solo sempre computer, telefono e letto. Vi sembrerà noioso, ma niente affatto è stupendo. Parlando di scuola, ne ho 10 sotto su 11, direi che resterò bocciata e dire che ho scelto questa scuola per amici e amiche che manco saluto più. Lì vicino alla scuola c’è una stazione, dove ci sono persone che è molto meglio non incontrare, va beh ve lo dico: io vado a spacciare droga lì, sto cercando di smettere, ma è piuttosto difficile! Sono depressa, ogni giorno arrivo a casa, e mi trovo madre, fratelli e padre che mi urlano dietro, ormai della mia esistenza non importa più a nessuno, non ne posso più, vi dico anche che mi taglio, ho sempre detto che mi faceva schifo prendere un coltello e farmi quei taglietti insignificanti, ma ora che lo faccio anche io ho capito che chi lo fa lo fa solo per sfogarsi. Ma lasciamo perdere questo, io ho un fratello che è adorato dalla mia famiglia, al contrario di me, lui a casa è una persona solare e allegra, ma in giro, avete presente gli Emo? Ecco quegli esseri vestiti di nero, con i capelli sugli occhi, blé mi fanno solo schifo a vederli, per non parlare di mia madre che ho scoperto che prende degli appuntamenti a casa con degli uomini. E’ una famiglia ormai separata, ognuno fa quel che vuole in qualsiasi momento della giornata. Va beh, ormai non si può cambiare la vita.



….Incominciò tutto da una lettera, alle 4 del pomeriggio un certo uomo suonò il campanello, e mi diede una lettera, ho letto solo 4 caratteri: “NASA”; da qua mi venne il sangue agli occhi, anche per l’avvenimento avvenuto a mia zia.
Ero preoccupata, anche perché se gliela facevo vedere a mia mamma, mi mandava a quel paese, a mio papà ancora peggio quindi me la sono tenuta per me pensando che fosse uno scherzo.
All’indomani si presentò qualcuno sotto casa mia, io gli aprii la porta e mi diede un mazzo di rose, me le sono prese e sono corsa in camera. Già il secondo giorno che arrivò a casa mia non lo sopportavo più, era un uomo molto impulsivo.

Quattro giorni dopo sentii suonare al campanello, aprii la porta e non vidi nessuno, la richiusi e qualcuno suonò, allora aprii un’altra volta, non c’era nessuno allora dato che mi ero rotta, sono andata in cucina e vidi tutto che volava, coltelli, forbici, tavolo, sedie, e mi girai, c’era mio padre impalato che fissava il fuoco, sono scappata e pensare che pensavo che c’era solo il mio papà sano in questa famiglia orribile. Mi sono chiusa in camera, ho lasciato la porta aperta, ormai nulla poteva farmi sorridere. Mio padre è posseduto? No, non è possibile. Passai del tempo a farmi delle domande tra me e me, ma la preoccupazione saliva sempre di più. Con molta cautela scesi giù e mio padre era sparito, girai un po’ per la stanza ma niente, fino ad un certo: “iahuu”, mi sono spaventata, c’era mio papà attaccato al soffitto che andava avanti e indietro su quel soffitto pieno di ragnatele, andai al piano di sopra e c’era mia mamma con l’aspirapolvere acceso che puliva la sua camera, la camera dei miei genitori è sopra la cucina; avevo capito tutto, mio papà aveva qualcosa nel corpo come una calamita e il suo corpo era aspirato dall’aspirapolvere di mia madre, meno male che c’era qualcosa che li separava.

Alla sera restai a casa da sola, i miei andarono a cena via, e mio fratello anche. Restai un po' spaventata dall'avvenimento avvenuto nel pomeriggio, ma va beh cercherò di non farci più caso. Avevo un po' di paura a restare a casa da sola, ma dato che avevo tutta la casa con le pareti in vetro, mamma mi disse: "Se hai paura guarda fuori".

lo la prima volta guardai fuori e riflesso nella vetrata vidi un pagliaccio, mi spaventai e mi nascosi sotto le coperte. Dopo un po' cominciai a giocare alla Wii e non ci feci nemmeno caso a quello che avevo visto. Anzi stavo pensando a quel tizio che per un po’ di giorni si era presentato sotto casa, ma va beh, meglio così. Dopo alcuni minuti mi riprese la paura e guardai fuori, il pagliaccio era sempre più vicino, scappai in camera e chiamai mia madre, era irraggiungibile, si vede che non rispondeva più dopo tutte quelle chiamate che le avevo fatto un po' di sere prima. Allora riguardai dalla finestra e avevo una mano appoggiata sulla spalla, urlai, ma qualcuno mi fece svenire all'istante....

