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domenica 13 marzo 2011

La dispensa magica

- Luca, Luca, adesso tocca a te contare!!! Noi ci andiamo a nascondere!!!- 
Quel pomeriggio ero con i miei amici a casa di Luca e giocavamo tutti insieme allegramente. 
Avevo deciso di nascondermi nella dispensa, dove era molto difficile trovarmi; però, ad un certo punto, vidi una porta che non avevo mai visto prima e decisi di aprirla, ma fui catapultato in un mondo magico, anzi, in un giardino magico!!! 

Caddi sul terreno e presi una bella testata. Appena spalancai gli occhi vidi un mondo nuovo, una realtà diversa: il prato azzurro e il cielo di un verde acceso, un sole a forma di stella, tanti alberi variopinti con i colori dell’arcobaleno…. 
Insomma un giardino magico!!! Mi alzai e decisi di farmi un bel giretto per capire come funzionava la vita: nel verde cielo c’erano serpenti che volavano, vicino a me gattini che abbaiavano, le volpi facevano le gare con le tartarughe, e queste ultime vincevano!!!! Gli elefanti giocavano felici sulle chiome degli alberi e i lupi con le pecorelle passeggiavano nel boschetto alla mia sinistra in tutta tranquillità: che strano!!!!! 
Non c’era l’ombra di motociclette e nemmeno di automobili. 
Notai che poco più avanti c’era una grotta con una bicicletta minuscola tutta viola posata davanti. C’era una leggera nebbiolina all’entrata, allora aspettai un po’ e poi trovai la forza di entrare in quel luogo sconosciuto. 
Entrai e notai che quella era una grotta diversa dalle altre, decorata e molto pulita, come se fosse da sempre abitata. 
Andai ancora un po’ avanti e vidi una stanza da letto e un bagno e quindi capii che quella grotta era davvero abitata. 
Proseguii e vidi una bambina di circa sette anni e le chiesi: ”Dove sono i tuoi genitori e come ti chiami?”. Lei rispose: ”Mi chiamo Angelica; non so dove siano i miei genitori perché io sono qui da quando sono nata e mi hanno cresciuta tutti gli animali del bosco e per me sono tutti miei genitori”. Fui stupito da questa sua risposta!!! Allora iniziammo a conversare, raccontandoci moltissime cose, cose interessanti e che mi incuriosirono molto. 
Passai la notte con Angelica e vidi quanto lei fosse in sintonia con tutti gli animali di quel giardino che appariva incantato. Lei aveva una dote misteriosa, che mi svelò soltanto il giorno seguente. 
Quella bambina fu portata lì da una cicogna e già dalla nascita Angelica portava una collana di stelle che le permetteva di comunicare con gli animali. 

Quella collana la indossai anch’io e riuscivo a sentire le voci degli animali: fantastico!!! 
Purtroppo dovevo andare, anche se sapevo che lì non ci sarei mai più tornato. 
Salutai Angelica e quando tornai nella dispensa mi accorsi che il tempo non era passato e che Luca stava ancora contando. 
Da quel giorno in avanti ogni volta che mi nascondevo nella dispensa mi tornava in mente Angelica e il suo giardino magico che mi restò impresso nella mente.
Gianmaria Vaglienti

Un racconto fantasy

Era il 4 aprile del 1998, un giorno in cui Andrea usciva con gli amici e si recava al campetto sportivo di Scalenghe, dove c’era uno dei suoi “rivali” che si chiamava Fabrizio, un ragazzo più grande di lui che era geloso del talento di Andrea. 
Quel giorno Fabrizio andò da Andrea e gli propose una sfida tra i due gruppi… il patto era che chi vinceva aveva l’onore di avere il campetto libero per 2 mesi. 
Fabrizio si avvicinò ad Andrea e gli disse:- Non avrai scampo. L’onnipotente mago Attila sarà mio alleato… 
Fabrizio entrò nella villa del mago e chiese aiuto...

Il mago dopo aver ascoltato la situazione disse:- Caro mio, non mi chiedi una cosa da poco… questo vale molto più di quanto tu possa pensare. 
Fabrizio rispose: – Ti darò tutto quello che vuoi pur di vincere questa sfida…
Il mago fece un segno di approvazione e poi disse :- Ne sei davvero sicuro?? 
Fabrizio annuì.. 
Attila disse: :- Quello che voglio è solo il conto di tua mamma in banca...
Fabrizio disse:- Lo avrai...
Poi uscì e disse fra sé e sé: “E ora che faccio??” 
Fabrizio andò a casa e rubò la carta di credito alla mamma...
Andrea intanto si stava allenando con la sua squadra onestamente per la partita, ad un certo punto vide una luce strana, quasi accecante, Andrea rimase stupito, una cosa così non si era mai vista prima. 
Poi finì tutto, Andrea si recò di corsa verso casa per raccontare alla famiglia quello che era accaduto al campetto e arrivato a casa i famigliari proibirono ad Andrea di tornare al campetto. In questo modo la squadra di Andrea non avrebbe potuto farcela. 
Intanto Fabrizio stava portando i soldi a Attila: quando il mago passò la carta di credito nel POS, vide che il credito era 0,0000... la mamma di Fabrizio aveva esaurito il credito nel suo shopping!!! 
Attila così non lo aiutò più...
Era arrivato il giorno della grande gara, e Andrea non poteva giocare, ma disubbidendo alla mamma corse alla gara. 
Alla fine vinse la squadra di Andrea, anche se tutti e due avevano giocato con onestà.
Giulia Sannella e Liliana Tarantino

Un'avventura

Un ragazzo di nome Josh ricevette una lettera dai suoi genitori che dicevano di essere stati rapiti da un mago cattivo, allora Josh partì alla ricerca dei suoi genitori, trovò il posto che diceva la lettera, entrò e si ritrovò in un posto orribile; ma lui indossava un'armatura, uno scudo, una spada e l’elmo; dopo poco tempo scoprì a che cosa serviva l’armatura. 
Vide un mostro che assomigliava ad un serpente ma con bocca e braccia simili a un umano. Combatterono a lungo a colpi di spada, il mostro lo ferì, ma lui fulmineo infilzò il mostro che cadde a terra privo di sensi; al suo risveglio Josh gli chiese dove erano i suoi genitori ed il mostro gli disse che doveva attraversare ancora 3 mondi con altri 3 mostri. 

Trovò il portale dell’altro mondo, ma questa volta il mostro era di sabbia. All’improvviso vide un ragazzo più o meno della sua età che aveva l’abilità di sparare fulmini: alla fine unendo le forze sconfissero il mostro. E arrivarono al portale successivo. 

Furono sbalorditi dal mostro, era un fiore gigante: qui incontrò un amico guerriero, ma questo era diverso perché era un agricoltore. Allora prese il diserbante e distrusse il mostro, andando nel prossimo portale. 

Infatti videro il castello del mago ma come al solito arrivò un drago. Josh con un abile colpo di spada lo uccise e salvò i suoi genitori ma il mago fuggì. 

A Josh arrivò un messaggio che diceva che nel mondo stavano accadendo cose terribili per colpa di un mago, allora Josh si precipitò sulla Terra coi suoi compagni.
Il mago si era clonato e Josh con i suoi 2 compagni distrussero il mago e riportarono tutto alla normalità.
Stefano Salut

Naty e Malvagio

Introduzione
<< Naty, vieni subito! >> 
Naty è il soprannome di Natasha, una ragazzina di 12 anni; è alta, magra, ha i capelli castani e gli occhi verdi, la bocca carnosa e un piccolo naso all’insù. 
Natasha camminava velocemente a piedi scalzi nel corridoio, sentendo la voce della mamma che la chiamava dalla cucina. 
Aveva un’enorme casa, con più di dieci stanze, quindi scendere le immense scale fino ad arrivare alla cucina era una cosa alquanto difficile e faticosa. 
Naty finalmente arrivò dalla mamma che la informò che i suoi amici la aspettavano fuori per chiederle qualcosa. Naty uscì, salutò felice i suoi amici: Sofia, Carl, Lidia e Jimmy; ormai erano come fratelli, fin da quando erano piccoli giocavano insieme. 
Sofia disse :<< Dai, vuoi venire a giocare a nascondino con noi?? >>. 
Lei rispose :<< Certo, vado solo a mettermi le scarpe, aspettatemi>>.

