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sabato 28 febbraio 2015

La porta mai chiusa (Andrea Zuccalà)


La mia storia è un fatto avvenuto nella realtà, non vi racconterò niente di non vero ma sarò sincero…molto sincero. Allora iniziò così: Era una fredda giornata di gennaio, e come al solito ero vicino al fuoco a riscaldarmi e a sghiacciarmi le mani dal gelo, quando ricevetti una telefonata da un numero privato, a voce sembrava uno di quei maniaci che si vedono solitamente nei film dell’orrore. Comunque, questa voce mi disse  “So che come al solito sei davanti al focolare, immagino che faccia tanto freddo, ma torniamo a noi, so che sei un DETECTIVE, e so anche che sei abbastanza famoso”
“Chi sei!! Dimmelo subito!” dissi. “Hahahaha mi fai solo scoppiare dalle risate!! Allora so che sei dalle parti di Little Italy, e che hai un negozietto di roba scadente…” “Allora se non mi dici chi sei io..” improvvisamente attaccò. Avevo l’ansia, affanno e terrore per quella chiamata, cioè non sapevo che cavolo voleva quell’uomo, perché avesse chiamato. Passarono 33 minuti da quella strana “chiacchierata”, e tutto d’un tratto la porta di casa si aprì, ma non del tutto, insomma era socchiusa. Andai a vedere chi fosse e c’era una persona girata di spalle. Gli toccai la spalla e lo voltai verso di me…Era una cavolo di manichino, ma che nella tasca retro del pantalone teneva un registratore di quelli portatili-tascabili, e un foglietto con scritto di andare su un sito chiamato “LA PORTA MAI CHIUSA”. La mattina seguente, mi alzai e come al solito misi il mio accappatoio e pantofole morbide blu e uscii per andare a vedere che cosa era arrivato di posta stamani. Aprii la cassetta postale e vidi dentro il solito giornale della stampa e una bolletta dell’acqua da pagare; ma in fondo appiccicata sulla base della cassetta. Intravidi un biglietto, ma era la stessa calligrafia del biglietto del sito! C’era qualcosa di inquietante in tutto ciò. Entrai nuovamente in casa, accesi il fuoco,  mi sedetti sulla mia poltrona nera, presi un bel caffè, presi il mio computer portatile e guardai nel sito internet. Iniziai a digitare le lette della tastiera e a scrivere la frase WWW.LA PORTA MAI CHIUSA.COM. Sullo schermo vidi una frase con scritto di cliccarci sopra. Cliccai. Mi aprì una nuova finestra, ma questa volta c’era un audio che diceva che se non facevo una determinata cosa, sarebbe venuto fino a casa mia e mi avrebbe fatto una cosa terribile. Preso dal panico, spensi il computer, chiusa immediatamente il monitor e mi sedetti nella mia poltrona a riflettere… Chi poteva essere stato? Come faceva a conoscermi? La mattina seguente mi alzai, ma scordandomi di controllare il sito nello stesso Aprile fui ferito gravemente con dodici pugnalate. La polizia non scoprì mai il colpevole, ma so che si aggira ancora in questa maledetta città.

 

Un terribile avvenimento la notte di Halloween (Nicole Storsillo)


Camminavo a passo svelto, ero tutta sudata, era la notte di Halloween, non potevo credere a ciò che avevo visto nella casa della mia vicina, una vecchia molto antipatica che aveva perso il marito nella notte di Halloween, per questo motivo ogni anno per vendicarsi si divertiva a fare scherzi ai bambini del tipo spaventarli con le bambole sporche di sangue o a non darli le caramelle.

Io fui una di questi bambini.

Pensavo che fosse un incubo, che di li a poco mi sarei svegliata ma non fu così.

La strada buia era illuminata dai lampioni, altri ragazzi passavano il tempo facendo baldoria e a bussare nelle case facendo dolcetto o scherzetto.

Finalmente arrivai a casa mia, avevo solo dieci anni, mi misi a cercare le chiavi nella borsa mentre, le mani mi tremavano, ero sconvolta.

Aprii la porta, le luci si accesero in automatico, in quel momento l’impianto di luci che mio padre fece istallare mi era stato utile, mi sedetti sulla poltrona ad aspettare e a ripensare a tutto quello che avevo visto.

Sentii un rumore, stavo per svenire erano solo i miei genitori che erano tornati dalla festa da una loro amica. Mia madre corse verso di me, chiedendomi cosa avessi e come mai ero già a casa, io le dissi che avevo mal di pancia perché avevo mangiato troppe caramelle, non volevo farla spaventare. Dopo aver inventato una scusa, decisi di andare a dormire, lì avrei potuto finalmente capire cosa era davvero successo.

Quella sera stessa non riuscivo a chiudere occhio allora incuriosita di quello che teneva in casa la vecchia, decisi di infiltrarmi in casa sua.

Aprii la mia porta di casa senza fare rumore, attraversai la strada ed ecco arrivata davanti, mi feci coraggio ed entrai, feci attenzione all’allarme che aveva installato.

Una volta dentro c’erano un sacco di stanze, entrai in una a caso, incuriosita iniziai a guardarmi intorno, dentro era pieno di foto del marito e bambole sporche di sangue con cui faceva spaventare.

Qualche secondo dopo qualcosa mi fece spaventare, non vidi niente perché era tutto buio, so solo che era una sagoma, urlai, volevo scappare, mi girai verso la porta e mi trovai la vecchia faccia a faccia, che mi prese tenendomi in ostaggio per qualche ora, dicendomi che non dovevo assolutamente entrare in casa sua se non per un motivo valido.

La vecchia si girò verso la cucina, vidi che sfilava un coltello allora provai a slegarmi ma non feci in tempo così la vecchia mi accoltellò.

I miei genitori sentirono le urla e chismsrono al polizia,  la vecchia venne arrestata e io mi salvai per miracolo.

Dopo qualche giorno sul giornale c’era un articolo che parlava di quanto era successo.

Sono passati tre mesi e l’incubo della vecchia è solo un ricordo.

