lunedì 11 giugno 2012

Fare gli italiani

L'anno scorso, nel 2011, si è festeggiato il 150° dell'unità d'Italia. A Torino è stata allestita una mostra dedicata interamente a questa ricorrenza, intitolata “Fare gli italiani”, e noi l'abbiamo visitata.
Nel 1°padiglione si trovavano dei busti che raffiguravano alcuni eroi del Risorgimento.
Naturalmente, anche alcuni scrittori hanno contribuito alla formazione della coscienza nazionale, primo fra tutti Ugo Foscolo.
Ugo Foscolo
Nato a Zante, un'isola greca allora appartenente alla “Serenissima” repubblica di Venezia, nel 1778, egli, dopo la morte del padre, si reca con la madre a Venezia, dove si converte agli ideali nazionalisti. Qui s'illude che Napoleone, eroe francese sceso in Italia, possa liberarla, ma rimane deluso dal trattato di Campoformio, in cui egli cede il Veneto all'Austria(1797).
Le sue opere principali sono i “Sepolcri”, i ”Sonetti” e un romanzo epistolare intitolato “Le ultime lettere di Jacopo Ortis”, scritti girovagando in lungo e in largo per l'Europa, fra delusioni politiche e sentimentali, finendo per morire a Londra, nel 1827, assistito dalla figlia Floriana.
Nelle lettere di Jacopo Ortis, egli racconta in prima persona le vicende di un ragazzo, che fra molte delusioni, finirà per morire suicida, lasciando la sua testimonianza ad un amico.
I due sonetti che abbiamo letto, invece, si intitolano “Alla sera” e “In morte del fratello Giovanni”.
Nel primo, egli narra che la sera è il momento che più gli aggrada perchè gli ricorda la morte.
Invece, il secondo, narra che Foscolo vorrebbe andare a dare l'ultimo saluto al fratello morto, e spera di raggiungerlo presto in paradiso.
Giacomo Leopardi
Il tema del pessimismo viene ripreso e ampliato a dimensioni cosmiche da Giacomo Leopardi, secondo il quale la natura è solo una matrigna malvagia che non si cura degli uomini.
Egli, nato a Recanati, nelle Marche, nel 1798, era figlio di un padre che perdeva le sue giornate sui libri e di una madre che gli era indifferente.
Lasciò Recanati per girovagare per L'Italia, e non trovò mai una sistemazione.
Già in cattivo stato di salute, incontrò Antonio Ranieri, il quale divenne un suo caro amico.
Antonio prese a cuore la situazione di Giacomo, tanto da prendersene cura nella sua casa di Napoli, nella quale Antonio pensa di ristabilirne la salute.
Leopardi però finì per morire a Napoli, giovanissimo, nel 1837.
Le sue opere più importanti sono:
-le “Operette Morali”;
-i “Canti”;
-lo “Zibaldone”.
Noi abbiamo letto due sue poesie, “L'infinito” e “Alla sera del dì di festa “.
Nella prima , egli, seduto davanti ad una siepe che gli impedisce di osservare l'orizzonte, si mette a contemplare la volta celeste, infinita e silenziosa, meditando che la terra, insignificante, non è nulla di fronte all'universo.
La seconda , invece, descrive il villaggio di Leopardi illuminato dalla fievole luce della luna e pensa alla ragazza che gli piace; dice che forse anche lei sta pensando a lui, ma poi cambia opinione, dicendo che ella è già addormentata e pensa ad un altro ragazzo, perciò Giacomo si sente triste e infelice.
Si mette a meditare dicendo che il periodo più felice è quello della giovinezza, quando si è spensierati ed incoscienti.
Ma a lui, la natura, non ha concesso nemmeno quello, perchè egli ha raggiunto la consapevolezza troppo presto, non riuscendo a godersi la giovinezza e la felicità.
Alessandro Manzoni
Il terzo busto della nostra galleria ideale è Alessandro Manzoni, che più di ogni altro ha contribuito alla formazione dell'italiano moderno.
Nacque nel 1785, a Milano, da una famiglia non religiosa, discendente del famoso Cesare Beccaria, celebre esponente dell'illuminismo italiano.
Recatosi in Francia, conosce la sua futura moglie, Enrichetta Blondel, che lo converte ad una visione divina e provvidenziale della storia, guidata da Dio, il quale punisce i malvagi e premia i buoni.