Rientrò in casa, aprì la scarpiera tutta scassata e tirò fuori i suoi stivaletti di gomma, infine uscì dando un bacio alla mamma e si diresse con gli amici verso il parco. 
Quando arrivarono Carl si mise a contare. 
Sofia e Naty si nascosero insieme sopra un grandissimo vecchio salice. Era davvero un bel nascondiglio, le foglie penzolavano verso il basso coprendole. 

<< Saranno passati già dieci minuti, proviamo a scendere? >> disse Sofia. 
Scendendo Naty schiacciò un ramo che fece cadere un grosso pezzo di albero. 
Con grande stupore, vide che nel pezzo staccato si era aperto un grosso vortice luminoso. 
Naty si avvicinò e allungò una mano, Sofia fece lo stesso. Vennero risucchiate e spedite in un’altra dimensione. 
Sofia avvertiva un grande mal di testa e non distingueva le immagini. Poi, pian piano, riuscì a capire che di fronte a lei c’era una grande quercia, con attaccate ai rami delle ghiande dorate. 
Naty era svenuta. Intorno a Sofia si erano raggruppati migliaia di folletti verdi, grossi come dei topi e con un minuscolo cappellino a punta. 

Naty si alzò tenendosi la testa. Quando si ristabilì esclamò : << Dove siamo finite?? >> 
<< Siete voi, siete voi! >> urlò un piccolo folletto. 
<< Siete voi! Salverete la Quercia Fatata da Malvagio!>> 
<< Chi è Malvagio? >> chiese Sofia. 
<< E’ colui che vuole avere il potere! Vuole distruggere la Quercia Fatata e dominare su Cristallopoli! >> rispose un altro folletto. 
<< Se battiamo Malvagio, potremo tornare a casa?>> chiese Naty. << Certo! Ma non sarà facile… Malvagio è uno spirito e non può essere ucciso, dovrete trovare il libro degli incantesimi custodito dalla Maga Futuria e lì troverete l’incantesimo per ucciderlo, ora noi scompariremo ma vi lasceremo Belinda, una piccola fatina che vi potrà aiutare! >>.

Episodio 1 : la grotta senza fine
Cominciarono a camminare, non sapevano dove andare, ad un tratto Belinda disse: 
<<Care ragazze, il mio nome già lo sapete, sono l’aiutante della regina delle fate, sono qui per dirvi dove andare e per proteggervi dai pericoli del nostro mondo; io non potrò dirvi proprio tutto ma di sicuro vi sarò di grande aiuto, sono un essere magico e possiedo della polverina che potrà farvi volare ma solo per alcuni minuti. Ora dovremmo andare alla “ Grotta Senza Fine” >>. 

Belinda era la più dolce delle fatine, era fatta di una luce brillante che le illuminava le sottili ali azzurrine, aveva lunghi capelli biondi legati con un fiocco di color cristallo, indossava un vestito argentato e delle piccole scarpine d’argento. I suoi grandi occhi erano azzurri, tendevano al verde; erano così luminosi! 
Il cammino era lungo, ma alla fine raggiunsero l’ingresso di questa grotta.

Inciso nella pietra c’era scritto “Grotta Senza Fine: entrerai vivo, ma non potrai più uscire”. Naty e Sofia a questa scritta si fermarono e impaurite dissero a Belinda che non erano sicure di voler entrare, ma lei disse che se non incontravano e distruggevano Malvagio non sarebbero più uscite da quel posto magico. Allora loro entrarono facendo passi lenti, i loro movimenti risuonavano nella grotta buia. 
All’improvviso, si sentirono dei rumori provenienti dal fondo della grotta, era il ruggito di alcuni leoni, le ragazze erano spaventate, Belinda con la luce delle sue ali illuminò la caverna, intorno a loro c’erano cinque leoni che le circondavano, ma non erano dei leoni normali, erano giganti!!! 

Le ragazze cercarono di ideare un piano per sfuggire a quelle bestie feroci. 
Infine decisero che Belinda faceva da esca ai leoni mentre le ragazze sarebbero passate sotto ai leoni distratti. Belinda con alcune luci colorate creò una bellissima leonessa che attrasse molto i leoni: rimasero immobili a guardare l’immagine. 
Nel frattempo Belinda e le ragazze riuscirono a scappare dai leoni. Allora si ritrovarono davanti a tre porte. Belinda spiegò loro che dovevano scegliere una di quelle sale: la prima sala era tutta di lava, la seconda di ghiaccio e la terza d’acqua. 
Le ragazze vollero entrare in quella di ghiaccio. 
Faceva molto freddo in quella sala, le pareti e il pavimento erano di ghiaccio, sulla parete c’erano delle stalattiti appuntite di ghiaccio che penzolavano. 

Belinda disse: 
<< La prova di questa sala è: correre veloci per non essere schiacciate dalla stallatiti >>. 
Allora le ragazze incominciarono a correre, i pezzi si stavano staccando dalla parete, tutto si stava spaccando. Correvano talmente forte che non avevano più fiato ma infine riuscirono a scappare. Erano arrivate alla fine della grotta, uscirono e si misero a fare un pisolino.

Episodio 2: il bosco della morte

<< Brave ragazze, il primo pericolo è superato. Ora, andiamo nel bosco della morte, il nome potrà sembrare spaventoso ma è l’avventura secondo me più semplice, nell’albero d’argento troveremo la sorella della strega Futuria che ci darà qualche consiglio su come trovare Malvagio e sua sorella Futuria che ci darà il libro di magia. Dovete stare attente e guardarvi intorno, nel bosco ci sono tanti animali>> disse Belinda. 


Andando avanti, incontrarono una volpe parlante che disse alle ragazze : << Salve, io sono Furbina, dovete darmi qualcosa da mangiare se no non vi farò passare! >>. 
<<Ma cosa vuoi da mangiare? Noi non abbiamo niente>> disse Naty. 
<< Voglio delle caramelle al cacao >> 
<< Ma le volpi non mangiano caramelle! >> 
<< Io sì, un giorno un ragazzo me le ha fatte assaggiare e mi sono piaciute tanto, allora le hai o no? >> 

<<Sì, in tasca prima di uscire mi sono presa alcune caramelle>> disse Naty. Allora le consegnò alla volpe che tutta felice si rifugiò a mangiare le caramelle. Andando avanti incontrarono dei ricci che erano girati all’incontrario, chiedevano di girarli, alle ragazze fecero pena allora decisero di girarli tutti e andare avanti.

Girati i ricci essi diedero alle ragazze una spada che sarebbe servita per la prova successiva. La prova successiva era di affrontare dei cinghiali, erano proprio davanti alle ragazze, avevano delle zanne enormi, le ragazze si ricordarono della spada e la presero. Con questa ferirono a morte gli animali. Ma Belinda fece una magia che li fece rianimare, allora i cinghiali, avendo dimenticato tutto, ripresero a fare quello che stavano facendo. 

Camminando sempre ancora all’interno del bosco, arrivarono a un albero d’argento. Era l’albero della sorella di Futuria, bussarono sull’albero, ad un certo punto, la porta iniziò ad aprirsi lentamente scricchiolando. Una vecchia signora si appoggiò all’uscio, dicendo : 
<< Siete voi? Potete entrare >>. 
All’apparenza da fuori sembrava un albero ma era un’enorme casa, la vecchia era pallida, magrissima e gobba ma di faccia aveva un bell’aspetto nonostante la sua età. Le fece accomodare in un salotto, dove le porse del té e dei biscotti. Disse: 
<< Mia sorella Futuria si trova nella “ Palude della Speranza” , all’angolo delle Pozioni. Prima dovete andare da lei e poi dovete andare da Malvagio. Voi non lo sapete ma lui ha fatto in modo che le vostre prove siano ancora più difficili, vi accompagno alla porta, andate ora! >>.