 

Testo giallo di Riccardo Rombolà








La bambina (Andrea Nicola)


LA BAMBINA

IN UNA VILLA ANTICA DI 200 ANNI, IN PERIFERIA DI UNA GRANDE CITTA', VIVEVA UNA FAMIGLIA FORMATA DA TRE PERSONE.

IL PAPA' SI CHIAMAVA LUIGI AVEVA 49 ANNI, LA MAMMA GIOVANNA AVEVA 44 ANNI MENTRE IL FIGLIO GIANLUCA NE AVEVA APPENA COMPIUTI 16.

IL PAPA' LUIGI ERA: ALTO, ABBASTANZA GRASSOTTELLO, GLI PIACEVA FARE SPORT, SIA TENNIS CHE GOLF ED ERA MOLTO CORAGGIOSO ED INTELLIGENTE.

IL FIGLIO GIANLUCA ERA ANCHE LUI ALTO, MAGRO, PRATICAVA DUE SPORT COME IL PADRE, CALCIO E GOLF; ERA UN RAGAZZO MOLTO ASTUTO ED INTELLIGENTE E ANCHE PIUTTOSTO SIMPATICO, D'ALTRA PARTE AVEVA PRESO TUTTO DA SUO PAPA'.

LA MAMMA GIOVANNA, INVECE, ERA UNA BELLA DONNA ANCHE LEI MOLTO SIMPATICA, MA NON MOLTO SPORTIVA, PREFERIVA LEGGERE LIBRI E GUARDARE LA TELEVISIONE.

LA VILLA CHE AVEVANO ERA SU DUE PIANI, MOLTO GRANDE ALL'INTERNO, PIUTTOSTO BELLA E CON IL GIARDINO; CONFINAVA PERO' CON UNA VECCHIA CASA ABBANDONATA DA MOLTI ANNI.

LA VILLA DELLA FAMIGLIA AVEVA ANCHE UNA SOFFITTA MOLTO CAOTICA DA DOVE OGNI TANTO PROVENIVANO DEI RUMORI SPAVENTOSI TIPO PORTE CHE SBATTONO E LAMENTI.

UNA SERA COME TUTTE LE ALTRE LA FAMIGLIA SI MISE SUL DIVANO A GUARDARE LA TELEVISIONE; FINITO IL FILM GIANLUCA E GIOVANNA VANNO A DORMIRE, MENTRE IL PADRE SI ADDORMENTA SUL DIVANO.

AD UN CERTO PUNTO, NEL DORMIVEGLIA, LUIGI SENTE COME SE QUALCUNO LO VOLESSE SVEGLIARE, ALZA LA MANO E GLI SEMBRO' DI TOCCARE DEI CAPELLI SOTTILI MA QUANDO SI SVEGLIO' VIDE CHE NON C’ERA NESSUNO.

IL PADRE, ALL'INIZIO, PENSAVA CHE FOSSE STATA LA MOGLIE A FARGLI UNO SCHERZO ED ANDO' A DORMIRE NEL LETTO ANCHE SE NON ERA PROPRIO TRANQUILLO. IL MATTINO RACCONTO' ALLA MOGLIE ED AL FIGLIO QUELLO CHE GLI ERA CAPITATO MA GIOVANNA DISSE CHE LEI DORMIVA E NON AVEVA FATTO PROPRIO NIENTE DI TUTTO CIO’.

LUIGI CONTINUAVA A NON CAPIRE COSA GLI FOSSE SUCCESSO ED ERA UN PO' TURBATO MA POI SI DIMENTICO' DEL FATTO.

ALCUNE SETTIMANE DOPO, COME SEMPRE SI ERA ADDORMENTATO SUL DIVANO DOPO CENA E, AD UN CERTO PUNTO SENTI' DI NUOVO UNA PICCOLA MANO CHE GLI TOCCAVA LE ASCELLE E LA TESTA; SI SVEGLIO' DI SCATTO E DI NUOVO NON C'ERA NESSUNO.

IL MATTINO SUCCESSIVO, DURANTE LA COLAZIONE, LUIGI RACCONTA DI NUOVO QUELLO CHE GLI ERA ACCADUTO; A QUEL PUNTO A TUTTA LA FAMIGLIA VIENE UNA GRANDE PAURA, SOPRATTUTTO A GIANLUCA.

DECIDONO DI FARE ALCUNE RICERCHE E SCOPRONO CHE NELLA CASA VICINA, QUELLA ABBANDONATA, MOLTI ANNI PRIMA ERA MORTA UNA BAMBINA PER CAUSE INCERTE.

ALLORA IL FIGLIO, SENZA DIRE NIENTE Al GENITORI, UN MATTINO PRESTO RIUSCÌ' AD ENTRARE NELLA CASA SCAVALCANDO IL CANCELLO E SFONDANDO UNA PORTA DI LEGNO MARCIO E , GIRANDO PER LA CASA, ENTRO' IN UNA STANZA DOVE TROVO' SOTTO UN LETTO SENZA MATERASSO, UNA FOTO DI UNA BAMBINA MAGRA CON I CAPELLI LUNGHI E SOTTILI DAVANTI AL VISO.

GIANLUCA PORTO' A CASA LA FOTO, LA FECE VEDERE AI GENITORI ED AL PADRE SEMBRO' DI RICONOSCERE LA PERSONA CHE LO AVEVA TOCCATO DUE VOLTE MENTRE ERA SUL DIVANO.

DA ALLORA IN POI NESSUNO DELLA FAMIGLIA DORMI' PIÙ' SUL DIVANO PER PAURA DELLA PRESENZA DELLA BAMBINA SENZA NOME E DOPO AVER VISTO LA TV SE NE ANDAVANO A DORMIRE SUBITO A LETTO TUTTI INSIEME.

Testo giallo di Sara Maselli









mercoledì 25 febbraio 2015

Omicidio a Miami (Simona Marzovilla)


Omicidio a Miami

Questa è la storia di una ragazza e della sua morte,il suo nome era Bella.

Lei, proprio come il suo nome, era una di quelle poche ragazze che oltre ad essere bella fuori era bella anche dentro.

Si era trasferita da poco nella città di Miami dove doveva iniziare a frequentare il primo anno di superiori.