Egli finirà per morire nel 1873, celebrato con il lutto nazionale.
Fra le moltissime opere che ha scritto, le principali sono l'”Adelchi” e “Il conte di Carmagnola”, oltre al celebre romanzo storico “I promessi sposi”.
Questo romanzo è ambientato nell'Italia del 1600, quando la maggior parte di essa era sotto il dominio dei monarchi spagnoli, per sollecitare gli italiani a riprendersi la loro indipendenza.
La trama racconta le vicende di Renzo e Lucia, due giovani intenzionati a sposarsi.
Ma un potente signore spagnolo, Don Rodrigo, innamoratosi di Lucia, impedisce il loro matrimonio.
Egli chiede al cosiddetto ”Innominato” di rapire Lucia; ma grazie all'aiuto di Fra' Cristoforo, Renzo e Lucia riescono a fuggire, uno a Milano e l'altra in un convento.
A Milano scoppia la peste e allora i due si rincontrano al lazzaretto di Milano.
Infine Don Rodrigo muore di peste e invece Renzo e Lucia si sposano e vanno a vivere a Bergamo.
Giuseppe Garibaldi
Fra i busti più importanti, però, c'è anche quello di un eroe Risorgimentele, il generale italiano Giuseppe Garibaldi.
Egli, nato a Nizza, nel 1807, si sentiva, nonostante fosse nato in territorio francese, italiano a tutti gli effetti.
Fin da giovane egli intraprese una vita da marinaio e fu viaggiando che incontrò alcuni mazziniani e si convertì alle loro idee.
Mazzini, infatti, voleva un'Italia repubblicana e democratica, unita e indipendente, fondata sul popolo.
Nel 1830, Garibaldi partecipa ad una rivolta contro i Savoia, viene condannato a morte e perciò diventa un clandestino.
Per questo egli decide, per sfuggire alla cattura, di emigrare in America Latina.
Così, arrivato in Brasile, arma una nave, insieme ad altri mazziniani, per combattere l'impero brasiliano, che aveva attuato un'offensiva contro i repubblicani.
Grazie a queste imprese, si meritò il titolo di “Eroe dei due mondi”.
Oltre a fare il pirata, però, Garibaldi conobbe a una donna, Anita, che pur essendo già sposata, si innamora perdutamente di lui.
Successivamente Garibaldi torna in Italia con Anita, nel 1848, e si reca a Roma, che è stata abbandonata dal Papa, e , insieme a Mazzini, proclama la repubblica romana.
Ma l'anno dopo, i francesi guidati da Napoleone III abbattono la repubblica romana, e perciò Garibaldi cercò, insieme ad Anita, di raggiungere Venezia, dove resisteva ancora l'ultima repubblica italiana. Ma durante la fuga Anita si ammala e muore di malaria.
Nel 1860, dopo la seconda guerra di indipendenza, Garibaldi organizza la spedizione dei Mille.
A questa spedizione partecipa anche un giornalista toscano, di nome Giuseppe Bandi, che ne trae un racconto.
Garibaldi, attraverso le sue conoscenze, ottiene due piroscafi, e allora Bandi chiede un'ultima licenza per andare a festeggiare a Genova.
Il mattino della partenza, i garibaldini, fra due ali di folla, s'imbarcano e fra la folla c'è anche un vecchio siciliano, che raccomanda a Garibaldi tutti i suoi figli.
Intanto Bandi riceve l'ordine di tagliare i fili del telegrafo, per fare in modo che i Borboni fossero colti di sorpresa.
La partenza, però, viene ritardata da una nave francese che blocca l'ingresso al porto.
Due carabinieri bloccano Bandi e i suoi intenti a tagliare il telegrafo, ma infine i due se ne vanno;
tutti i garibaldini salgono sui piroscafi e escono dal porto, che nel frattempo era stato sbloccato, siccome la nave francese se ne era andata.
Garibaldi, nonostante avesse a disposizione un numero limitato i soldati, abbatte il Regno delle due Sicilie e lo consegna ai Savoia, tradendo i suoi ideali repubblicani.
La maggioranza degli italiani, formata da contadini analfabeti, invece di diventare cittadini di una repubblica democratica, diventano sudditi dei Savoia e negli anni successivi all'unità di Italia, sono costretti ad emigrare in massa in cerca di lavoro.
Il racconto “Libertà” di G. Verga rappresenta emblematicamente la delusione e l'estraneità dei contadini al Risorgimento italiano.