Episodio 3: la palude della speranza
Belinda accompagnò le due ragazze alla palude, e disse loro : 
<< Ragazze, siete satte bravissime, siete arrivate alla fine, dovete continuare da sole, io ho finito il mio lavoro, vi regalo della polvere, vi farà volare! Siete in gamba, sono sicura che riuscirete a sconfiggere Malvagio>>. 
Naty e Sofia dissero: 
<< Ma non puoi andartene, non sappiamo come arrivare alla strega Futuria!>> 

<< Sugli alberi sono incise delle frecce, seguitele!>> disse Belinda e sparì nella gelida nebbia. 
Naty e Sofia andavano lente verso la strega, le frecce erano grandi, facili da vedere nonostante la nebbia, continuavano camminando e parlando; parlavano di Malvagio e dei motivi per cui voleva essere il capo di Cristallopoli. 
 Nella palude c’erano tanti angoli, notarono l’angolo delle Pozioni. 
C’era una casa ricoperta d’edera, era umido, dalle finestre si notavano delle ombre, i muri erano pieni di crepe, sembrava che quella casa dovesse cadere da un momento all’altro. 

All’improvviso si vide una luce, vennero trasportate all’interno della casa, dove trovarono una signora paffuta alta e bruttina, il contrario di sua sorella. La strega si presentò alle ragazze, le portò in cucina, dove c’era un grosso pentolone dal quale usciva del fumo, il classico pentolone delle streghe. 
Sul muro c’era un libro d’oro che pian piano iniziava a volare verso il tavolo, posandosi lentamente. 

La strega Futuria iniziò a parlare : 
<< Malvagio non sa che io ho l’incantesimo che può sconfiggerlo, io ai suoi occhi sono invisibile, se mi consegnate la polvere di Belinda io vi darò l’incantesimo, lei sicuramente vi avrà detto che vi servirà per volare ma non è vero, perché serve a me per aprire il libro; Malvagio l’ha pagata per dire questo, lui può fare di tutto! >>. 
Le ragazze credettero a Futuria, loro consegnarono la polvere e la strega diede loro l’incantesimo con la bacchetta per eseguirlo. La casa della strega all’interno è molto colorata, ogni parete aveva un colore diverso, ogni oggetto era diverso dall’altro. 
Le ragazze uscirono, imparando a memoria l’incantesimo nel caso perdessero il foglio. 
Adesso dovevano solo più incontrare Malvagio e sconfiggere quello spirito una volta per tutte. Continuavano a seguire le frecce per arrivare a Malvagio, non sapevano come fosse, se era forte, non sapevano se parlargli o se distruggerlo all’istante, erano impaurite, indecise, non volevano uccidere una persona, erano sicure che dopo se ne sarebbero pentite.

Finale: lo scontro con Malvagio 
Erano davanti al castello di Malvagio. 
Aveva delle torri appuntite, era di un rosso fuoco che faceva male agli occhi. 

Entrarono dentro al castello, subito dietro alla porta c’era lui, Malvagio!! 
Aveva dei grossi occhi neri, volava, era un fantasma tutto bianco, il suo sguardo era gelido. 

Disse: 
<< Salve, vi aspettavo! Voi pensate di sconfiggermi? Non c’è cosa al mondo che mi possa sconfiggere tranne un incantesimo che voi di sicuro non potete avere, io sono più forte!>> 
<<Signor Malvagio, una persona ci ha dato quell’incantesimo quindi potremmo sconfiggerla quando vogliamo ma prima vorremmo sapere perché vuole diventare il capo di Cristallopoli? >> disse Naty. 
<< Voglio diventare il capo perché prima quando ero vivo, ero la persona più buona di questo mondo però nessuno mi aveva mai proposto di diventare padrone assoluto, tutti mi usavano solo perché ero buono e a nessuno importava veramente di me … quando sono morto ho girato per le case sentendo cosa la gente pensava di me: per questo sono diventato così! Come fate ad avere l’incantesimo? Vi prego non eliminatemi!>> rispose Malvagio. 
Le ragazze decisero di buttare l’incantesimo a patto che Malvagio ritornasse buono e continuasse ad aiutare la gente. 
Da quel giorno non si chiamò più Malvagio ma Buonino. 
Le ragazze vennero ritrasportate nel loro mondo allo stesso momento in cui erano sparite, come se non fosse successo nulla.
Teodora Olariu

Quando meno te lo aspetti

Io e i miei cugini stavamo giocando a nascondino a casa dei miei nonni. Mentre Martina (mia cugina più grande) conta, io vado a nascondermi nella dispensa; vicino allo scaffale delle provviste, noto una strana apertura che non avevo mai visto prima e mi sporgo per capire meglio di cosa si tratta e subito vengo catapultata in un mondo magico. 
Aprii subito una porta e mi ritrovai in un mondo “mangereccio” dove tutto era commestibile: l’asfalto, le case, i lampioni della luce, ecc… 
Qui vivono degli esseri viventi molto strani fatti di gelatina verde, vedendoli provo una sensazione di “BLEAA”.

Questi esseri viventi strani mi attaccarono subito alle gambe data la loro piccola statura, io cado a terra battendo una forte testata e perdo i sensi. Ma... in mio aiuto arriva un cane, anzi il mio cane, quello di mia nonna. Rocky il pitbull, appena arriva, ammazza i “mostriciattoli” verdi e appena li stende viene verso di me e mi lecca tutta la faccia con la sua lingua bavosa e io mi alzo di colpo. 
Tutti e due torniamo verso le porta da dove siamo entrati e torniamo nella dispensa. Martina mi stava ancora cercando e io corro subito a “fare casa” e mi libero. Tutti corrono verso di me e mi chiedono qual era il mio nascondiglio e io ancora adesso non l’ho detto a nessuno. 
Sara Molinero

Il nuovo mondo

La storia che vi sto per raccontare è accaduta veramente, non so come, ma è accaduta.
Era una mattina come tutte la altre, stavo andando a scuola, quando, improvvisamente, tutto accanto a me sparì, ogni cosa.
Dopo vari secondi a vagare nel nulla, caddi a terra.
Quando mi alzai, mi guardai intorno: tutto quello che conoscevo era sparito, strade, prati, la mia casa, tutto era stato rimpiazzato da enormi grattacieli a perdita d’occhio, alti più di 300 metri e colorati di un blu intenso.

Anche il cielo era cambiato: non era più blu, era rosso, un rosso spento e cupo. Ma notai anche che non c’era il sole, c’era solo una fonte di luce bianca accecante, che illuminava tutto quanto.
Cominciai allora, completamente confuso, a vagare fra i grattacieli e, fra un grattacielo e l’altro, vidi passare  delle persone come me, ma vestite in un modo strambo e francamente orrendo.
Corsi subito da una di esse e le domandai: ”Dove mi trovo?”
Questa, un po’ stupita della mia domanda mi rispose: ”Come dove sei? Sei a New York City, la città più grande del pianeta!”
Rimasi di stucco. Non poteva essere New York, la città non era così, a meno che…
Le chiesi ancora: ”M- ma…In che anno siamo?”
Questa, ancora più stupita di prima, mi rispose: ”Ragazzino, siamo nel 3660, ma non lo sai?”
A quella risposta quasi svenni.
Ma, a quel punto, mi venne in mente un’altra domanda: “Siamo sulla Terra vero?”
La persona mi rispose: "Ma sei andato fuori di testa sul serio ragazzo, la Terra è andata distrutta mille anni or sono, qui siamo sul pianeta gemello della Terra, Eclis 9!"
"Oddio", pensai, "Sono finito da qualche parte nell’universo!"