Il primo giorno di scuola si sentiva molto impacciata, ma non era l'unica... c'era un gruppo di tre ragazzi che se ne stavano sempre in disparte, anche durante il giro delle classi.

Bella, tutta sola decide di unirsi a loro, passarono subito alle presentazioni. C'erano i due ragazzi che si chiamavano Marco e Luca. Luca era il classico ragazzo “nerd”,basso,magrolino,occhiali spessissimi e tondi, mente Marco era,per i suoi occhi la perfezione, alto,muscoloso e con un non so che di misterioso.

Poi c'era quella ragazza...Lucia, timida con la pelle chiarissima e capelli color rosso rame.

Finite le ore di lezione si rincontrarono al parchetto vicino alla scuola dove fra di loro si scambiarono i numeri di telefono.

Arrivata a casa, Bella iniziò a prendere il suo cellulare e andare su whatsapp a vedere il profilo di Marco...era, per lei, un amore a prima vista.

Anche Marco inizia ad avere una certa simpatia per Bella,tanto che decise di essere il primo a iniziare la loro conversazione.

Dopo molti messaggi, alcuni anche molto dolci, era ormai sera e Marco le diede la buonanotte con un infinità di cuori.

La mattina seguente Bella sente squillare il telefono...era Marco!!! molto velocemente le disse di preparasi perché lui si trovava sotto casa sua pronto per andare a scuola ASSIEME.

Come un razzo Bella corse in bagno si lavò i denti e si mise immediatamente la divisa scolastica, scese le scale correndo e alla fine della rampa c'era Marco ad aspettarla. “IL RISVEGLIO Più BELLO DEL MONDO” pensò.

Si incamminarono e nel mentre lui oltre a iniziare ad abbracciarla verso i fianchi le chiese se era spesso a casa da sola e lei ingenuamente e sopraffatta dall'emozione rispose un sì rapido.

Arrivati a scuola raggiunsero Luca e Lucia che erano al parchetto in anticipo come Bella e Marco.

Finita anche questa giornata e dopo una lunga serie di messaggini dolci Marco dice a Bella che iniziava a provare qualcosa per lei e che voleva uscire con lei per conoscerla meglio, lei senza ombra di dubbio gli risponde immediatamente di si.

UN FIGO COSì NON CAPITA TUTTI I GIORNI” pensò lei.

Bella propose di andare al parchetto vicino al centro sportivo e Marco accettò subito.

Durante il weekend si incontrarono a quel parchetto e iniziarono un po' a parlare...dopo una breve conversazione sulla vita di Marco,lui iniziò una lunga conversazione sulla vita di Bella, ma come se fosse un interrogatorio!! ma lei era troppo innamorata per capirlo.

Erano quasi le 18:30 e allora visto che iniziava a fare freddo decisero di andare ed arrivati a casa di Bella ,lei decise di farlo entrare ed offrirgli un bicchiere d'acqua.

LA COSA NON FINì Lì..........

Marco prese qualcosa dalla cucina, ma cosa?????

Dimenticato questo fatto Bella gli chiese di seguirla per mostrargli la sua camera in cui passava la maggior parte del suo tempo.

ORA DEL DECESSO 19.24

Bella, la povera ragazza troppo ingenua che diede ascolto a quel giovane assassino.

Il giorno dopo verso sera, i genitori di Bella tornarono a casa dal loro viaggio di lavoro, ma trovarono la porta aperta, ma le altre cose come oggetti di valore e cose così erano precisamente al loro posto.

La mamma, la signora Elisa, pensò che Bella stesse dormendo e siccome le mancava molto decise di salire le scale piano piano e andare a darle un bacio sulla fronte come faceva da quando era piccola.

Il padre Kevin che era già in camera da letto per prepararsi per la notte, udì un urlo assordante della moglie Elisa. Enormemente spaventato Kevin salì di tutta corsa le scale e vide una scena orribile... la povera Bella tra le braccia della madre in lacrime su un tappeto sporco di sangue.

Kevin e Elisa nella loro immensa tristezza decisero di chiamare immediatamente i Dottori-Ricercatori del CSI (crime scene investigation).

Arrivarono nel minor tempo possibile e corsero a raggiungere i genitori disperati nella camera della figlia ormai morta.

Cercarono di calmarli e di chiedergli cosa fosse successo ma loro ansimando risposero che non lo sapevano e che loro erano in viaggio per lavoro mentre la figlia Bella dovrebbe essere stata guardata dai genitori di Elisa.

Il capo investigativo fece portare via il corpo di Bella per portarlo da un medico specializzato su queste cose, mentre chiese ai genitori se potevano seguire il dottor. David in un posto più tranquillo dove si sarebbero potuti calmare e spiegare il perché i genitori di Elisa non erano con sua figlia e un altro migliaio di cose. Mentre il dottor. Timmy aveva preso le redini della situazione per raccogliere indizi e prove nella casa, o soprattutto nella camera, della famiglia Waters, ma senza troppi risultati... l'”assassino” ha nascosto l'arma del delitto o l'ha portata con sé... in ogni caso portò in laboratorio il tappeto rosa sporco di sangue della camera di Bella.

La macchina con sopra il corpo di Bella correva per le strade come un razzo mentre la macchina con cui il dottor. Timmy era andato verso la casa Waters era ancora parcheggiata,aveva trovato un indizio molto molto strano. Era un biglietto,un biglietto scritto con un pennarello indelebile...

c'era scritto:”ED ANCHE SE QUESTO BIGLIETTO NON LO POTRAI MAI LEGGERE, ALMENO QUALCUNO LO VEDRà E QUEL QUALCUNO DEVE SAPERE QUESTO:”TU MI PIACEVI DAVVERO, MA SONO STATO OBBLIGATO DALLA MIA SITUAZIONE DI VITA. P.S.TI HO AMATA DAVVERO...GRAZIE...”.

Timmy riconobbe il fatto che qualcosa non andava...

era anche firmato come LA SPIA DEI SOGNI.

Corse subito al centro della CSI per consultarsi con gli altri investigatori.

Diede il tappeto rosa e il biglietto lasciato dall'assassino al capo investigativo che a sua volta li diede a Corin che mettendosi i guanti di lattice prese la lente d'ingrandimento e iniziò a cercare degli indizi che potessero aiutarli ad arrivare all'assassino mentre lui andò dove avevano portato il corpo di Bella per chiedere spiegazioni.

