Visualizzazione post con etichetta Samuele Aglì. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Samuele Aglì. Mostra tutti i post

martedì 22 novembre 2011

Il mietitore


Nel 1994 un serial killer che si faceva chiamare Mietitore aveva già ucciso 20 persone circa, poi scomparve senza lasciare tracce. I giornali scrissero di tutto: sia che era morto, sia che era stato arrestato.
Dopo 10 anni, il signor Peter, collega di Jack che era il capo della polizia, venne chiamato proprio dal suo ex capo, che era andato da tempo in pensione, per discutere sul caso del Mietitore. Il signor Jack aveva indagato intensamente  sul caso e l’assassino aveva fatto un contratto con lui: non avrebbe più ucciso per 10 anni a patto che il signor Jack smettesse di cercarlo …
Peter rimase stupefatto da queste parole, non approvando l’accordo se ne andò via sbattendo la porta.
Qualche giorno dopo l’ex capo della polizia venne trovato morto e, combinazione, numerosi omicidi ricomincarono a verificarsi.
Le indagini sul serial killer ripresero mentre il Mietitore riprese le stragi:
- una donna accoltellata al petto viene trovata sulla porta di casa;  
- di fronte al distretto di polizia si trovano una testa d’uomo ed un piede spediti in una scatola di cartone;
- sulla collina una coppia in auto viene fermata da un uomo incappucciato e sdraiato sulla strada, scesi dall’auto per soccorrerlo balza in piedi e gli spara;
- il panettiere del paese viene trovato carbonizzato nel forno a legna;
- la casa parrocchiale viene bruciata con un uomo dentro;
- un’armeria svaligiata e ucciso il proprietario.


Dopo questa serie di omicidi il Mietitore manda una lettera a Peter … Terrore !!! La calligrafia corrispondeva perfettamente con la lettera mandata all’ex capo della polizia anni fa. Il Mietitore proponeva a Peter lo stesso accordo …
Peter non accettò l’accordo e il Mietitore quella sera per vendicarsi fece esplodere il pullman delle 22:15. Sfortunatamente per lui in quel momento il pullman veniva sorpassato da un furgone carico di bombole di gas che esplosero.
Ci furono 17 vittime e lui fu colpito ad un braccio e costretto ad andare all’ospedale più vicino.
La polizia vide che alcuni schizzi di sangue non corrispondevano a nessuna delle vittime, così la polizia andò all’ospedale più vicino, chiese informazioni su un paziente che voleva andarsene ma era stato trattenuto, capirono che era il Mietitore e riuscirono a catturarlo.
Il movente era la volontà maniacale di controllare i movimenti della polizia e  condizionarli. Gli diedero la pena di morte.

domenica 30 ottobre 2011

L'agente Harrison e la banda degli Sharks. Episodio 19

La cena dell'inganno.

... Allora il cuoco raccontò come aveva fatto a mettere le impronte digitali dei membri della banda sui 10 coltelli .

Fingendo di voler cedere ai loro ricatti e giungere a un accordo definitivo, aveva chiesto ai membri della banda di fare una cena al ristorante un giorno che era chiuso; quella sera discussero i loro affari e tutti toccarono i coltelli. Questi facevano parte di una fornitura appena comprata da José.

Ovviamente Tony non si era fatto vedere dal padre, ed era stato sostituito da un fratello di Fabian.

Il cuoco dopo cena pulì attentamente i coltelli senza eliminare le impronte della banda o metterci le sue. Alfred  pensava di prendere due piccioni con una fava: coprire il suo delitto passionale e liberarsi dei ricattatori che gli chiedevano il pizzo.

Tutto era andato perfettamente secondo i piani, finché Harrison non aveva arrestato il figlio del cuoco...


sabato 12 marzo 2011

Una casa abbandonata

In un piccolo paesino di pianura, senza una montagna nei dintorni, viveva un ragazzo che passava le giornate passeggiando,  a volte con qualche amico. Andavano  sempre a cercare qualche vecchio posto abbandonato dove passare il tempo.
Ma quel giorno era solo e non sapeva cosa fare; all’ improvviso  si ricordò  di una casa abbandonata dove il più vecchio del paese  raccomandavano di non andare mai.
Il ragazzo incuriosito ci andò. All’interno vide una porta, la aprì e dietro vide una forte luce che lo trascinò dentro. Subito dopo si ritrovò in un altro mondo, era tutto strano.
Si mise a camminare e poco dopo arrivò in un villaggio: era abitato da delle specie di elfi che erano bassi tanto da sembrare gnomi.  Gli chiesero chi fosse e lui disse da dove era venuto e che voleva tornare indietro.


Si offrirono tutti di aiutarlo ma il capo decise che  in quattro  sarebbero andati con lui e così scelse i quattro migliori e li mandò con lui verso la montagna più alta, dove avrebbe trovato una grotta che lo avrebbe riportato in quella strana casa. Il capo gli diede una spada che lo avrebbe aiutato.  Questi elfi   erano in grado  di spostare oggetti con il pensiero, di romperli e di ricomporli.
Partirono il mattino seguente e con passaggi segreti e scorciatoie arrivarono per la notte. Il mattino successivo  quando furono a metà monte presero a camminare in una grotta che attraverso una  lunga scala a chiocciola li portò fino in cima. Lì c’era un enorme serpente che non li lasciava entrare:  allora si ricordarono della spada. Il ragazzo riuscì a colpire il serpente ma non lo graffiò neanche. Dopo un po’ di combattimenti senza successo, videro un piccolo buco vicino all’entrata della grotta  e lì c’era disegnata una spada: riuscirono a infilare la spada magica nella roccia e così il serpente si levò e li lasciò passare. Il ragazzo tornò nel suo mondo e non entrò mai più in quella casa abbandonata.
Samuele Aglì