Ormai ero completamente demoralizzato, ero convinto che non sarei mai tornato a casa.
Improvvisamente mi venne una gran sete, faceva molto caldo. Dopo diversi minuti di ricerca, trovai un bar e, pur non avendo in tasca un centesimo, entrai. Quando entrai, vidi che tutti  bevevano una bevanda rossa, dalla puzza nauseante.
Così uscii di nuovo e mi sedetti ad un tavolino esterno, e aspettai, cosa non lo so ancora adesso.
All’improvviso sentii una voce che mi disse: “Insopportabile quella puzza, eh?”
Mi girai e vidi un ragazzo alto all’incirca come me, ma, dal tono di voce, molto più grande di me.
“Già!” risposi.
“Non sei il primo, ragazzo” mi disse ancora.
“Il primo di cosa?” risposi.
"A essere stato trasportato qui, sai!"
Parlammo un po’, costui mi disse che altra gente era stata catapultata in questo mondo, e che era colpa di un buco spazio-temporale causato involontariamente da alcuni scienziati della Terra. Disse che ero in pericolo: pur essendo una scoperta terribile era anche una scoperta scientifica molto importante, e perciò degli scienziati di Eclis volevano difenderla, a tutti i costi. Lui conosceva un modo per farmi tornare a casa: disse che uno scienziato, che abitava non molto lontano da lì, aveva trovato il modo per trasportare, attraverso il buco spazio-temporale, qualsiasi cosa.
“Non ti ho ancora chiesto qual è il tuo nome?” gli chiesi.
“Marc” mi rispose. “E il tuo?”
“Mattia” risposi.
Così mi accompagnò. Camminammo per circa cinque minuti, prima di accorgerci di essere seguiti da due uomini, che poi riuscimmo a seminare. Finalmente arrivammo. Entrammo in uno scantinato, pieno di oggetti fluttuanti e stranissimi.
E in un angolo vedemmo lui, lo scienziato, indaffarato.
Appena Marc attirò la sua attenzione questo estrasse una strana arma e la puntò addosso a Marc: “Cosa volete?” chiese lo scienziato terrorizzato.  “Vogliamo solo la macchina per tornare alla Terra!” gli rispose Marc.
“Mai!” ribattè e abbassò l’arma.
Ma a quel punto Marc estrasse a sua volta un’arma e la puntò addosso allo scienziato.
Allora lo scienziato consegnò a Marc uno strano braccialetto e gli disse di mettermelo al polso.
Lo scienziato disse che, se fossi tornato a casa, il buco si sarebbe chiuso.
Ma Marc non lo ascoltò, mi mise il bracciale e lo accese. Stavo per tornare a casa ma...
Lo scienziato alzò di nuovo la pistola, la puntò verso di me e sparò.
Dopo quello sparo non ricordo più niente.
So solo che, quando mi risvegliai , al polso tenevo ancora il braccialetto.
Mattia Migliaccio

Alieno!!!

Non so con esattezza cosa mi sia accaduto o come sono arrivato fin qui, ma i miei ultimi ricordi risalgono a poco tempo fa. Mi ricordo che stavo scendendo le scale di un parco vicino a casa mia e poi boh……. Ho perso l’equilibrio e sono caduto e la mia vista si offuscò e non vidi più nulla.
Subito dopo mi alzai e in soccorso arrivarono due creature bizzarre con gli occhi verdi, la testa tonda e un corpo magrolino.
Alla loro vista iniziai ad urlare e scappai verso casa mia per dire ai miei che avevo visto due alieni. Ma casa mia sembrava cambiata: la multipla di mio padre si era trasformata in una navicella sospesa nell’aria, i miei cani erano delle specie di orsi con i peli spugnosi. Ma appena bussai vidi al posto dei miei due esseri a me sconosciuti che dicevano di essere i miei genitori. Subito dopo scappai.
Tutto era cambiato ma appena lasciai Scalenghe tutto mi pareva più normale. A Viotto le persone erano normali e tutti mi guardavano in modo strano. Arrivai a casa di Giovanni, bussai alla porta e mi aprì un essere grassottello baffuto e verde. Gli chiesi:- “Mi sono stufato! Se questo è uno scherzo dimmelo ora!” Poi aggiunsi:- "Dov’è Giovanni?" e quell’essere mi disse con una voce spenta e un accento “alieno”:- "Sono io". Allora tirai i baffi per vedere se era una maschera ma la testa mi rimase in mano. Non era una maschera. Subito dopo sentii le sirene della polizia arrivare.
Mi dissero:- "Alieno! Arrenditi ed esci con le mani alzate, sei accusato di omicidio". Uscii con le mani alzate e loro mi arrestarono e mi portarono in prigione. Dopo il processo mi misero in cella e dissero che mi avrebbero giustiziato. Tentai di scappare e quasi subito sentii un brivido freddo che mi attraversava il corpo.
Mi svegliai con la testa sotto l’acqua: ero svenuto per la forte botta e per fortuna quello era solo un brutto incubo.


Alberto Losano 

Il mondo dell'amicizia

... Era tutto tranquillo... stavo giocando a nascondino con i miei amici... mi dovevo nascondere e andai in dispensa. Notai che vicino allo scaffale delle provviste c'era una strana apertura, mi avvicinai e venni catapultato in un mondo magico.
Sono passato da un tubo per arrivare in quel mondo... Non  mi ricordo come avvenne perché battei la testa e svenni... Mi risvegliai e mi trovai  in una piccola casetta, accanto a me c 'era una piccola donna... Aveva gli occhi verdi e i capelli ricci e marroni... era molto allegra e dietro a lei notai che c'erano altri 3 ragazzini/e...
Mi tirai su dal letto con molta fatica e chiesi a loro in che posto ero, dove mi trovavo, come si chiamavano  e chi erano... Loro mi risposero che mi trovavo nel mondo dell'amicizia e che loro erano degli amici, si chiamavano Sol, Luna, Bernardy e Camilo...
WOW!!! mi trovavo nel mondo dell'amicizia... quello che ho sempre sognato!! Mi trovavo lì da poco tempo e già sentivo un senso di libertà nel cuore che non si può immaginare... avevo voglia di mettermi a correre, gridare al mondo che finalmente mi trovavo nel posto giusto!!
Usciì fuori e... un mondo fantastico mi trovavo sotto gli occhi... erano tutti così felici... non c'era nessun problema ... Mi misi subito a giocare con loro e feci subito amicizia... C'era felicità ovunque, non litigavano mai... mi stavo divertendo tanto! ma mi accorsi che stava diventando buio... uffa... non avevo proprio voglia di ritornare nello stesso mondo di tutti i giorni... ma non volevo nemmeno far preoccupare i  miei amici e i miei genitori... mi appoggiai ad un albero e mi misi a pensare a come potevo tornare a casa... non mi veniva in mente niente... quel posto era  tanto bello che sarei restata lì per tutta la vita.

Allora per divertirmi ancora un po' giocai per un'altra mezz'ora con loro... giocammo a nascondino, strega tocca colori, monopoli e poi facemmo il bagno nel limpido mare. Dopo di che dovevo proprio andare... chiamai Sol e le chiesi dove mi avevano trovato... la piccola ragazza mi portò sul luogo... mi guardai intorno ma non c'era nessuna porta, poi guardai su un grande albero e c'era una piccola apertura in alto, salutai la ragazza e le chiesi di leggere insieme a tutti questa lettera; avevo scritto poche righe ma spero capiscano che vengono dal cuore:
<Cari amici... ho sempre sognato di trovare un mondo dove regna l'amicizia... e ora che l'ho trovato avrei voluto restare qui per sempre... ma devo tornare nel mio mondo... non mi scorderò mai di voi e della bellissima giornata che mi avete fatto passare! Vi verrò a trovare presto!! Mi mancherete amici miei... con affetto, William>.
Alice Gatti