Il dottor. Edward disse al capo investigativo di aver trovato come la giovane ragazza fosse stata uccisa. Chiese aiuto per girare il corpo e si vide subito una ferita molto profonda tra le due costole poste per proteggere il cuore.ormai frantumato dalla tagliente arma del delitto.

Chiamarono Debby esperto in armi di qualsiasi tipo che corse immediatamente dove tenevano il corpo di bella.

Nel frattempo Corin ha trovato qualcosa di molto interessante. Con uno spray speciale è riuscito a trovare sul biglietto scritto dall'assassino una goccia o di sudore o quella di una lacrima e una sfumatura molto confusa dell'impronta digitale dell'assassino, mentre sul tappeto ha trovato una spiga di grano morsicata da due persone...Bella Waters e un certo Catalin Veso.

Tutto stava su quel nome!!!!!!!

Girarono la città in lungo e in largo ma senza risultato quel cognome non era scritto assolutamente da nessuna parte della città.

L'indomani era il giorno in cui la mamma di Timmy, cinque anni fa, era morta di tumore, e allora facendo un giro per il cimitero trovò quel cognome...Veso!!

ma di quel cognome c'era solo una persona dal sesso maschile, quindi pensò fosse il padre di Catalin.

Le indagini continuarono senza sosta mentre i genitori di Bella, la famiglia Waters, era disperata aspettando delle risposte a tutti i loro punti interrogativi...

Il capo investigativo pensò che probabilmente il ragazzo assassino avesse fatto una cosa del genere per la situazione economica che si era formata tra lui e la madre.

Il dottor. David andò per il compleanno della moglie Michela fuori città dove aveva dei parenti.

Arrivati subito una brutta notizia li venne a raggiungere...

due suoi parenti erano morti un mese prima del loro arrivo.

Fecero una sosta al cimitero prima di andare dai parenti che li avrebbero ospitati per due notti.

Ma con sorprendente novità (ironico) David si ritrovò a lavorare pure nella mini vacanza in famiglia!!

la moglie ha annuito ma fortunatamente ha capito che non era fatto apposta ma comunque se è capitato è giusto che sia più importante il lavoro.

Aveva trovato una lapide con inciso come cognome Veso ed era una persona dal sesso femminile!!

i fatti cominciarono a collegarsi!! David chiamò subito il capo investigativo che li raggiunse immediatamente. La moglie né scocciata né arrabbiata disse al marito che avrebbe raggiunto la casa dove sarebbero stati a piedi tanto non era molto lontano.

I due investigatori continuarono le ricerche chiamando anche il controllore del cimitero chiedendo se oltre a lei c'erano persone della sua famiglia sui 15/16 anni ma come risposta ricevettero un NO molto violento che li fece capir che dovevano andarsene infatti un attimo dopo il controllore prese un bastone e li cacciò via di forza dicendo che non erano i benvenuti.

A quella reazione non ci pensarono molto d'altronde era un signore anziano, magari aveva degli orari ben precisi oppure non sapevano che pensare.

David con il permesso del capo tornò tranquillamente da sua moglie mentre lui tornò al centro CSI.

La Religione di Catalin Veso permetteva solo di sposarsi fra familiari infatti i genitori suoi erano cugini.

Ormai i genitori erano stati trovati morti ma qualcuno della famiglia di Catalin era ancora vivo...uno che gli reggesse il gioco, che lo aiutasse a sfuggire da ogni minimo indizio che avrebbe portato a lui...ma chi????

Troppe erano le domande a cui rispondere e poca la voglia di vivere dei genitori della povera Bella, che distrutti dal dolore avevano perso il lavoro e la depressione regnava nella casa che era sporca e senza vita.

Elena detta anche la ragazza computer, aveva scoperto una cosa molto importante per la loro ricerca, chiamò il capo investigativo che le fece vedere che proprio dove era andato in vacanza David si trovava il complice di Catalin, ovvero

l'assassino innamorato di Bella, Marco.

Ora era tutto chiaro!!! il responsabile del cimitero era imparentato in qualche modo col ragazzo che era ancora ricercato!!!

La polizia corse come un lampo a qual cimitero dove si trovava il complice di Caltalin.

Lo arrestarono senza esitare e senza neanche fargli avere il tempo di aprire bocca che era già dietro le sbarre.

Lo comunicarono immediatamente alla famiglia Waters che il complice era stato arrestato e che ora l'unica cosa da capire era dove fosse il ragazzo, quello era l'unico pezzo del puzzle che mancava...

Ma questo ragionamento logico ci stava:”se il ragazzo avesse davvero amato Bella senza complice o comunque qualcuno che lo ascoltasse non sarebbe andato da nessuna parte e sarebbe uscito allo scoperto”.

Infatti una settimana dopo l'anniversario di morte di Bella, quando fu fatta la buca sotto terra per il corpo e la lapide di marmo era ormai incisa...

Durante il seppellimento del corpo si vide arrivare un ragazzo con le occhiaie tutto sporco e ferito...avrà avuto una quindicina d'anni, e venne subito riconosciuto dagli operai del CSI che con uno scatto rapido lo presero per i polsi e lo ammanettarono. Catalin era immerso nelle lacrime che guardava il corpo di Bella di un color bluastro chiaro che delimitava il corpo ormai morto della persona.

Finì in galera a vita con un rimorso che durò quant'essa.

I genitori non sapevano più che pensare oltre che la povera Bella li veglierà dal cielo e che il pericolo di quell'assassino non avrebbe più minacciato alcuna ragazza.

FINEEEEEEEEEEEEE!!!!!!!!!!!!!!!! SPERO VI SIA PIACIUTO:)







L'assassinio (Noemi Gallace)


In un piccolo villaggio sperduto ai piedi di un monte, circondato da boschi e spesso avvolto da una fitta nebbia, si verificano degli strani fatti dove tutti i cani spariscono senza averne più traccia.

Tutto questo succedersi di avvenimenti mette tensione e inquietudine tra gli abitanti del piccolo paesino che non riescono più a trascorrere momenti sereni.

