martedì 6 dicembre 2011

Un cadavere nel cassonetto


L’ispettore Luca Polacco era seduto al tavolino del bar “le Palme” che degustava il suo cappuccino ... ad un tratto sente un urlo proveniente dall’angolo dove si trova la farmacia.
Si precipita alla farmacia e vede una donna  spaventatissima  che cerca di parlagli ma non ci riesce, sconvolta dall’accaduto, Luca cerca di calmarla e finalmente la donna comincia a parlargli: <Mi chiamo Maria, sono appena arrivare in Italia e mi perdonare se non parlare bene, stavo buttare l’immondizia ... e ho aperto il cassone dell’immondizia ... e ho trovato …>
Luca apre il cassonetto e trova un cadavere ...
Era un uomo abbastanza anziano, sull’ottantina, era pelato, barbuto, con gli occhi incavati e abbastanza ciccio.
Luca Polacco chiamò gli agenti della scientifica che lo misero in una bara e lo portarono in laboratorio e cominciarono ad esaminarlo.
Il direttore della scientifica chiamò l’ispettore  <tu … tu>
Luca: <Pronto, chi è ?>
Direttore:  <Luca?! Sono io il direttore della scientifica!>
Luca: <Ah sì, avete trovato qualcosa?>
Direttore: <Sì ci sono due DNA, uno di una donna e uno di un uomo!>
Luca: < Ma sapete qualcosa di più ?>
Direttore: <Sì,  la donna è sua sorella ma l’uomo sappiamo solo che ha i capelli bianchi, è alto e magro. inoltre sappiamo, però, che la vittima prima di morire ha battuto la testa e ha avuto un trauma cranico. Però se troviamo qualcos’altro ti informiamo!>
Luca: <Ok, grazie mille, a presto!>
Luca andò a casa della vittima, dalla sorella, per sapere qualcosa di più, ma soprattutto se sa chi è stato a spingerlo e a provocargli un trauma cranico.
Lucia, la sorella, apre la porta e vede l’ispettore. E incominciano a parlare.
Luca: <Salve, è lei la sorella della vittima?>
Lucia: <Sì, sono io! Lei chi è?>
Luca: <Io sono l’ispettore Luca Polacco, piacere!>
Lucia: <Piacere>
Luca: <Lei pensa di sapere chi potrebbe aver ucciso suo fratello?>
Lucia: < Non so, era una brava persona , l’altro giorno, aveva litigato con un farmacista! Non so niente di più!>
Luca: < Ah ok, grazie, andrò a parlargli e a capire la situazione!>
Luca prese e salì sulla sua macchina e andò in farmacia. Incontrò il farmacista e decisero di prendere un caffè insieme, Luca iniziò ad interrogarlo:
Luca: < Allora cosa è successo?  Mi racconti!>
Farmacista: <Allora, il signore (la vittima) è venuto in farmacia, voleva tre pacchetti di una medicina, ma questa medicina non si potrebbe più vendere, ma se voleva solo un pacchetto per me andava bene! Ma lui si è arrabbiato … Sembrava un pazzo, mi strattonava e mi dava delle spintarelle … (il farmacista piange ...)        Io mi sono infuriato e … l’ho spinto un po’ più forte! Ha battuto contro lo spigolo ed è morto sul colpo. Non volevo ucciderlo. Allora preso dalla paura l’ho buttato nel cassonetto …>
Luca chiama la polizia.
La polizia arriva e arrestano il farmacista!


lunedì 5 dicembre 2011

Sotto il South Building


Nel cuore della notte, uno spazzino della città di New York, intento a pulire i parcheggi sotterranei del South Building, vide che, stranamente, il parcheggio non era deserto; infatti, c'era una macchina parcheggiata, con la luce interna accesa.
Lo spazzino, incuriosito, si avvicinò, ma si accorse subito che qualcosa non andava.
C'era una persona, seduta al posto del passeggero, con la testa appoggiata al finestrino, che era sporco di sangue.
Allora lo spazzino, impaurito, tirò fuori il cellulare e chiamò il 911.