Giocando a nascondino

Era mercoledì e io e i miei amici stavamo giocando a nascondino, lo facevamo tutti i mercoledì . Dopo la scuola, era anche nostra abitudine restare a fare merenda, cena, e pigiama-party a casa di Emily, era sempre lei la volontaria che ci ospitava.   Emily aveva una casa spaventosamente grande, per questo andavamo da lei a giocare, c’erano molti posti in cui nascondersi, come per esempio la dispensa, sotto il letto, in mezzo ai campi di granoturco, dentro gli armadi, o addirittura sopra gli armadi, e c’ era persino chi astutamente si nascondeva sotto la paglia dei cavalli nella stalla.  
Il mio posto preferito però era la dispensa, anche se non potevo dire a nessuno dove mi nascondevo, altrimenti si sarebbero nascosti tutti insieme a me, e sarebbe stato più facile prenderci tutti in un solo colpo. La sola cosa bella di quella dispensa era che sembrava sempre nascondere un segreto, ma avendo poco tempo, non ho mai pensato di ispezionarla da cima a fondo per scoprirlo, anche se la cosa mi incuriosiva molto.  
Un giorno, Emily si offrì di contare, e tutti temendola molto per la sua astuzia corsero a gambe levate nei loro nascondigli, ci mise molto più tempo di quanto tutti ci aspettavamo, così nell’ attesa decisi di ispezionare la dispensa.   Non c’era niente di niente, nessun fatto sospetto, se non uno strano taglio che circondava una piastrella, tentai di sollevare la piastrella con le mie mani, ma da sola non ci riuscivo. Poi mi venne l’idea: dovevo fare leva con qualcosa, così uscii dalla dispensa, mi avvicinai al mobile delle posate, presi un cucchiaio e corsi nuovamente in dispensa. Facendo leva con quel cucchiaio riuscii a sollevare la piastrella. Sotto ci trovai una strana maniglia, e appena provai ad aprire …
Si aprì una botola enorme sotto i miei piedi, ed io, insieme alla roba da mangiare, precipitai tanto in fondo da credere di essere arrivata al centro della terra. All’inizio era tutto molto buio, ma poi iniziai a intravedere una luce, ma questa anziché avvicinarsi a me, si allontanava sempre più, poi arrivai al fondo di questo enorme “tunnel”, ma proprio sul più bello mi cadde sulla testa un barattolo di cetrioli sott’aceto e svenni.
Quando mi svegliai non era più poi così buio, anzi si vedeva chiaramente un sentiero, non sapevo dove portasse, ma in qualche posto meglio di quello mi ci avrebbe portato di sicuro. Dopo poco mi stancai. La botta in testa mi aveva lasciata debole, non potevo certo proseguire così. Aspettai che qualcuno passasse di lì, finché non passò una stranissima creatura, non si capiva se fosse un cane, un gatto o chissà cos’altro, e con mia grande sorpresa persino mi parlò.
Mi disse: “Cosa stai facendo qui?! Nessuno ti ha invitata! Non sei mica un animale tu!”; era molto inacidito, non so da cosa, ma non c’era bisogno di essere sgarbati, così io gli risposi alla sua stessa maniera: “Tanto per la cronaca non sei un animale nemmeno tu, e se lo sei il nome animale si calza a pennello, maleducato! Non è questo il modo di parlare a una signorina, e poi quando ti rivolgi a me potresti anche usare un tono un po’ più garbato. Se hai la luna storta non è affar mio.” Lui non era molto contento delle mie parole, infatti mi disse: “Dato che il mio modo di parlare non ti sta bene, farò meglio a non parlarti affatto, e ad andare al mio animal-party”. Io tentai di seguirlo, la mia curiosità mi spingeva ad andargli dietro. Arrivammo a destinazione, ma non mi lasciarono entrare in sala riunioni. I buttafuori mi diedero un calcio talmente forte da farmi svenire di nuovo.
Quando mi svegliai mi trovai faccia a faccia con Emily, aveva trovato il mio nascondiglio, e ora toccava a me contare.        
Alice Errico   