L'Italia è fatta ma bisogna “Fare gli italiani”.
Il racconto si ispira a fatti realmente accaduti a Bronte in Sicilia. I contadini sentono che stanno arrivando i garibaldini e si ribellano contro i latifondisti per conquistare le loro terre.
Vengono uccisi il prete, il farmacista e la baronessa.
Quando arrivano i garibaldini comandati da N. Bixio, vengono fucilati e catturati i capi della rivolta.
Le mogli dei capi imprigionati si recano a Catania per assistere al loro processo.
Uno degli imputati, a quel punto, si alza ed esclama: ”Avevano detto che ci sarebbe stata la libertà”.
L'emigrazione
Nella mostra di Torino c'era una sala dove si trovava una grande rete con delle valigie per simboleggiare l'emigrazione contadina in America.
Il film “Nuovomondo” racconta la storia di una famiglia siciliana formata da nonna, padre vedovo, due figli che partono per l'America.
Durante il viaggio incontrano una giovane inglese che sposa il padre.
Giunti a “Ellis Island” vengono sottoposti a dei test che la nonna e il figlio non passano e vengono rimpatriati.
Sempre su questo tema abbiamo letto un racconto tratto dal libro ”Cuore “ di Edmondo de Amicis. Il protagonista, un bambino, parte per l'Argentina in cerca della madre e, dopo una lunga ricerca, riesce a trovarla.
La Prima Guerra Mondiale
Alcuni storici hanno classificato la Prima Guerra Mondiale come la quarta guerra di indipendenza italiana perché per la prima volta gli italiani di tutte le regioni combatterono fianco a fianco e conquistarono i territori di Trento e Trieste.
Emilio Lussu, nel romanzo “Un anno sull'altipiano” racconta alcune vicende della Prima Guerra Mondiale rifacendosi alla sua esperienza personale.
Ne risulta un romanzo molto critico nei confronti della guerra e questi aspetti critici sono condivisi anche dal regista F. Rosi che ne ha ricavato il film “Uomini Contro”.
Il protagonista del romanzo è partito per la guerra con la convinzione di fare il suo dovere ma di fronte alla realtà della guerra si ribella e viene fucilato.
Il secondo personaggio è il tenente Ottolenghi, un uomo totalmente contrario alla guerra che pensa che essa serva solo ai ricchi e invece ai poveri porta solo sofferenza. Egli sul punto di morire si rivolge contro i suoi ufficiali e dice che sono loro i veri nemici.
Il personaggio antagonista è il generale Leone, un uomo fanatico e stupido, che manda al massacro molti uomini per guadagnare pochi metri di trincea.
Un episodio che ne dimostra la stupidità è, per esempio, quando un giovane soldato dà l'alt alla squadra per avere visto una mitragliatrice nemica e il generale lo vuole fare fucilare, ma Ottolenghi, furbo, lo sostituisce con un cadavere.
Un altro episodio è invece quando il tenente Sassu fa guardare  il generale da uno spioncino della trincea sotto il tiro di un cecchino. Ma sfortunatamente il cecchino fallisce il tiro. Il generale, infine, ordina la decimazione di quei soldati che, stufi di aspettare il cambio, si erano rivoltati bruciando le armi. Il soldati, così stremati, finiscono per autolesionarsi per andare in congedo.
Cinque poesie di Ungaretti
Accanto all'esaltazione della vittoria nazionale o alla denuncia di un'inutile strage, una diversa chiave di lettura della guerra è offerta dal poeta Giuseppe Ungaretti che partecipò alla guerra come soldato.
In alcune brevi poesie descrive la guerra come una tragica esperienza di fratellanza umana.
Nella sua poesia più celebre, “San Martino del Carso”, egli dice che le case sbrindellate sono ridotte come il suo cuore. Infatti in un'altra poesia, ”Fratelli”, egli racconta che in guerra si è tutti uguali, e tutti uniti da un legame fraterno, perché gli uomini, come racconta la sua poesia ”Soldati”, in guerra, sono precari come le foglie in autunno sugli alberi.
In un'altra sua poesia,”Veglia”, dice di aver passato una notte vicino ad un morto, e prova un attaccamento disperato alla vita. Infine, in un'ultima poesia, egli narra che ormai il suo cuore è duro come una pietra perché sono i vivi a soffrire di più la morte di qualcuno.