...il giorno seguente ero ancora viva, però c'era qualcosa di strano, c'era un certo silenzio nella casa, scesi giù e mi ritrovai i corpi di mia madre, padre e fratello lì per terra, c'era tutto insanguinato, divano, sedie e addirittura c'era un coltello, era lungo 80 centimetri, corsi via ma non ebbi il tempo di scappare che mi ritrovai il pagliaccio davanti con lo stesso coltello, e non seppi più quel che è successo perché la mia anima andò in cielo e io mi ritrovo qui con tutte le persone che hanno fatto del male, sto pagando dalla prima sciocchezza che ho fatto all'ultima e non so se mai incontrerò la mia famiglia...

mercoledì 28 gennaio 2015

Capodanno da incubi (Enrico Avramo)


Erano le 6.oo del mattino, un cielo molto buio e brutto, in un posto vicino a New York c’era una casa abbandonata e appena uno la guardava faceva molta paura.

Era il giorno di capodanno e tutti andavano a comprare maschere e altre cose. In questa casa abbandonata vivevano tre persone, che si trasformavano in uccelli cattivi e quando aprivano la bocca sputavano fuoco.

Al telegiornale si sentivano già delle voci di questi tre uccelli, ma tutti pensarono che non facevano niente.

Erano le 18.00 e gli uccelli stavano programmando il piano per la lotta.

L’ora non passava più… infine arrivarono le 23.55, le persone uccelli erano andati dentro a una piccola casetta, ma ecco che scattarono le 24.00, e tutti iniziarono a sparare petardi, fumogeni ecc… gli uccelli arrivarono e incominciarono a sputare fuoco e fecero morire tante persone e infine  un poliziotto molto arrabbiato cercò con il suo fucile di beccarli, ma non riuscì e morì poi anche lui.

Insomma fu un capodanno da incubi.

martedì 27 gennaio 2015

Horror Spirit (Alice Antonucci)

Stavo tornando a casa dal mio solito allenamento di pallavolo.


Sono le 20.30 ed io, Francesca Pecora,
sono ancora in mezzo ai boschi per cercare la mia bellissima villetta in fondo al vicolo. Cammino quando ad un tratto mi inciampo in una grossa pietra: <<Ahia>> grido e sento solo il rimbombo della mia voce. Mi guardo il piede, lo scopro e quando lo scopro trovo una grossa ferita. Mi rialzo e mi riavvio verso casa. Ad un tratto sento, no anzi scorgo tra gli alberi uno presenza, che non sembra umana… mi spavento e inizio a correre, corro anche se la ferita mi brucia. Vedo la mia casa a pochi metri, ma c’è qualcosa che mi offusca la vista: sembra…no anzi è uno spirito… provo a toccarlo, ma la mano trapassa attraverso il suo corpo. Inizio a gridare e mi accorgo che non sto risolvendo niente, allora smetto. Alzo la testa per controllare se era vero e vedo un’ombra bianca, che ha vestiti strappati e che a un certo punto mi dice: <<Vieni da me Francy, vieni da me piccola mia!!>>

 

Ho i brividi, riesco a malapena a respirare… recupero la mia borsa caduta a terra e inizio a scappare, lo spirito mi insegue e ci metto tutta me stessa per correre più veloce che posso. Dopo 5 lunghi minuti finalmente arrivo a casa mia, mi volto e vedo che lo spirito non c’è più.