La Strega dei Temporali

Selena era una Strega dei Temporali, studentessa dell’Accademia per Giovani Streghe. Una delle tante, per capirci. La sua specialità erano i tornado di fulmini. Era una delle migliori studentesse di tutta l’Accademia, tuttavia non si sentiva felice. Avvertiva un vuoto dentro di sé, le mancava qualcosa.
Un giorno, Selena si svegliò con una voglia irrefrenabile di uscire. Erano appena le cinque del mattino, per cui nessuno l’avrebbe notata. Tutti quanti erano ancora nelle stanze a dormire e lei pareva l’unica sveglia in tutto l’istituto. Quando si trovò all’ingresso, prese uno dei cinquecento impermeabili appesi in ordine e uscì, senza far rumore. L’aria era umida e aleggiava una rada e fastidiosa nebbiolina. Di fronte a lei si stagliavano le Valli Infinite, oltre le quali si trovava Magiax, la città da dove lei proveniva. I suoi, non avendo il tempo di istruirla a dovere e di crescerla, l’avevano spedita in quell’Accademia alla prima occasione. 
Selena si incamminò verso le Valli Infinite, senza preoccuparsi della meta. Pian piano, l’istituto si allontanò e lei si ritrovò in mezzo a un’area brulla e incolta. Intorno a lei, solo la nebbia. Si era persa. Provò a girarsi indietro e a correre, ma nulla. L’Accademia non si vedeva e Selena si sentiva tremendamente sola. Decise di fermarsi. Il terreno sotto i suoi piedi era cambiato, ora c’erano rovi ricoperti di more e bacche. Ne mangiò qualcuna e poi si fermò a pensare. Era stata sciocca a lasciare l’Accademia senza prima avvisare qualcuno. Mentre rifletteva, vide in lontananza un puntino nero che avanzava verso di lei. Pian piano si definì sempre meglio e apparve la figura alta e snella di un’Elfa.
Aveva dei lunghissimi capelli neri e due bellissimi occhi color ghiaccio. Ansimava dalla fatica e Selena riuscì a distinguere poche parole.
- Vieni con me, Strega, ho avvertito la tua presenza e sono corsa per venire a prenderti. Ora, non fare domande e seguimi, ho un compito molto importante per te – disse severa l’Elfa.
Selena, stanca di rimanere lì seduta, accettò e prese per mano la donna. Quest’ultima chiuse gli occhi e i suoi piedi si sollevarono da terra. La Strega non si stupì, anche lei lo sapeva fare. In pochi minuti, stavano volando nella nebbia verso una destinazione sconosciuta.
- Mi chiamo Eveline – disse l’Elfa durante il viaggio. 
Dopo un lungo viaggio, le due atterrarono di fronte a una casupola sperduta nelle Valli Infinite. Eveline recitò alcune parole e sulla porta comparve un segno. Poi entrò, seguita da Selena.
La Strega vide davanti a sé un vecchio seduto su una sedia e intorno a lui altre Elfe come Eveline.
- Ecco mio Signore, la Strega dei Temporali – disse l’Elfa.
- Molto bene. Siediti, giovane Strega, ti spiegheremo ogni cosa – mormorò il vecchio.
Selena si sedette e ascoltò.
- Mi chiamo Hassan, sono uno dei Consiglieri della Regina Jasmine, colei che regna su di noi. Solo ieri ci è giunta una triste notizia. Il Diamante della Regina è stato rubato. Come tu sai, il Diamante è una preziosa pietra di rara bellezza, donata alla Regina dal Barone di Nios, suo fratello. È un oggetto di grande valore affettivo per la Regina. Abbiamo dei sospettati, tra cui Darker, l’acerrimo nemico della Regina. Questa notte, i nostri sospetti si sono rivelati fondati. Darker ci ha mandato una lettera in cui chiede un riscatto, il Diamante per il trono. Ci attende stasera al Cimitero. Noi non vogliamo cedere, per questo abbiamo bisogno di te. Darker è un Mago delle Tempeste, il più potente elemento che può aiutare gli incantesimi di un essere magico. Per contrastare il suo potere abbiamo pensato a un Mago o una Strega dello stesso elemento, per questo abbiamo scelto te. Una Strega dei Temporali non può fallire – concluse Hassan.
- Non mi sento pronta, non credo di riuscirci. Ho troppe responsabilità – rispose Selena.
Hassan parve deluso.
- Strega, la scelta è solo tua – mormorò Eveline.
Selena si alzò e fece per uscire.
- Mi dispiace – disse prima di chiudere la porta.
Una volta fuori, corse a perdifiato. La nebbia si era diradata un po’, in lontananza si scorgeva l’Accademia. Quando arrivò all’istituto, i suoi compagni stavano per svegliarsi. Si arrampicò lungo la facciata ed entrò nella stanza per mezzo della finestra. Si infilò nel letto e fece finta di dormire. Appena in tempo. La direttrice stava passando a svegliare tutti.
Selena rimase in camera sua tutto il giorno a pensare. Non sapeva come fare. Il destino del regno dipendeva da lei. Ma se avesse fallito? Darker non sembrava un maghetto da quattro soldi.
Giunse la sera. Selena aveva deciso. Mentre gli altri cenavano, si infilò nuovamente l’impermeabile e ripassò gli incantesimi più potenti. Poi uscì, nel buio della notte. Si incamminò verso il Cimitero, che si trovava poco più in là di Magiax. A mano a mano che si inoltrava nelle Valli Infinite, la paura cresceva. Sentiva il verso dei pipistrelli e dei gufi e le pareva che qualcuno la seguisse. Gli alberi parevano mani ossute che si tendevano verso di lei per afferrarla e la luna un grosso occhio che la spiava. In lontananza vide la luce rosso sangue della lanterna appesa all’ingresso del Cimitero. Si strinse nell’impermeabile e chiuse gli occhi. Corse più veloce che poteva senza pensare a nulla. Poi, ad un tratto, inciampò e cadde. Ma non c’erano sassi lì intorno. Sentì una risatina malefica.
- Chi sei? – chiese intimorita Selena.
Nulla. Solo il fruscio dell’erba. A Selena vennero i sudori freddi. Non pensava ad altro che a raggiungere il Cimitero. La luce spaventosa della lanterna ora le sembrava rassicurante.
Ci arrivò senza problemi, ma aveva comunque l’impressione che qualcuno la seguisse e la risatina malefica le risuonava nella testa.
Selena ora era di fronte all’arco di pietra al quale era appesa la lanterna che oscillava in modo inquietante. Gli alberi piantati all’interno del Cimitero erano completamente secchi e senza foglie, quasi morti. La stradina centrale era interrotta a volte da frammenti di ossa e si riuscivano a scorgere già alcune lapidi. Selena si incamminò lungo il viale. Si sentiva osservata da mille occhi, forse erano gli spiriti dei morti. Calciò un teschio per terra e udì ancora quella risatina che le raggelò il sangue nelle vene.
- Adesso basta! Esci fuori! – urlò la Strega.
 Da dietro un albero sbucò un folletto alto circa venti centimetri che ridacchiò ancora un po’ e mormorò saltellando:
- Sono Petalo, scusami se ti ho spaventata, ma perché sei qui? – chiese con una vocina minuta.
- Devo fare una cosa molto importante. Hai visto qualcuno entrare qui magari qualche minuto fa? – chiese Selena.
- Oh sì, c’erano una bellissima signora ben vestita seguita da un nonnetto e poi una sfilza di donne tutte uguali, con i capelli neri e un cappuccio. Ancora prima ho visto un uomo con i baffi e un lungo mantello. Che strano vero? Di solito la gente non viene a far visita ai loro cari a quest’ora... – disse Petalo.
- Grazie mille, davvero! A dopo! – lo salutò Selena correndo via.
Raggiunse una piccola radura lastricata, dove intravide Darker che stava ridendo sotto i baffi. La Regina Jasmine stava per timbrare il foglio con la conferma dell’incoronazione di Darker al posto suo. Le Elfe stavano a testa bassa e Hassan reggeva un cuscino con la corona.
- Fermi tutti! – urlò Selena.
Tutti sollevarono lo sguardo su di lei. Hassan sorrise.
- Come osi interrompere questa cerimonia! – la assalì Darker, creando un piccolo tornado che investì Selena e la scagliò contro un albero.
Ma la Strega dei Temporali si rialzò e, con un abile mossa, fece cadere dal cielo una saetta infuocata che Darker schivò.
- Pensi davvero di riuscire a battermi? – ridacchiò, allargando le braccia. Di colpo si sollevò un vento violentissimo, che sradicò gli alberi e che per poco non sollevò in aria Selena. Ma lei richiamò una nuvola enorme e nera, in poco tempo cominciò a cadere una pioggia corrosiva che placò un po’ il vento. Poi la pioggia diventò grandine, ma invece di soffrire Darker mise ancora più violenza nel vento, che si accanì contro Selena unendosi alla pioggia, in una vera e propria tempesta.
Ma Selena, che ne aveva abbastanza, provò a cimentarsi nella sua vera specialità. Le nuvole in alto cominciarono a roteare, risucchiando la bufera. Si formò un tornado enorme e spaventoso. Poi, dalle sue mani uscirono dei fulmini che si unirono al tornado, creando un vortice elettrico.
Darker cominciò a intimorirsi. Il tornado si mosse verso di lui, ma il Mago volle giocare un’ultima carta. Pronunciò parole arcane e, improvvisamente, il Cimitero venne inondato. L’acqua scorreva sotto i loro piedi, apparentemente innocua. Selena non riusciva a capire cosa avesse in mente Darker. Le sue mani si mossero e l’acqua cominciò a prendere la forma di una grande onda. Così, insieme a vento, tuoni e acqua, si potrebbe dire che si creò uno tsunami.
La massa di acqua si innalzò minacciosa sopra Selena, che, impotente, continuava a manovrare il tornado di fulmini. Eveline e Petalo, che stavano guardando, capirono che Selena aveva bisogno di aiuto.
Eveline lanciò un raggio verde contro l’onda e Petalo cercò di distrarre Darker, pizzicandolo e urlandogli nelle orecchie. Darker, non potendone più, si deconcentrò per staccare Petalo dalla sua gamba. In questo modo, però, l’onda era senza controllo, e poteva cadere addosso a chiunque. Il raggio laser di Eveline, però, la distrusse, e l’acqua tornò normale. Il tornado la risucchiò, potenziandosi ancora di più. Si formò così un tornado micidiale di vento, fulmini e acqua, che travolse Darker e lo uccise.
Il tornado si dissolse e tutto tornò alla normalità. Dal cielo cadde un’ultima saetta che atterrò nel bel mezzo della radura e fece comparire una lapide con su scritto: “ Qui Giace Lord Darker, Signore del Buio e del Male, Mago delle Tempeste, sconfitto da Selena, Strega dei Temporali”
La Regina Jasmine si avvicinò a Selena, ancora sconvolta, per ringraziarla. Hassan si precipitò a raccogliere il Diamante e lo consegnò alla Regina. Selena si avvicinò a Petalo e ad Eveline.
- Grazie, senza di voi non ce l’avrei mai fatta –
Da quel momento, Selena non avvertì più quel vuoto dentro di sé. Visse felice e senza pensieri, non più chiusa in sé stessa. Sapete perché? Perché aveva trovato degli amici su cui contare.

Linda Dellacroce

Il mondo è invaso !!!