Quando il detective Storm arrivò al parcheggio, erano le sei del mattino e la scientifica aveva già messo le mani sul cadavere.
Il detective fece un paio di domande al capo della polizia scientifica, tra l'altro suo grande amico, e gli chiese: ”Avete già constatato l'ora del decesso?”; il capo rispose: ”Sì, all'incirca alle 20 o alle 21”
”Uhmm, certo, capito!”disse Storm:”La vittima?”
”Nel suo portafogli c'era scritto che si chiama Terry James, e lavorava per il New York Times”.
Poi Storm chiese se poteva vedere il cadavere e appena vistolo notò che era stato ucciso da un colpo di pistola alla testa, dal foro che il colpo aveva provocato era sicuramente una 44 Magnum. Nel frattempo gli uomini della scientifica avevano trovato la pistola, in un cassonetto non molto lontano da lì. Non c'erano impronte. Il detective notò anche che nella tasca del giubbetto aveva il cellulare, dunque lo prese e guardò le ultime chiamate, l'ultima era verso una persona chiamata ”amore”.
”Aveva anche un'amante oltre che una moglie!”disse Storm mentre guardava il cellulare.
”Come fai a dirlo!?” ribatté il capo.
”Perché nessun uomo sposato chiama la propria moglie “amore”, sul cellulare!”.
Storm, dopo, fece chiamare l'amante di James in commissariato, per scoprire nuove cose.
Appena entrò, Storm le disse: ”E' stata lei ad ammazzare Terry …”
L'amante, disperata, rispose: ”E perché avrei dovuto farlo, io lo amavo!”
”Sì, non è stata lei” disse Storm.
Allora dopo aver rilasciato l'amante, andò a trovare la moglie della vittima, che lo fece accomodare nel salotto di casa loro, per prendere un caffè.
Dopo un po' di domande preliminari, Storm disse, pensando che la moglie lo avesse ucciso perché  la tradiva: ”E' stata lei ad uccidere Terry ?”
La moglie rispose: ”No, io lo amavo, non avrei mai potuto ammazzarlo, ma è la sua amante che ammazzerei!”.
Dopo Storm disse: ”Allora lei sapeva del tradimento di suo marito!”
”Sì la cosa andava avanti da mesi, ma non avevo il coraggio di parlargliene; ma vi dico un'altra cosa, anche l'amante di mio marito è sposata e il marito era un carissimo amico di Terry, Lucas!”.
Il detective, allora, ebbe un'illuminazione: pensò che forse il marito dell'amante di Terry avesse deciso di uccidere Terry.
Così, lo fece chiamare in commissariato e lo interrogò.
Dapprima gli prelevò un campione di sangue dall'occhio nero che aveva, lo fece analizzare e scoprì che era compatibile con quello della vittima.
”Ha ucciso lei Terry James, non è vero ?”
Ma Lucas ribatté violentemente: ”Era il mio migliore amico, e ora non c'è più!”.


”Non mi menta, c'è il sangue della vittima sul suo occhio gonfio e c'è il suo sangue sulle nocche della vittima, perciò, gli dirò io come è andata ; lei lo ha accompagnato a prendere un caffè, poi, con la scusa di accompagnarlo a casa, lo ha portato sotto il South Building e, con la pistola, lo ha ucciso, però la vittima non si è lasciata uccidere, ha opposto resistenza, con pugni e schiaffi ma lei lo ha fatto tacere, ha pulito la pistola e l’ha buttata nel cassonetto più vicino, mentre lasciava il South Building a piedi.”
”Ha ragione, l'ho ucciso, ma non potevo lasciarlo fare, quel bastardo!” disse Lucas, che stava per piangere.
Infine Storm lo arrestò.



domenica 4 dicembre 2011

Il gancio da macellaio


Un  mattino del 1980 l’investigatore Tonyart  viene chiamato alla centrale di Boston.
Era il giorno di Hallowen. Il macellaio era stato impiccato al gancio per gli animali nella cella frigorifera del suo negozio. Il medico della scientifica dice che era stato fucilato e avevano trovato i proiettili di un mitra che si chiama AK 47, la cassa dei soldi era stata trovata vuota, la polizia era stata chiamata da un cliente. Questo aveva trovato il negozio aperto e chiamato tante volte e non arrivava nessuno, allora era andato dietro il negozio e aveva trovato una cella frigorifera aperta piena di sangue e allora aveva guardato e trovato il macellaio appeso al gancio. Chiama subito la polizia: “Ho trovato un cadavere impiccato in una cella frigorifera, venite presto, è un macellaio che si trova in via New York n.189”.
La polizia rispose: “Arriviamo subito.” Portano il cadavere all’obitorio e dalla autopsia si ha la conferma che a uccidere erano stati i colpi di un AK 47. Invece esaminando il buco sul collo sotto il mento causato dal gancio capirono che era stato causato dopo la morte sicuramente da più di una persona.

Due giorni dopo un signore con il cane stavano facendo una passeggiata al parco, il cane annusò vicino a una siepe e stava lì fermo a annusare,  così il padrone si insospettì e guardò sotto la siepe e vide un mitra sporco di sangue, così chiamò subito la polizia e la fece venire  al parco e allora la polizia prese il fucile e lo portò a esaminare. Videro un’impronta di dita e la esaminarono con il computer e riuscirono a trovare il primo killer, così andarono a casa sua, lo presero e lo portarono in caserma facendogli un interrogatorio, dicendogli: “Abbiamo scoperto che tu hai ucciso il macellaio. Ora ci dici chi è l’altro tuo amico o se no finirai sulla sedia elettrica.” Così il killer si convinse a confessare e disse il nome dell’amico così lo andarono a prendere e li sbatterono tutti e due in carcere per tutta la vita.

sabato 3 dicembre 2011

Il vizio del gioco


Erano le diciannove e trenta minuti e per  Duncan si concludeva una lunga e faticosa giornata di lavoro, aggravata in più dal fatto che poche ore prima aveva avuto una brutta litigata con Omar, il panettiere, che accusa Duncan di rubargli i clienti. Duncan, infatti, lavorava nel supermercato di fronte alla panetteria di Omar proprio nel reparto con i suoi stessi articoli, ma a differenza sua era molto più affabile e sapeva attirarsi i clienti.