Entro in casa madida di sudore e ancora tremante. Mi svesto e mi siedo sul divano, mi copro la faccia col cuscino e inizio a piangere. Dopo un po’ di tempo qualcuno mi toglie il cuscino dalla faccia, apro gli occhi e vedo mia sorella, Lucia, davanti a me che parla al telefono con il suo fidanzato, Marco, e che scocciata mi chiede: <<Che hai?>>

<<Non sono affari tuoi!>> le rispondo io fredda. Lei se ne va e subito dopo arriva mia mamma: <<Che hai piccola mia? È andato male l’allenamento? Perché piangi?>>

 
<<Ciao mamma sei gentile a preoccuparti per me ma…non è successo nulla di tutto questo…>> e con molta calma le spiego tutto quello che mi è successo 3 minuti fa. Appena ho finito di parlare lei mi dice: <<Sapevo che tutte questo sarebbe accaduto>> e se va arrabbiata senza dire altra parola.
Mi rimetto a piangere e dopo 3 secondi sento una voce che mi chiama: <<Francy, Francy, svegliati è pronta la colazione! Muoviti che non ho voglia di aspettare sempre te…io ho fame!>> mi sveglio e mi sento strana… dopo essermi svegliata per bene capisco che per fortuna era solo un sogno…meno male! Scendo veloce a fare colazione e trovo Lucia che, come sempre, parla al telefono con Marco, Paolo e Pietro (i due gemelli della famiglia) che invece si stanno abbuffando come bufali. Mi siedo e mangio con tranquillità. Quando ho finito mi vado a stendere sul divano, ma appena mi siedo inizio a sentire un fastidio madornale alle orecchie; provo a tapparmele, ma niente il rumore non se ne va. Allora inizio a ribellarmi, chiamo mia mamma, me le tappo, me le ritappo, inizio a gridare e finalmente il rumore non si sente più. “Che strano” penso tra me e me.
Vado in camera per prendere la cartella, torno giù e mi avvio per i boschi, verso la scuola. Sono a metà strada circa e vedo qualcosa davanti a me; chiudo gli occhi, faccio un bel respiro e quando li riapro la vedo sempre più vicina, sembra un animale, un animale feroce. Comincio ad urlare, provo di nuovo a chiudere gli occhi, li riapro e non vedo più niente, ci sono solo miglia e miglia di alberi davanti a me; dev’essere stata un’allucinazione.


Dopo 10 minuti arrivo a scuola, entro in classe e non vedo la mia migliore amica, neanche le mie 7 amiche del gruppo e neanche il ragazzo che mi piace, Jason. Mi sto iniziando a preoccupare. Cerco il più possibile di non pensare a tutte le cose che mi sono successe e mi siedo davanti alla cattedra. Quando finalmente è finita la scuola torno a casa, ma stavolta decido di prendere la strada sterrata, così almeno non mi può succede nulla di strano.

Invece mi sto sbagliando: appena metto un piede dentro a quella strada cado in una buca “invisibile”. Non riesco a tirarmi su e cerco di dimenarmi, ma niente, non riesco ad uscire. Ormai la buca mi sta risucchiando e non mi viene altra soluzione. Cerco di pensare, ma non ho idee. Mi metto a piangere, per sbaglio comincio ad urlare e stranamente mi ritrovo di nuovo con i piedi sulla ghiaia.

Guardo l’ora: sono le 4.10. <<Cavolo sono in ritardo!>> allora mi metto a correre. Arrivo a casa, entro e non vedo nessuno. <<È strano, di solito a quest’ora mia mamma c’è sempre, e oggi è pure martedì e quindi né i gemelli né Lucia hanno allenamento. Ma che sta succedendo?>> mi chiedo. Vabbè magari saranno in giro. Cerco di non pensare neanche a questo, faccio merenda veloce e subito quando ho finito vado di sopra per prendere la borsa di pallavolo. Apro l’armadio e subito non la vedo; provo a cercare in tutta la casa, ma niente non c’è da nessuna parte. Molto preoccupata prendo il telefono e chiamo mia mamma. “Drinnnn…Drinnnn…Drinnnn” ma non risponde. Prendo il mio cuscino preferito e inizio a sbatterlo di qua e di là. A un certo punto mi cade a terra, mi chino per raccoglierlo e appena abbasso la testa sotto il mio letto scorgo una curiosa cosa di colore blu. “Sembra la mia borsa!” alzo le coperte, e mi infilo sotto il letto. <<Aiutooooo>> grido. C’è una grossa mano sporca e senza unghie che mi sta fermando la circolazione nel braccio sinistro. Provo a dargli duo colpetti, ci sputo sopra, la mordo, ma niente non si vuole proprio levare!