La povertà dell' Italia contadina del primo Novecento
Un'ampia sala della mostra era dedicata a grafici e statistiche sulle condizioni economiche italiane del recente passato, che testimoniavano il fatto che fino agli anni '50, la stragrande maggioranza degli italiani viveva nella campagne.
Il romanzo “La Malora” di Beppe Fenoglio, ambientato nelle Langhe, descrive bene la condizioni di vita in Italia nel Novecento.
Agostino Braida, il protagonista del racconto, lavora la terra per Tobia Rabino, perchè il padre deve pagare dei debiti e ha bisogno di soldi. Agostino ce l'ha con il padre, e non lo va più a trovare, torna solo quando sa della sua morte.
Egli ha due fratelli, Stefano, svogliato e incosciente, che parte militare, ed Emilio, bravo studente, che finirà per morire di tisi in seminario, dov'è stato mandato per pagare il debito con una maestra.
Il personaggio principale della famiglia Rabino è Tobia, vecchio e tirchio padre di famiglia, che non sfama i figli per risparmiare e comperare un terreno. L' unica volta che fa un'eccezione, è al matrimonio della figlia Ginotta, sposatasi grazie ad un sensale.
In una bisca clandestina organizzata da Tobia, Agostino conosce Mario Bernasca, che gli propone di trovarsi un lavoro indipendente ad Alba, ma ha paura e non lo segue.
La moglie di Tobia cade malata e allora Tobia è costretto ad ingaggiare una servente di nome Fede.
Ella prova subito simpatia per Agostino, che le propone di sposarlo, Fede, però è gia promessa ad un altro, perciò il loro amore finisce qui.
Il secondo brano è tratto da un romanzo di Carlo Levi che fu confinato in un paesino nei pressi di Matera perchè antifascista.
La sorella decise d'andarlo a trovare, prendendo un treno per Matera per visitare i famosi “Sassi”, ma lo spettacolo è tutt'altro che piacevole perchè la gente vive in brutte condizioni, in case scavate nella roccia insieme agli animali, e dei bambini seminudi le chiedono delle medicine.
Luigi Pirandello, celebre autore di teatro, ha scritto anche molti racconti, come “Ciaula scopre la luna”, in cui racconta la storia di un ragazzo disabile costretto a lavorare tutto il giorno in miniera per Zi' Scarda, che doveva badare a sette nipoti, dato che era l'unico sopravvissuto all'incidente in cui morì suo figlio. Ciaula vive anche lui con Zi' Scarda, e ha paura della notte, perchè la prima volta che l'aveva vista era la notte dell'incidente e si era spaventato.
Una sera, mentre Zi' Scarda sta tornando dalla miniera, il responsabile vuole che gli operai continuino a lavorare, ma tutti si rifiutano esclusi Zi' Scarda e Ciaula. Quest'ultimo avverte l'angoscia di affrontare la notte e quando la vede rimane stupito e si commuove, perchè c'è la luna.
L'Olocausto
Il regime fascista usò tutti gli strumenti della propaganda (radio, cinema, manifestazioni) per esaltare l'orgoglio nazionale italiano.
L'alleanza con la Germania, tuttavia, costrinse l'Italia all'umiliazione della sconfitta nella seconda guerra mondiale e alla vergogna della leggi razziste contro gli ebrei.
Sulla Shoah, abbiamo letto un brano ed una poesia di un sopravvissuto di Auschwitz, Primo Levi, tratti dal libro ”Se questo e un uomo”.
In questa poesia lui scaglia una maledizione contro chi si dimentica della tragedia dell'Olocausto.
Sempre del medesimo libro, abbiamo letto un brano in cui Primo Levi racconta il suo arrivo ad Auschwitz, dove viene spogliato, lavato, rasato, tatuato con un numero e assegnato ad una baracca, per annullare la sua identità.
Abbiamo inoltre letto il testo di una canzone di F. Guccini, che narra la storia tragica del campo di sterminio vista dagli occhi di un bambino morto e cremato in un forno, che si chiede come l'uomo possa fare una cosa simile.
Infine abbiamo visto un film intitolato ”Ogni cosa è illuminata” che racconta di un giovane ebreo americano che si reca in Ucraina per cercare notizie del nonno, il quale gli ha lasciato una foto con una ragazza di nome Agostina.
Questo ragazzo è un collezionista che raccoglie ogni ricordo in sacchetti di nylon, che poi appende al muro.