È  una mattina come tutte le altre, qui a Londra. Come sempre esco di casa e mi dirigo verso la scuola.
A quell’ora di mattina tutte le auto sono in strada perché alcuni vanno al lavoro, altri a scuola e altri vanno a fare compere. Quella mattina però era diversa perché, benché ci fosse il sole, il cielo era scuro come se sul sole fosse stato messo uno schermo. In più quella mattina nel centro di Londra si sentivano degli strani rumori che provenivano da lontano, come se fossero decine e decine di bombe nucleari che scoppiano una dopo l’altra.                                                       
Arrivato a scuola nessuno sapeva spiegarsi questo fenomeno così strano; prima il sole che si intravede offuscato, poi questi rumori simili a bombe che esplodevano o a eruzioni vulcaniche. Nella pausa pranzo nessuno osava uscire nel cortile visti i fenomeni clamorosamente successi in mattinata. Nella nostra ultima ora di lezione, alle ore 15:30 del pomeriggio il cielo si oscurò ancora e diventò immediatamente notte. La scuola tutta impaurita divenne come un fortino: tutti i banchi, le sedie, le cattedre, i tavoli, insomma tutte le cose più grosse vennero accostate alle finestre e alle porte bloccandole ermeticamente.
Circa un’ora dopo mia mamma venne a prelevarmi e mi portò a casa. Passavo tutti i minuti della mia vita davanti alla finestra a guardare il caos e la paura che padroneggiava Londra, insieme al mio amico Jimmy che conoscevo dall’asilo. All’improvviso Jimmy mi disse di guardare fuori e vidi scendere dal cielo una navicella spaziale a forma di rombo, contornata da luci di colore blu.      
La navicella si posò nello stadio “Stanford Bridge” distruggendo gran parte del campo da gioco. Io e Jimmy rimanemmo immobili e muti una volta vista la terribile scena, ma Jimmy mi sussurrò : “Andiamo a nasconderci giù in cantina” ed io gli risposi: “Va bene ma sbrighiamoci”. Così scendemmo in cantina e attraverso una piccola finestra guardavamo i movimenti di quegli strani individui; erano tutti verdi, avevano gli occhi dorati iniettati di sangue, ed avevano un fucile, che con un solo proiettile era in grado di far esplodere un’auto. 
La mattina seguente l’esercito si preparava all’attacco di quegli strani mostri verdi. Mio padre si recò in armeria e comprò per me e per Jimmy due pistole, due fucili, due mitragliette, due coltelli e due antiproiettili. Intorno alle 9:30 del mattino l’esercito si scontrò con i mostri. Dopo alcuni minuti noi ci costruimmo una trincea costruita di sacchi della sabbia. Un gruppo di circa venti mostri si dirigeva verso di noi, a questo punto aprimmo il fuoco e finite le munizioni ne rimasero vivi due, Jimmy si prese quello più magro ed io quello più grasso. Dopo pochi minuti io ed il mio amico uccidemmo i mostri colpendoli con una coltellata all’addome. Gli uomini vinsero la battaglia e fecero saltare in aria la loro navicella uccidendo gli ultimi mostri rimasti vivi.
Simone Colmo

1 2 3 4 e POOOFFF

Driiin, driiin
<<Giovanni…Gio!!, svegliati sono arrivati i tuoi amici>>, disse mia mamma.
<<Adesso vado a vestirmi, tu vai ad aprire per favore!>>
Erano Alberto, Omar e Stefano, erano venuti per farmi compagnia.
<<Ciao>> mi dissero in coro; <<Come stai??>>.
Scendemmo in giardino e cominciammo a giocare a nascondino .
Il primo a contare fu Alberto.
Io corsi in cantina e sentii 1 2 3 4 e POOOOFFF, inciampai nella gamba del tavolo.
Mi risvegliai, non era successo niente, solo che il braccio sinistro era un po’ gonfio e allora corsi da mia mamma.
<<Mammaaaaaa, mammmaaaaa,  mamm??? Haaaaaaaaa un elfo!!>>
Presi un bastone e bammmm , sulla testa … ci rimase secco.
L’unico ad avermi visto fu un elfo basso che fuggì subito.
Lo seguii e capitai in una specie di villaggio.
Sentii parlare di un grande elfo che regnava in quel luogo e allora capii che dovevo parlargli e dirgli di risparmiarmi, ma ecco che di colpo delle guardie mi presero e mi portarono  dinanzi al capo che ordinò di uccidermi.
Velocemente presi la spada di una guardia e uccisi il re.
Le guardie mi bloccarono e zacchh mi tagliarono la testa e … driiin driiin, mi svegliai e c’erano mia mamma e  i miei amici, era solo un incubo …
Giovanni Cocco


Un pomeriggio "noioso"

Era un pomeriggio tanto noioso, così decisi di chiamare alcuni miei amici per giocare insieme. Il sole era alto nel cielo ed era una perfetta giornata per stare all’aria aperta a giocare. Dopo un’ora, arrivarono i miei amici e cominciammo a decidere il gioco, dopo di che iniziammo a giocare a nascondino. Un mio amico si mise a contare e io e gli altri correvamo per nasconderci. Io corsi in casa, mi nascosi in dispensa e aspettai il “via” di quello che “prendeva”.
Mentre aspettavo notai,  vicino allo scaffale delle provviste, una strana apertura che non avevo mai visto prima. Intanto il mio amico aveva dato il “via”, ma io non sentii perché ero troppo immersa nei miei pensieri cercando di capire di cosa si trattasse. Mi avvicinavo piano piano, quando inciampai e venni catapultata in un mondo magico.
Quando riaprii gli occhi mi ritrovai in un padiglione tutto azzurro con addobbi e decorazioni floreali. Tutt’intorno c’era una distesa di nuvole bianche, candide e soffici. Pensai che stessi dormendo e così cercai di darmi pizzicotti per svegliarmi, ma fu tutto inutile, così mi rassegnai e decisi di curiosare un po’ qui e là. Il padiglione era immenso e c’erano uccellini e cinciarelle che giravano attorno al padiglione e intorno a me.
All’improvviso mi portarono una coroncina di fiori che mi appoggiarono sulla testa e mi portarono in una stanza dove c’era un saggio che mi spiegò che questo mondo era magico, pieno di sorprese e di misteri. Ad un certo punto mi diede un medaglione a forma di cuore e dentro c’era il cristallo del cuore. Il vecchio saggio mi disse che portava fortuna e che dovevo sempre portarlo stretto a me. Il ciondolo era d’oro con decorazioni rosse e il disegno di un cuore con al centro una corona. Dentro aveva il cristallo del cuore, un cristallo rosso rubino a forma di cuore che, se lo toccavi, si illumina e mandava una melodia. 
Lo toccai e all’improvviso vidi arrivare tutti gli uccellini. Il vecchio saggio mi spiegò che era una specie di richiamo per gli uccellini e che quando lo sentono capiscono che hai bisogno di loro e volano più veloci che mai da te. Mi spiegò molte altre cose, che però io non capii e andai nel padiglione. All’improvviso gli uccellini si misero davanti a me e aprirono un nuovo passaggio. Così pensai che dovevo andare via; invece, dovevo andare da un ragazzo che mi doveva donare qualcosa. Questo mi venne  sussurrato dal vecchio saggio che era dietro di me e mi spinse facendomi andare nell’altro mondo.
Entrata,  vidi un cartello con su una scritta strana che diceva:<Sì, non è un sogno siete entrati nell’ufficio del signor “Tramotino”>. Rimasi impalata per un po’, poi continuai e arrivai davanti alla scrivania del signore. Sopra alla scrivania c’era una targhetta con scritto sopra “Tramotino” . Mi avvicinai un po’, poi mi sedetti alla scrivania e lui cominciò a parlare e a spiegarmi cosa mi voleva dare. Dopo di che mi diede una catenella d’oro dove attaccare il ciondolo che il vecchio saggio mi aveva dato in precedenza. Io gli chiesi perché dovevo tenere il medaglione con il ciondolo. Lui disse che dovevo andare dal saggio che poi mi avrebbe mandato da un altro signore che poi mi avrebbe spiegato perché dovevo tenerlo io. Così lo salutai e tornai nel padiglione.
Il vecchio saggio mi accompagnò nell’altra stanza e mi spiegò dove dovevo andare perché non c’era tanto tempo per spiegare. Così finito di raccontare mi buttò attraverso l’apertura e mi ritrovai su un prato dove c’era una tenda con una scritta: <Qui abita il signor Julien>. Entrai e mi sedetti al tavolo, lui si tolse il turbante e mi sommerse di domande. Finito quel lungo e noioso questionario, mi disse che ero la persona che stava aspettando da tempo. Mi raccontò che dovevo tornare nel mio mondo perché così il male non poteva rubare il “cristallo del cuore” e dominare il mondo. Così finita la lunga chiacchierata mi riportò nel padiglione e scomparve. Il vecchio saggio mi diede una boccetta con dell’acqua che poteva curare tutte le malattie e poi mi raccomandò di ricordare quello che mi avevano detto e di fare attenzione agli attacchi del male. Così chiamai gli uccellini che mi aprirono l’apertura per tornare a casa e così mi catapultai nella dispensa.
Quando riaprii gli occhi mi ritrovai nella dispensa e pensai che era stato solo un bellissimo sogno, ma in realtà, mi ritrovai il medaglione con il ciondolo appeso al collo. Nel frattempo l’apertura si richiuse. Pensai di chiamare gli uccellini: aprii il ciondolo, toccai il cristallo rosso rubino a forma di cuore ed emise una melodia che richiamò gli uccellini che stavano fuori. Entrarono e i miei amici li seguirono e mi trovarono. Stavo per andare a contare, quando mia mamma ci chiamò per fare merenda e fui salvata dalla conta. Mentre facevamo merenda mi sommersero di domande su quello strano ciondolo e io risposi che l’avevo trovato in dispensa, ma non gli rivelai il vero segreto e la storia che avevo vissuto in quel mondo magico e così tutti rimasero all’oscuro di tutto.
Giulia Cavrenghi