Allora, come sempre, mi metto ad urlare e in un batter d’occhio la mano sparisce dalla mia vista. “Per un pelo” e finalmente trovo la mia bellissima borsa. La prendo, ci metto all’interno scarpe e ginocchiere e mi avvio verso la palestra, questa volta però con la bicicletta.

Per una volta arrivo sana e salva in palestra. Velocemente entro, mi cambio e inizio l’allenamento.
Dopo 3 lunghissime ore di esercizi, addominali e flessioni finalmente me ne torno a casa; anche questa volta senza essere stata “mangiata dagli alieni”. Entro in casa con la mia solita stanchezza e di nuovo non vedo nessuno. Provo a controllare in cucina e finalmente vedo Lucia! Le vado incontro e lei mi grida: <<Stai lì dove sei non ti avvicinare sono un mostro!>> <<Ma che ti succede Lucy tutto a posto?>>
<<Sì certo, non ti immischiare nei miei affari sono già abbastanza seccata di mio…>>
Non ha neanche finito la frase che io me ne ero già andata via…quando è seccata meglio lasciarla stare. “Però voglio vedere che combina, quindi la vado a spiare!” apro un pochino la porta della cucina e non la trovo più. “Uffa che barba prima è in un posto poi nell’altro…uffa…ma quando è che se ne va a vivere con Marco? Non la sopporto più!” Finita la mia osservazione importante (per me) ma crudele la vado a cercare in bagno, il suo posto preferito! Apro di poco la porta e la guardo, la fisso, i miei occhi si incrociano con i suoi. Ad un tratto i suoi occhi diventano rossi, rosso fuoco e vedo che le sue mani si stanno congelando. La osservo bene, si gira, mi guarda fissa negli occhi, ma non reagisce, mi continua a fissare e vedo che la sua faccia sta diventando verde, verde mela…la continuo a fissare, lei si gira verso il gabinetto lo prende come se lo stesse per rompere e ci vomita dentro. A me non fa per niente schifo e quindi continuo a guardarla con gli occhi spalancati. Ha finito di vomitare si gira e mi guarda di nuovo dritto negli occhi. Io osservo la sua faccia; non ce l’ha più verde, ma bianco pallido. La osservo bene da cima a fondo: è vestita da sguattera, con le mani che si stanno per staccare, i cappelli alla Crudelia De-mon e gli occhi gialli canarino. Le scarpe da ginnastica con mezzo piede fuori sporco lurido. Beh direi che è posseduta.



Distolgo immediatamente lo sguardo, chiudo la porta, aspetto 5 minuti con l’ansia e la paura che mi stanno salendo sullo stomaco e la riapro piano piano. La apro e la vedo tranquilla che si guarda allo specchio vestita normalmente, come se nulla fosse successo.   

Mi sto iniziando a preoccupare, anzi in verità sono alquanto spaventata, ma non riesco a pensarci molto perché ho un terribile mal di pancia. Provo ad andare al bagno, ma niente. Ora ho anche una terribile voglia di vomitare, allora mi stendo nel letto. Mi addormento e dopo 2 ore mi risveglio sul divano della cucina…<<Chi è che mi ha spostato dal letto al divano?>> chiedo io, ma mi sembra di parlare con i muri perché non vedo, di nuovo, nessuno. <<Ti sei spostata da sola amore mio!>> dice ad un tratto una voce che mi pare famigliare…la voce di mia mamma!

 
“Ma da dove proviene?” mi chiedo io preoccupata. Vado a controllare in cucina, in camera da letto, nello studio, nel bagno, nella sala giochi, nella sala degli ospiti, nel secondo bagno, nella sala da pranzo, nel salotto più piccolo e anche in giardino, ma non trovo nessuno. Mi spavento a morte anche perché un secondo prima sentivo mia sorella parlare con Marco. Rientro a casa, prendo la mia borsa di Armani, mi infilo velocemente le mie Hogan e il Moncler e parto di corsa da casa per andare dalla mia migliore amica, Marta. Per sbaglio mi dimentico di prendere la bici, quindi vado a piedi.


Decido di passare nel bosco perché voglio vedere cosa succede. Cammino e a metà strada scorgo di nuovo qualcosa di strano. Sembra l’animale che ieri mi veniva incontro. Provo a chiudere gli occhi e quando li riapro non vedo più niente, solo alberi e cespugli; però sento che c’è ancora una presenza…una presenza che non sembra umana, o forse sì non lo so. Cerco di non pensarci e vado avanti.