Ormai è trascorsa una settimana da queste sparizioni ma la polizia non riesce a capire e pensa solo ai dispetti del matto del paese.

Invece una notte, nella casa della sig. Brown urla e rumori di vetri spaccati rompono il silenzio della notte, lì viveva la vecchia bibliotecaria del paese.

Anche se il vicino Mr. Robert, sentiti i rumori, si precipita dalla signora purtroppo è troppo tardi, la sig. Brown giace in una pozza di sangue con la testa spaccata, qualcuno l’ha colpita di sorpresa.

La polizia circonda la casa e comincia a setacciare e seguire ogni traccia possibile.

I cittadini sono increduli dell’accaduto  perché conoscevano la Sig. Brown come donna molto taciturna ma comunque gentile e tranquilla.

Le indagini proseguono per lunghi giorni. Finché qualcosa colpisce l’agente Smith che trova una traccia, un mozzicone di sigaretta che viene analizzato per riuscire a risalire a chi apparteneva e che era stato trovato anche in alcuni luoghi dove i cani erano spariti.

Cominciano ad indagare su quella pista e escludono che sia stato il matto del paese ma risalgono a uno straniero, da poco venuto a vivere nel paesino e subito dopo il succedersi di tutti gli strani avvenimenti e poi l’omicidio.

Dopo averlo seguito e pedinato per molto tempo e fatto ricerche sul suo passato, ecco che un giorno quando tutto sembrava essere messo a tacere, il misterioso personaggio viene colto sul fatto cioè nella casa del delitto a frugare tra gli effetti personali della sig. Brown.

Scoperto e catturato, portato in commissariato dopo ore e ore di interrogatorio, ammette di essere lui l’omicida.

Praticamente lui era il figlio non voluto frutto di una relazione clandestina, e abbandonato in un orfanotrofio.

Per cui in lui si era scatenata una folle voglia di vendetta per aver vissuto male i suoi anni di infanzia e gioventù.

Dopo essere risalito alla vera madre aveva progettato il tutto per vendetta, e le sparizioni dei cani erano solo dei diversivi per non far pensare a lui.

 

 

 

Fineeeee…. Noemi Gallace.

martedì 24 febbraio 2015

L'ultima notte (Aurora Dellacroce)


10 luglio 1987


Buio.

Intorno a me solo buio.

L’unica cosa che mi fa compagnia è l’ansia che quel pazzo mi trovi. Non so perchè cerca me,mi incolpa di cose che non ho fatto. Ha minacciato la mia famiglia. Ogni sera,alla stessa ora,mi squillava il telefono...rispondevo ma sentivo solo una voce indistinta che mi diceva: “è stata tutta colpa tua,ti restituirò il favore un giorno...” e poi si sentiva un’interferenza e la chiamata finiva lì.

Angoscia.

Angoscia è l’unica parola che può descrivere la situazione che provo dentro di me. Quella telefonata oggi mi aveva spaventato,molto più delle altre volte...mi diceva: “Sto venendo a prenderti,non puoi sfuggirmi” così mi sono nascosta qui in mansarda,e sto ancora sperando che non mi trovi.

Voi vi chiederete perché me ne sto qui al freddo e al buio e non cerco aiuto,beh dovete sapere che ne ho cercato d’aiuto,e tanto,alla polizia di Boston non interessava evidentemente,era l’ultimo dei loro problemi,così mi sono arrangiata,per ben 3 mesi.

Oh no! La porta ha cigolato...i passi...si fanno sempre più vicini....non ho via d’uscita...devo contenermi..è lui,la voce che sento ogni giorno al telefono...ora dice: “Camilla...dove sei? Non vuoi venire ad incontrare il tuo ammiratore segreto?!?” io non ho il coraggio di fiatare: “Beh,non puoi nasconderti per sempre!! Ti troverò,dovessi smantellare tutta Boston!!”

Per mia fortuna la botola che portava alla mansarda era ben nascosta,ma non bisogna mai sottovalutare un pazzo...

Ora sento la mia camera da letto aprirsi,quel pazzo stava rovistando nell’armadio,credendo che mi fossi nascosta lì...adesso sento che sta tornando in cucina...provo ad affacciarmi a un piccolo condotto dell’aria per vedere se riesco a vedere il suo viso,ma niente da fare è mascherato.

Ora sta togliendo il quadro dalla parete,ha iniziato a ridere...ha scoperto che quello è un passaggio segreto che conduce al piano superiore.

Sono spacciata...ma che posso fare non ci sono né finestre né armadi né scatoloni dove nascondermi,e poi per quella conduttura non passerò mai...la mia fine è imminente...vedo qualcosa luccicare nell’angolino...che cos’è? È un coltello,magari posso ancora difendermi.

Il pazzo ha aperto la porta i suoi passi,sono lenti e ho persino paura a respirare,penso che il suo udito finissimo possa udire anche questo...non  mi ha ancora vista evidentemente..aspettate l’ho detto presto si è voltato da questa parte...il suo volto trasmette inquietudine pur essendo mascherato...tiro fuori il coltello,si gira di scatto...deve avermi sentito,viene minacciosamente da questa parte con un ghigno malefico,invece di difendermi,il mio istinto mi dice di chiudere gli occhi,sento un dolore profondo alla schiena...provo a toccarla...riporto le mani avanti e vedo tutta la mia mano intrisa di sangue.

Il pazzo continua a colpirmi senza pietà,io continuo a gridare aiuto invano...nessuno mi sente..mi sento stanca...molto stanca...sulla mia faccia è impresso il dolore,sento solo più la porta della mansarda chiudersi e anche quella di casa...provo a gridare ancora una volta,ma dalla mia bocca non esce più nulla,chiudo gli occhi ,provo ad alzarmi per raggiungere la porta ma non mi sento più le gambe...ricorderò per sempre quella faccia,che pur essendo mascherata ha trasformato i miei ultimi 3 mesi in un inferno...

11 luglio 1987


Il detective Banks,stava fumando la sua pipa come ogni mattina,fino a quando gli squillò il telefono,lui rispose immediatamente,si mise la sua giacca color ocra,infilò il capello e uscì di casa,lo aspettavano al commissariato,un nuovo caso lo stava aspettando...