Per la ricerca contatta una strana agenzia formata da un cane, un vecchio matto e un giovane ballerino. Durante la ricerca scoprono che Tranchimbrod non esiste più perchè è stato distrutto dai nazisti ma al suo posto è situata una lapide; qui incontrano una vecchia, sorella di Agostina, che ha collezionato i resti del villaggio. Infine il vecchio ricorda il suo passato, che dimenticò dopo una fucilazione a causa di un colpo di striscio alla tempia e, ormai ritrovato il suo passato, si suicida.
La Seconda Guerra Mondiale e la Resistenza Partigiana in Italia
Sulla guerra partigiana abbiamo letto un racconto di Beppe Fenoglio intitolato “Rappresaglia”
e anche un romanzo di Renata Viganò, intitolato ”L'Agnese va a morire”.
Il racconto di Fenoglio narra la vicenda di due giovani staffette partigiane, Riccio e Bellini, che vengono catturate dai fascisti e condannati a morte, anche se poi la loro sentenza viene sospesa.
Dopo alcuni mesi, in seguito all' uccisione di un sergente fascista da parte dei partigiani, il comandante dà l'ordine di ucciderli per rappresaglia.
Un tenente viene incaricato di eseguire l'ordine, ma era affezionato ai due ragazzi e non se la sente.
Con malavoglia prende con sé uno dei ragazzi e gli spiega la situazione. All'inizio, Riccio piange e si dispera, ma poi riacquista la sua dignità e va da solo al patibolo, dicendo di essere fiero di essere partigiano.
Un altro documento sulla guerra partigiana è la poesia “Alle fronde dei salici” di Salvatore Quasimodo, che descrive due immagini raccapriccianti; una madre che piange ai piedi del figlio crocifisso al palo del telegrafo e il fatto che i poeti non possono più scrivere di fronte a queste tragedie e non hanno altro che da fare che appendere le loro cetre agli alberi e tacere.
Abbiamo letto infine il testo di una famosa canzone di Fabrizio de Andrè, ”La guerra di Piero”, che narra la storia di un ragazzo morto in guerra che non aveva voglia di arruolarsi, e quando si trova
di fronte al nemico non ha il coraggio di sparargli e l'altro, invece, non ci pensa e gli spara in fronte.
Dal dopoguerra a oggi
La Resistenza partigiana si concluse il 25 Aprile 1945 con la liberazione dell'Italia settentrionale occupata dai nazisti. Il 2 Giugno 1946 con referendum popolare a suffragio universale (per la prima volta votarono le donne) abolì la monarchia dei Savoia a vantaggio della repubblica democratica.
Il primo Gennaio 1948 entrò in vigore la Costituzione repubblicana. I principi fondamentali della Costituzione stabiliscono che l'Italia è una repubblica democratica la cui sovranità appartiene al popolo. Esso esercita la sovranità eleggendo a suffragio universale i propri rappresentanti al Parlamento.
Tutti i cittadini sono uguali di fronte alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. Tutti hanno gli stessi diritti fondamentali umani alla vita, alla salute, all'istruzione, alla libertà di coscienza, di parola e di associazione, oltre che di stampa.
Uscita distrutta dalla guerra, l'Italia repubblicana ha conosciuto nel ventennio successivo un vero e proprio “Miracolo Economico”, che l'ha rapidamente cambiata da paese prevalentemente contadino a quinta potenza industriale del mondo. 
Milioni di contadini si sono trasferiti dalle campagne alle città del Nord Italia.
L'Italia ha conosciuto un colossale processo di trasformazione.
A partire dagli anno '70 il processo di sviluppo ha subito periodi di crisi, rallentamento e tensione, funestati da sanguinosi atti di terrorismo politico di opposta ispirazione (brigate rosse e neofascisti), alcune regioni meridionali sono ancora infestate dalla criminalità organizzata: mafia, 'ndrangheta, camorra e sacra corona unita. Sulla mafia abbiamo visto il film “CentoPassi” che racconta dell'uccisione di Giuseppe Impastato, giovane giornalista ribelle che si era opposto ad un capomafia da cui dipendeva anche il padre.
Ancora più recentemente l'Italia ha conosciuto un difficile processo di integrazione nell'UE, la disoccupazione, seguita alla globalizzazione dell'economia, l'immigrazione di massa di manodopera da paesi extraeuropei. Da paese di emigrati a paese di immigrati (“Welcome”).

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