Dopo un po’ di tempo finalmente vedo la casa di Marta, corro e arrivo là sana e salva. Quando arrivo davanti alla sua porta provo a bussare, ma non mi apre nessuno; allora suono, 1,2,3,4,5,6,7 volte, ma no…nessuno mi viene ad aprire. Guardo in alto e vedo che tutte le luci sono accese. <<Visto che nessuno mi apre provo ad entrare dalla finestra!>> esclamo al vuoto. Inizio a scavalcare balconi contro balconi finché finalmente arrivo alla porta della sua camera. Busso, busso, busso e ribusso, ma sembra che Marta non c’è. Purtroppo non riesco a vedere oltre la porta perché ci sono le tende allora provo a spingerla e finalmente si apre. Entro e sembra tutto normale; a parte qualcosa di insolito sotto le coperte. Con l’ansia addosso provo ad alzarle e vedo un corpo, un corpo che sembra un cadavere.



<<Oddio>> grido io senza pensarci. È veramente orribile. È steso sul letto di Marta, probabilmente stava mangiando della pizza perché ci sono resti di pomodoro sul pavimento. Sembra…sembra sua madre…Oddio! Provo ad annusare il cadavere ed ha un buon profumo…<<È il profumo di Dior che ho regalato io a Marta e che spesso si metteva la mamma…forse è veramente lei…>>; mi sto veramente preoccupando, mi allontano e mi avvicino alla porta senza controllare. La apro e mi butto giù dal balcone. Non so perché l’ho fatto, ma sono talmente spaventata che il mio cervello non sa più cosa pensare!

Mi calmo, o almeno cerco di calmarmi. Mi riavvio verso casa e mentre sto camminando per il bosco vedo di nuovo in lontananza quell’animale odioso. Mi fermo e decido di affrontarlo. Mi siedo sul prato umido e aspetto. L’animale non si muove, allora decido di alzarmi e andargli incontro. Inizio a camminare verso di lui e più gli vado vicino, più mi viene da vomitare. Decido di fermarmi, non ce la faccio più. Sento un blocco in gola e, se non basta, ho anche l’ansia. Mi fermo. Prendo una boccata d’aria e chiudo gli occhi. Quando li riapro, come era successo ieri, mi ritrovo “l’animale” davanti agli occhi. Faccio un salto e decido di non correre, mi metto solo ad urlare perché quella roba non è un animale, ma uno…uno spirito. <<Mamma, Mamma, Mamma>> grido più forte che posso. Sono vicinissima a casa e quindi mi dovrebbe sentire, ma non vedo nessuno che arriva. Mi volto di scatto e vedo quello spirito dietro di me, mi sta per toccare, allora io mi metto a correr verso la porta, l’ho quasi raggiunta, eccola finalmente.



Afferro la maniglia, ma non si apre. <<Apriti!>> urlo spaventatissima. Lo spirito è sempre più vicino a me! Sforzo la maniglia, provo ad urlare ma non si apre. Allora decido di provare a romperla, le tiro calci, pugni, quando finalmente riesco a fare un grosso buco in mezzo. Entro e vedo la casa tutta in disordine e sento qualcuno urlare, sono i miei fratellini. Sembra provenire da sopra. Vado a controllare e sì, sono loro e con loro c’è Lucia che sta cercando di liberarli perché hanno intorno alla bocca delle corde e sono legati alla sedia. Fisso Lucia per capire cosa sta cercando di fare e appena lei mi guarda dritta negli occhi gli diventano rossi e inizia a picchiare i fratellini. Mi sta per venire un attacco di panico. Mi arrabbio e inizio a picchiare Lucia, lei mi tira un pugno in faccia e io sono sempre più incavolata. Allora scendo le scale, vado in cucina, apro il cassettino e prendo quel famoso oggetto che taglia. Lo prendo, vado di sopra e vedo Lucia che sta di nuovo picchiando i fratellini. Sono al limite della collera, afferro il coltello e con un colpo netto taglio la mano a Lucia.