Quando arrivò al commissariato,lo attendeva nel suo studio il Signor Martin,l’investigatore per eccellenza dentro il commissariato di Boston, e in tutta la città si diceva che non aveva mai fallito un caso. Aveva i capelli grigi,i baffi sempre dello stesso colore;gli occhi a mandorla color nocciola scavavano nell’anima della persona che lo guardava,naso sottile e i denti erano color giallo,dato che fumava.

Banks,entrando nello studio appena lo vide si tolse il cappello e disse: “Signor Martin,mi ha chiamato d’urgenza che è successo?”

Il signor Martin lo osservò e poi rispose: “C’è stato un omicidio Banks...e credo che lei sia la persona giusta per risolverlo”

“Uhm...interessante mi dica qualcosa di più”

“La polizia,che è intervenuta subito sulla scena del crimine,dice di aver trovato la vittima morta,con una mannaia conficcata nella schiena in mansarda. All’inizio la casa sembrava vuota e pulita...non una macchia di sangue...ma poi cercando meticolosamente in tutta la casa trovarono una botola dentro a un quadro che portava la piano superiore,si crede che l’assassino l’abbai trovata e abbia ucciso la vittima che si trovava li”

“Ma perché la vittima si trovava li?”

“Non si sa perché si trovava lì,si sa solo che i vicini sentendo urlare a squarciagola nella notte si sono preoccupati,e  dopo hanno visto un uomo dall’aria sospetta allontanarsi dalla casa di Camilla Parks,così si chiamava,ma non sono riusciti ad identificarlo perché era mascherato”

“Ah...quindi non si sa chi è,si sa se per caso questa ragazza aveva dei debiti...problemi di famiglia...”

“No,però abbiamo rintracciato subito il padre,Jon Parks,e ha detto che una volta è venuto a casa della figlia e ha sentito squillare il telefono,Camilla non ha subito risposto,il padre gli ha chiesto perché,ma non ebbe avuto tempo di finire la frase che il telefono ricominciava a squillare e fino al ritorno a casa sua il telefono non smise di squillare un attimo ma Camilla non  rispose mai...”

“quindi qualcuno la tormentava ma nessuno sapeva il perché...bene mi do subito da fare. Grazie mille signor Martin degli indizi,farò del mio meglio”

“Arrivederci Banks,non mi deluda”

Così inizio l’investigazione del signor Banks.

11 luglio1987,ore 20:34


Banks si trovava nella casa,in corso Vercelli 24, e aveva anche lui scoperto la piccola botola dietro il quadro,il cadavere era stato portato via la nottata stessa e la mannaia era in fase di analisi per poter trovare un potenziale colpevole.

Analizzava la stanza,pensieroso,trovò vicino alla sagoma bianca,segno di dove si trovava la vittima,un piccolo coltellino,si mise i guanti,lo prese in mano e lo analizzò...sulla punta trovò una piccola goccia di sangue,pensò che probabilmente Camilla si fosse difesa con quello che ha trovato in giro..

12 luglio 1987,commissariato


I risultati delle analisi di identificazione del DNA che si trovava sulla mannaia non avevano dato grande aiuto al Signor Banks,i risultati dicevano che non avevano dato nessun tipo di traccia di DNA,a Banks venne in mente la possibilità che l’assassino avesse usato i guanti. A Banks,ritornò in mente il coltello che aveva trovato in mansarda,che sulla punta si trovava una traccia di sangue,probabilmente dell’assassino.

15 Luglio 1987,commissariato


Dopo qualche giorno arrivò al Signor Banks una lettera che diceva che avevano trovato una traccia di DNA sul coltello che gli avevano dato.

Banks corse al commissariato dove gli restituirono il coltello in una busta di plastica con una lettera: il commissariato pregava il Signor Banks di leggerla a casa.

Tornato a casa Banks,nascose il coltello in un cassetto e poi si sedette sul divano,aprì la busta dove c’era la foto di un ragazzo con sotto una didascalia con il nome “Kevin Bowen”. Il ragazzo era biondo,con uno strano maglione  color rosso,occhi neri che mettevano inquietudine. Sotto la fotografia c’erano tutte le indicazioni:
Altezza: 1,75  Peso: 64 Kg   Vive a: Boston,Corso Twice 28.

Banks telefonò in commissariato dicendo che voleva fare un interrogatorio con l’assassino rintracciato.

16 Luglio 1987,commissariato


il giorno seguente,come previsto,arrivò in anticipo al commissariato e quando la porta del suo ufficio si aprì vide quel volto che era sulla scheda che gli avevano consegnato il giorno prima.

Banks iniziò subito a parlare senza perdere un attimo:
“Allora...signor Kevin...è stato accusato di aver ucciso Camilla Parks...è la verità? Ha ucciso lei la signorina Parks?”

“Sì...sono stato io”

“E perché mai l’avrebbe fatto?”

“In verità non è stata colpa sua...ma di suo padre Jon,lui aveva dei debiti verso la mia famiglia,l’ha mandata in rovina così io mi sono vendicato uccidendo la sua amata figlia!!!!”

Banks era spaventato ma non lo dava a vedere,comunque continuò:

“Aspetti un attimo signor Bowen,mi può spiegare la storia dall’inizio!”

“Certamente,Jon Parks,morta sua moglie non aveva  i soldi sufficienti per pagare il funerale,così chiese a  noi,un tempo la famiglia più ricca del quartiere. Aveva promesso che ce li avrebbe ridati,dollaro per dollaro,ma dopo aver prestato quella cifra enorme lui faticò a ridarceli così passavano i mesi e la mia famiglia andava in disgrazia...mio padre perse il lavoro...mio fratello era scomparso e mia madre aveva divorziato con mio padre...eravamo solo più io e lui e volevo i soldi indietro,così uccisi sua figlia per ripicca!!”

“Signor Bowen lo sa che lei rischia l’ergastolo?”

“Non mi interessa,so solo che mi sono vendicato e mi sento bene!”

Dopo aver ammesso tutte le sue colpe Banks,disse alla polizia di potarlo in carcere.

