sabato 9 maggio 2015
martedì 5 maggio 2015
Un altro muro. Racconto di Beppe Fenoglio
Un altro muro
Max, un giovane soldato partigiano viene
catturato dai fascisti e in cella incontra un altro partigiano, chiamato
Lancia.
Max camminava davanti ai soldati, arrabbiato con
i suoi amici perché l’avevano convinto a fare il partigiano, pensava che l’avrebbero fucilato, e perso in
questi pensieri arrivò al carcere. Arrivato ad una porta scese le scale e
arrivò in un corridoio poco illuminato e freddo. Lo chiusero in una cella e
solo dopo che ebbero chiuso a chiave la porta si guardò intorno, faceva freddo
ed era buio; ad un certo punto intravide una figura umana che gli chiese se
anche lui era partigiano e se gli era andata male come a lui.
Si misero tutti e due davanti ad una botola che
li illuminava un po’ e Max notò che quel ragazzo era stato picchiato;
iniziarono a parlare e Lancia, così si chiama il ragazzo, gli chiese perché non
l’avevano picchiato e pensò che avesse confessato tutto. Max gli disse di no e
Lancia gli chiese a che brigata apparteneva.
Dato che Max apparteneva ai Badogliani Lancia
gli disse che era fortunato e che i preti facevano di tutto per salvare i
Badogliani e invece per i Garibaldini, ai quali apparteneva Lancia, nessuno
faceva niente. Max si irritò e gli disse che ne avrebbero riparlato quando
sarebbero stati tutti e due al muro pronti per essere fucilati.
Lancia disse a Max di smetterla di fare domande
e gli disse che per lui era un male averlo come nuovo compagno di stanza. Detto
questo Max si sedette sulla paglia e iniziò a fissare Lancia e a pensare che li
avrebbero fucilati insieme.
Lancia domandò a Max cosa gli aveva detto il
maggiore e Max gli rispose che gli aveva detto che se quella stessa sera avesse
perso a poker l’avrebbe ucciso. Lancia disse che l’avevano detto anche a lui e
che a un suo conoscente, chiamato Fulmine, gli era stata detta la stessa cosa e
che l’indomani fu ucciso.
Max chiese se davano da mangiare e se avrebbero
potuto uscire e la risposta di Lancia fu che davano da mangiare e che non si
poteva uscire. Poi aggiunse che nonostante tutto a lui non faceva più nessun
effetto quella clausura perché preferiva essere rinchiuso piuttosto di non
vedere il mondo come voleva lui.
A metà mattina i due sono fatti uscire dalla cella e vengono condotti verso il cimitero attraversando la città per mezzogiorno quando la popolazione è in casa per pranzo e oltre a questo i soldati che spingendo di corsa i prigionieri iniziarono a cantare per coprire i tentativi di Max di gridare per denunciare alla gente di Alba le fucilazioni repubblicane. Giunti la cimitero, sono messi faccia al muro ma dopo gli spari Max è ancora vivo, mentre Lancia è a terra in un bagno di sangue. Il capo del plotone gli dice poi che gli era stato fatto il cambio grazie ad un prete.
domenica 26 aprile 2015
domenica 19 aprile 2015
venerdì 17 aprile 2015
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