Lei inizia a sanguinare e vedo che la mano si sta ancora muovendo, allora la accoltello fino a frantumarla. Non so cosa mi sta succedendo, ma è come se qualcosa mi sta comandando, contro la mia volontà. Mi calmo e cerco di non pensare a tutte le cose che stanno succedendo. Vado in bagno, mi guardo allo specchio e vedo qualcosa nei miei occhi, vorrei chiuderli, ma non ci riesco, allora con la forza della mente cerco di scacciare via quell’orribile creatura che vedo nei miei occhi, ma non ci riesco.

Esco dal bagno e vado in salotto dove vedo lo stesso spirito che mi perseguitava nel bosco prendere Marta per il collo. <<Lasciala stare!>> grido infuriata, lo spirito ad un tratto si tappa le orecchie con i piedi. <<Ma cosa sta succedendo?>> mi chiede Marta in lacrime. Comincio a piangere anche io e con un forte bruciore al cuore le rispondo: <<Non lo vedi quello spirito? Ti sta strattonando! Cerca di dimenarti!>> <<No! Io non vedo nessuno spirito! Però ho qualcosa al collo che mi dà un fastidio tremendo, mi sta soffocando e non capisco cos’è!>>; non le rispondo e corro in cucina. Prendo un fazzoletto e glielo porgo. Lei mi tira uno schiaffo sulla bocca e io mi infurio. Vado a riprendere il coltello pieno di sangue per le scale e non sopporto più di vedere Lucia che tratta male i fratellini, allora afferro il coltello e glielo lancio dritto nel cuore. Subito mi volto, recupero il coltello e scendo le scale. Quando arrivo davanti a Marta non ce la faccio, è più forte di me, devo ucciderla.


Ora ho capito cosa mi succede, perché c’è una parte di me che non vuole ucciderla per nulla al mondo e invece c’è qualcosa che mi costringe ad ucciderla! Ora ho capito tutto…ma prima devo ucciderla!

Afferro il coltello e senza guardare lo lancio a caso e, indovinate, becco proprio il suo cuore. Cade a terra come un sacco di patate.

Ho la bava che mi esce dalla bocca, gli occhi rossi, sono mezza gobba e ho una voglia tremenda di ammazzare qualcuno.

Ad un certo punto capisco che lo spirito che mi perseguita è mia mamma. Perché è davanti a me ed è uguale a lei…anzi no è lei! <<Ma…ma…tu sei mia mamma?>>
<<Brava finalmente ci sei arrivata!>>
<<Ma che mi sta succedendo mamma?>> cerco di dirle io piangendo
<<Hahahahaha certo che sei proprio tonta. Io sono morta da ormai 10 anni, e riesco a essere ancora umana grazie ad una persona… ma quando voglio posso diventare uno spirito ed entro nelle persone che mi incuriosiscono e per fortuna ho solo un difetto…le urla! Vabbè comunque stavo dicendo che tu sei una di quelle! Mi dispiace ma…ti ho posseduta e non riesci a controllarti…>>; a sentire quelle parole mi viene un attacco di panico. Vado in bagno, mi guardo allo specchio e non sono più la Francesca che tutti conoscono, ma un’altra persona. Mi spavento e corro dallo spirito; mentre scendo le scale inizio a bestemmiare e a urlare, sperando che lo spirito se ne vada e mi faccio paura da sola. Entro in cucina e lo spirito non c’è. Mi giro di scatto e me lo ritrovo a 2 metri di distanza; “Non ha funzionato” penso. Lo guardo con la faccia arrabbiata e, non so il motivo, scoppio in lacrime. Ho la tentazione di prendere quel coltello e allora lo afferro. Non capisco che messaggio mi vuole inviare il mio corpo. Prendo il coltello e lo lancio dalla finestra. Scoppio in lacrime mentre lo spirito mi prende per mano e mi porta con lui. <<Dove mi porti? Lasciami stare>> e inizio a gridare. Ma lo spirito si tappa le orecchie e continua tranquillo il suo percorso.
<<Vuoi stare zitta?>>, allora io obbedisco e chiudo la bocca. Mi guardo intorno: la mia casa è tutta disordinata con 2 cadaveri e 2 persone vive che non so neanche che fine faranno, ma io lo so che fine farò io: la fine del diavolo, lo so per certo!


Sono ormai passati 30 anni, e io vivo ancora nell’inferno con la speranza che un giorno potrò rivedere il mondo reale.

  

Alice Antonucci