sabato 12 marzo 2011

L'oscurità eterna

C’era una volta un mago che da piccolo tutti prendevano in giro, ma da grande  per vendicarsi creò una pozione nel suo laboratorio e così venne al mondo la pozione zombi:  chi la beve  diventa  20 volte più forte e gli animali diventano enormi e trasmettono la malattia. Così l’umanità  entrò  nella oscurità eterna.
Javed, il padre di un ragazzo straordinario, decise di fermare l’epidemia distruggendo tutto l’esercito degli zombi.  Arrivato al laboratorio trovò il mago e cercò di sorprenderlo ma  il mago si parò con lo scettro. Allora lo scettro si ruppe e divise il mondo  in due: l’esercito degli zombi e gli umani.
Javed intrappolato nell’altra metà rimase sorpreso e allora gli zombie lo presero e lo catturarono e lo chiusero in cella.
In un piccolo paese molto festaiolo ci abitava il figlio di Javed e sua madre e i nonni,  ma un giorno Javed non ritornò. Allora alcuni spioni sparsero la voce che Javed era stato ucciso dagli zombi, allora Jacob il figlio di Javed  iniziò a cercare indizi di suo padre, ma tutti portavano nel castello maledetto. Allora si riunì con i suoi amici di notte a formare una squadra di esplorazione e fu deciso che i sei amici di Jacob andassero con lui nel castello maledetto, ma per andare bisognava attraversare 6 zone pericolose abitate da mostri enormi: allora andarono in cammino verso nuove avventure.
Nei giorni in cui si misero in cammino la città natale di Jacob fu rasa al suolo. Jacob non ne sapeva niente e poi si persero in un bosco nero abitato da ragni velenosi e serpenti: era uguale ad una palude. Si rimisero in cammino e poi sentirono dei lamenti: erano alcuni zombi che facevano  bere la pozione ai ragni, poi i ragni diventarono enormi e li cavalcarono ed andarono via.
Poi avevano fame, andarono a cercare del cibo e si divisero in 3 gruppi. Due ragazze gemelle trovarono una mela. Appena presa, uscì un ragno più grande degli altri: era di 6 o 8 metri. Allora furono catturate e messe in una ragnatela. Anche gli altri furono catturati meno Jacob che allora andò a cercarli e li trovò svenuti in una ragnatela enorme: andò a liberarli ma non riuscì e poi cadde per terra un po’  di bava. Allora vide che su c’era il ragno enorme che lo fissava in modo strano, poi scese da sopra e Jacob  lo infilzò ma non succedeva nulla, allora cercò di tagliare le ragnatele e riuscì ad intrappolare il ragno e lo uccise.
Jacob si imbatté in un vecchio cieco che gli disse: “Se mi aiuti a posare la legna ti darò una ricompensa.” Allora lo aiutò a posare la legna in casa e finito il lavoro il vecchio gli diede una cosa invisibile. Jacob pensò che lo stava prendendo in giro e andò via.  Davanti c’era un lago, il sole batteva sul lago che era dorato. Loro erano tutti fradici di melma schifosa allora fecero un bagno, Jacob lavò lo strumento strano e diventò d’oro: era una spada. Il lago era veramente d’oro, non era il sole che batteva sul lago, allora la posò per terra e si tuffò nell’ acqua, poi un animale prese la spada e scappò. Dopo averlo inseguito ritornarono dal vecchio cieco, solo che non era più cieco. Gli chiesero se era passato un animale e il vecchio tirò fuori l’animale; allora lo ringraziarono. Il vecchio disse: “Se volete dormire da me …” Gli altri accettarono subito ma Jacob aveva una sensazione strana, allora si allontanò di un  passo e puntò la spada al vecchio, il vecchio sparì e loro si ritrovarono in un posto buio. Accesero la torcia e c’era un ammasso di scheletri. Si avvicinarono e gli scheletri si muovevano. Aspettarono un istante ed uscì un barboncino dalle ossa  con un osso in bocca, allora andarono avanti e sentirono tanto calore. Roby, l’amico migliore di Jacob, sentì qualcosa, si girò e fu infilzato da un fulmine nero. Roby morì.  Uscì un vecchio, Jacob puntò l’arma sul vecchio e la spada si trasformò in scettro. Il vecchio bisbigliò: “Quel maledetto mago vi ha dato quest’arma!” Il vecchio appena colpito da una luce morì.
Andarono avanti, c’erano delle persone che curavano Roby. Tutti speravano che Roby ce la facesse, solo che morì. Uscì il vecchio cieco e rianimò Roby con un  incantesimo di cura.  Tutti erano felici ma uscirono due serpenti grossi che li teletrasportarono in un bosco bianco, pieno di luce. Lì c’era il mago cieco con aria felice che disse che il padre di Jacob era vivo in prigione. 
Allora si avviarono verso il paese del fuoco dove abitano uomini con il dorso di tartaruga. Arrivarono nel paese ma lo trovarono tutto ghiacciato e le persone erano tutte vestiti di abiti caldi.
Il paese era diviso in due parti dove c’erano il ghiaccio e il fuoco: erano finiti nel paese  freddo ed erano tutti tristi, allora andarono dal re che però era morto e governava un mostro chiamato il brucia ghiaccio. Allora andarono dall’altra parte dove c’era il re del fuoco: ci trovarono il brucia ghiaccio rosso che sputava fuoco e l’altro che sputava ghiaccio. Andarono per combattere i due, solo che i due si fusero: adesso sono il vero brucia ghiaccio che sputa ghiaccio e fuoco.  Prima congelò gli amici di Jacob e gli bruciò le mani, allora Jacob lo colpì con un pezzo di legno e quando diventò di ghiaccio provò a colpirlo con il fuoco e si sciolse tutto; allora divento di fuoco e Jacob gli buttò sopra l’acqua e così morì e tutti erano felici. Gli uomini del paese si liberarono dalla schiavitù e misero sul trono un bravo governatore.
Andarono via e incontrarono dei soldati zombi che volevano portare via una persona; cercarono di salvarla solo che si imbatterono in un mostro enorme: era un pirata, allora lo sfidarono.  Il suo punto debole era la gamba: pensavano che era forte ma faceva schifo, appena lo toccarono si faceva male.
Andarono infine nel 6° posto, dove c’era il padre di Jacob. Il vecchio cieco gli comparve davanti e li trasportò nel castello del mago cattivo: entrarono dentro e c’era un mostro morto e il padre che combatteva e che si era liberato.  Il mago non si accorse di Jacob  che lo infilzò, il mago sorpreso si sacrificò con il padre di Jacob. Jacob pianse e ritornò nel paese che era stato raso al suolo; incavolato creò una pozione che salvasse tutti. Fece bere l’antidoto a tutti gli zombie che diventarono normali e tutti vissero felici e contenti.

Omar Belgharrabia