26 novembre 1998


La polizia è di  nuovo all’erta a Boston,il ragazzo della cella numero 4 era riuscito a fuggire e diceva la sua cartella che si chiamava Kevin Bowen...si dice che vaga ancora per Boston in cerca di ragazzi da uccidere...state attenti magari è proprio dietro di voi!!!

 


 

domenica 29 gennaio 2012

Persuasori occulti




Mister John Rinco, general manager della Rimba & C. S.p.A., una delle più grandi e potenti agenzie pubblicitarie del pianeta, che controlla TV e  WEB in quasi ogni paese del mondo, sta fissando negli occhi, ad uno ad uno, i membri del consiglio di amministrazione. Poi, con sguardo allucinato e quasi rapito da un’estasi, scandisce le frasi di un breve discorso:
  • Ricordate il nostro motto: vendere vendere vendere … Perché la gente deve comprare comprare comprare … Così noi possiamo fare una barca di soldi, una valanga di soldi, una montagna di soldi! Dobbiamo puntare a convincere le giovani generazioni, ragazzi e marmocchi. Il futuro sono loro. Il nostro obiettivo strategico perciò sono le scuole: dobbiamo impadronirci dei loro sogni, piallare le loro menti, rintronare i loro cervelli, renderli docili e ubbidienti …
I componenti del consiglio assentivano entusiasti. Rinco continuò:
  • Ho già incaricato il nostro istituto di ricerca di psicologia degli adolescenti di preparare un rivoluzionario progetto sperimentale. Il nostro primo test ci vedrà all’opera in una piccola scuola media di provincia …

Qualche giorno dopo, davanti alle medie di Pieve, alle 4 e 10, quando gli alunni escono da scuola, un professore viene affiancato  e rapito da due agenti della Rimba s.p.a. La mattina seguente, come se non fosse successo niente, un agente clonato si presenta a scuola al posto del prof rapito. Nessuno si accorge della sostituzione. Durante le lezioni il prof interrompe continuamente le spiegazioni, per trasmettere sulla lavagna interattiva moltissime pubblicità di matite fosforescenti, gomme matite, zainetti, aggeggi scolastici vari. Ma gli alunni sono annoiati: non capiscono cosa sia successo al  prof. Non vedono l’ora di uscire fuori a giocare ...

Il boss della Rimba ha radunato la squadra di esperti che segue la sperimentazione. Appare agitato e nervoso:
  • La semplice pubblicità non funziona. Bisogna escogitare qualcosa di più efficace …

Qualche giorno dopo il clone del prof arriva in classe con delle girandole ipnotiche e le distribuisce ai ragazzi. Alcuni di loro cadono in una specie di trance che li rende apatici, insensibili, come degli automi. Ma l’effetto dura pochi minuti. Appena suona la campanella e capiscono che possono scendere in cortile a giocare a pallone, si riprendono istantaneamente …
  • Ci vuole qualcosa di diverso, di più radicale, di decisivo … - urla John Rinco di fronte ai suoi esperti piuttosto scoraggiati ed impauriti.
Un giorno, dopo l’uscita di scuola, mentre i ragazzi tornano a casa loro, un’automobile nera affianca Angela, una ragazza che abita molto lontano dalla scuola e torna a casa tutta sola a piedi. Costretta a salire sull’auto, balbetta:
  • Chi siete? Che cosa volete?
  • Non ti preoccupare ti vogliamo portare in una fabbrica di giocattoli!
E così è accompagnata in una fabbrica, ma, al posto dei giocattoli, c’è una ragazza identica a lei con un nanochip iniettato nel corpo, telecomandato e contagioso come un raffreddore. La ragazza “originale” viene imprigionata e rimpiazzata e nessuno si accorge delle differenze. Nemmeno i genitori, che anche da un chilometro di distanza sapevano dire se aveva i capelli legati o sciolti. Il clone è riconosciuto solo dal suo cane che gli abbaia per tutto il giorno; ma i suoi genitori non ci fanno caso.
La sostituta andando a scuola all’inizio non si fa notare, anzi i compagni giocano con lei come se niente fosse. Passano i giorni e un gruppo di ragazzi si accorge che la loro compagna aveva qualcosa di strano: giocava mal volentieri, parlava poco, tendeva ad isolarsi, sembrava fredda e apatica. Durante un intervallo lascia il suo ragazzo, che amava tantissimo, e comincia a fargli scherzi stupidi.


In due settimane il clone è già circondato da altri ragazzi  che sembrano imitarlo: si isolano, non vogliono mai giocare, restano per ore muti e fermi, si muovono come zombi, non manifestano emozioni … Si risvegliano solo quando il prof “infiltrato” trasmette le sue pubblicità; e lui li premia con voti altissimi.
I più casinisti della classe per fortuna sembrano immuni dal contagio, infatti iniziano a investigare su cosa è successo ai compagni. Leo, un loro amico, mentre una volta giocava sempre a calcio, ed era tra i più bravi della scuola, da quando era stato contagiato dal nanochip non voleva più giocare a calcio. Nel giorno del suo compleanno i suoi compagni gli organizzano una festa al campo di Scalenghe per farlo ritornare quello che era: un bravo giocatore allegro e molto forte.
Leo dapprima si rifiuta di giocare a calcio, ma poi si lascia convincere, senza entusiasmo. All’inizio della partita non fa neanche un gol, per colpa della palla che era telecomandata dalla Rimba S.p.A. Ma i suoi amici se ne accorgono e la sostituiscono. Così Leo poco alla volta ricomincia a divertirsi a giocare a calcio e torna il  ragazzino di prima. Il giorno dopo Leo si unisce subito ai ragazzi non contagiati per riprendere le indagini. Ma ormai sono riusciti a scoprire il modo per liberare i compagni da quella “malattia”.
Così il mercoledì successivo, quando la palestra è libera, organizzano una partita di calcio svedese: i ragazzi contagiati non ne sono molto felici, ma a un certo punto del gioco fu come se si risvegliassero da una trance, e iniziarono a giocare più entusiasti che mai.  Solo Angela sembrava molto annoiata.
Avevano trovato l’antidoto!!! Però sembrava che l’antidoto non funzionasse con Angela. Anche il prof “pubblicitario” continuava ad avere atteggiamenti sospetti.
Il gruppo di ragazzi che indagano capiscono che il prof e la ragazzina non sono contagiati ma sono dei cloni. Così lo stesso giorno al termine delle lezioni scolastiche seguono il prof e la ragazzina che salgono su una macchina sospetta.
I ragazzi prendono la bicicletta e inseguono la macchina, che li porta vicino a una casa abbandonata; la macchina lascia il prof e la ragazzina, i ragazzini che indagano scendono dalla bicicletta e li spiano, vedono che dentro la casa è nascosta una fabbrica: la“Rimba-clone”.
Dovevano pensare un piano per far fallire la ditta, solo che ci voleva del tempo per escogitare il piano.
Andarono a casa e ci pensarono un po’ su, per poi tornare il giorno dopo. Il giorno dopo i ragazzi parlarono con gli altri prof  e chiamarono anche la polizia ma nessuno degli adulti sembrava disposto a credergli. Quindi i ragazzi decisero di cavarsela da soli, e organizzarono un’ operazione per intrufolarsi nella casa abbandonata ovvero nel laboratorio  segreto.
Il giorno dopo all’uscita di scuola andarono alla casa abbandonata ed entrarono …
All’interno scoprirono che era un edificio molto tecnologico e pieno di scienziati che lavoravano alla costruzione di robot. Oltre ai robot e agli scienziati notarono una cella in cui erano rinchiusi dei ragazzi, tra quei ragazzi videro anche Angela e il prof. Aspettarono che gli scienziati se ne andassero e uscirono dal loro nascondiglio e andarono a liberare tutti i ragazzi.
Si precipitarono dai genitori di Angela e gli spiegarono tutto ma anche la madre non gli credeva, ma quando arrivò anche l’Angela robot la mamma capì cos’era successo e chiamò la polizia, che a lei credette.
Il professore venne sostituito,  gli scienziati arrestati e la ditta andò in rovina e anche John  Rinco finì in galera.  

domenica 18 dicembre 2011

Una serata horror (terza parte)


Paolo: - Dove devi portarglieli?
Anna: - Al parchetto qui in fondo.
Paolo: - Ti accompagno. Voi ragazzi state qui, va bene?
Vanno insieme al parchetto e lo vedono seduti su una panchina, si avvicinano e vedono che ha le mani legate, la testa bassa. Poi gli dicono: - Ecco qui i soldi.
Lui non reagisce, Anna se ne vorrebbe andare ma poi pensa a perché è lì e infine rimane. Anna gli alza la testa e vede che ha la faccia piena di sangue, lo scotch alle labbra e gli tocca il collo: vede che è morto, si mette a piangere perché il signor Turner l’ha sempre aiutata e l’ha vista crescere.
Paolo l’abbraccia e dopo 30 secondi sentono uno sparo. Arrivano Fede, Viviana e Veronica, si fermano e Viviana dice: - Prendete la vostra auto e seguiteci.
Anna e Paolo prendono la macchina e Anna si domanda tantissime cose: - Ho fatto bene a non chiamare la polizia? Che sta succedendo?
Nessuna di queste domande ha una risposta …
Non sono riusciti a prenderli e Paolo le consiglia di fare la denuncia così la loro squadra cercherà, ma intanto la polizia si vedrà qui intorno. Veronica, Fede e Viviana dicono: - Noi andiamo a dormire, poi verso le 3:30 veniamo di nuovo.
Poi Paolo si ricorda che devono andare all’ospedale e cerca di dirlo ad Anna ma le stanchissima va a dormire.
Quando si sveglia erano già le 18:00 ma insieme a lei c’era Veronica, però era in cucina. Quindi lei vede sopra al tavolino un’altra lettera rossa. Scoppia a piangere ma arriva di corsa Veronica e la tranquillizza subito e dice: - È tutto finito, Paolo ha arrestato l’assassino e tua figlia è in ospedale perché è ferita. La ragazza che pensavi che era morta è gravemente ferita ma dicono che tra 2 settimane si riprende; però i poliziotti vogliono parlare con te e tua figlia perché vogliono verificare se era solo uno l’assassino. Comunque l’assassino era un certo Emiliano Gallino; lui dice che la conosceva.
Anna: - Sì, lo conoscevo, abbiamo fatto le medie e le superiori insieme, lui era ossessionato da me solo che a me non mi è mai piaciuto, ma se io vado alla polizia mi fanno parlare con lui?
Veronica: - Secondo me sì. Vogliamo andare all’ospedale?
Anna: - Io preferisco andare prima in prigione, così gliene dico quattro a quell’Emiliano!!!
Veronica: - Preferisco di no perché Paolo non vuole, è meglio stare lontano da gente simile.
Anna: - OK, non vedo l’ora di abbracciare la mia principessa.
Allora Veronica e Anna vanno all’ospedale, arrivano all’ospedale e Anna abbraccia sua figlia e le chiede come sta.
Giulia: - Io sto bene, però vorrei parlare con l’assassino, perché quando io ero in sequestro diceva certe cose a bassa voce. Però mi dispiace per quello che ha fatto al signor Turner. Pensare che tra un mese diventava nonno!
Viviana: - Secondo me è meglio stare lontano da gente simile perché non voglio che tu debba passare un’altra volta quello che hai passato sta sera.
Federico: - Secondo me ha perfettamente ragione!
Giulia: - OK, va bene; ma … Elisa e Betta dove sono?
Anna: - Appena le ha lasciate andare ho pensato che dovevo riportarle a casa.
Paolo: - Comunque tua madre si è molto preoccupata per te!
Anna: - Ma la ragazza gravemente ferita chi era? Perché non mi sembra di averla mai vista?
Giulia: - No, non so neanche io chi è; è un’imbucata!!!
Tutti si sono messi a ridere e Viviana dice: - È stata proprio una serata horror, nemmeno alla mia peggior nemica augurerei una serata così. Meno male che quell’assassino è andato in prigione, perché se una ragazza non ti vuole non te la prendi con sua figlia e le sue amiche e altra gente che non c’entra niente. Spero che sta in prigione per sempre!