Il mattino seguente, il proprietario del supermercato, dopo circa mezz’ora dall’apertura, insospettito dall’insolito ritardo di Duncan cerca di rintracciarlo ma inutilmente … Duncan non risponde. Dopo aver cercato di richiamarlo per un po’ di volte inizia a chiedere informazioni ai colleghi di Duncan e quindi ai suoi commessi.
La maggior parte di loro afferma di non sapere nulla ma un piccolo gruppetto gli conferma di averlo visto litigare, la sera precedente, con Omar con insulti molto pesanti e qualche spintone. In seguito il datore di lavoro si precipita alla stazione di polizia di Memphis per denunciare l’accaduto e segnalare Omar al commissario.
Questi invia immediatamente un gruppo di poliziotti nella casa di Duncan, una villetta bifamiliare coabitata da una coppia di anziani. Arrivati sul luogo i poliziotti suonano ripetutamente alla porta, ed ecco che dal balcone del piano superiore si affaccia un vecchietto che dice loro di smettere di suonare perché Duncan non è in casa visto che la sera non è tornato.
Decidono cosi di scassinare la porta di ingresso ma, come previsto, nell’appartamento non c’è nessuno.
Le parole del vecchietto hanno conferma visto che il letto non è sfatto ed è tutto in perfetto ordine. Trovano però un indizio utile: un biglietto d’ingresso al casinò di New Orleans .
Salgono al piano di sopra per interrogare la coppia di anziani, e l’agente Edward Jefferson, che guida la spedizione, inizia a fare delle domande: ”Quando è stata l’ultima volta che avete visto il signor Duncan?”
Il vecchietto rispose: ”Ieri mattina, verso le otto, come al solito si sveglia mettendo in moto la sua macchina sgangherata “
Edward: ”Sapete qualcosa riguardo al casinò di New Orleans, Duncan non ne parlava mai?”
Subito il vecchietto rispose negativamente ma poi la moglie intervenne: ”Da un po’ di tempo a questa parte, circa tre settimane, degli uomini in smoking lo venivano a prendere puntualmente ogni sera con della macchine sportive.”
Per Edward questo poteva bastare, saluta gli anziani e con i suoi uomini torna alla centrale. Appena Edward appoggia il suo sedere sulla poltrona comoda del suo ufficio, non fece in tempo ad accendere una sigaretta che subito gli arrivò una telefonata.
Al telefono la voce spaventata di un ragazzo molto giovane: ”Ero qui ad allenarmi come faccio ogni mattina, da un po’ di mesi, per perdere peso lungo le rive del fiume Mississipi quando , a causa di una fitta alla pancia mi accorsi che dovevo urinare. Cercai allora un posto un po’ nascosto e mi trovai di fronte l’agghiacciante immagine di un cadavere riverso a terra in una pozza di sangue con un colpo di arma da fuoco alla testa, sono terrorizzato, venite subito”.
Tre volanti si fiondarono nel luogo segnalato … non vi erano dubbi: occhi chiari, capelli   arancioni e lentiggini, abito elegante; si trattava proprio del corpo di Duncan.
Intanto alla centrale l’agente Steve stava interrogando Omar che continuava a giurare e spergiurare di non centrare nulla con l’accaduto: ”È vero, non mi è mai stato simpatico e ci litigavo spesso ma, non sono io l’assassino e non l’avrei mai ucciso.”
Sul luogo del delitto intanto, cominciano le indagini con gli uomini della scientifica, ma tutto per fortuna si risolve nell’arco di poco tempo, visto che, poco più in là del cadavere, viene rinvenuta la pistola.
Duncan era stato ucciso con un colpo di pistola alla testa, però, il proiettile non si fermò nel cranio e fuoriuscì. Le impronte rilevate sulla pistola non appartenevano a Omar, bensì al proprietario del casinò .
Omar  fu scagionato e al suo posto fu arrestato Orazio La Spezia,  il proprietario del casinò.


Steve iniziò a interrogare Orazio che era seduto su una sedia di ferro con molte luci puntate e degli appositi apparecchi che registravano la conversazione. Orazio estrasse  dal  suo giubbotto una sigaretta e cominciò a fumare.
Steve: ”Non puoi negare, la pistola è intestata  a te, le impronte sono tue, la domanda da porsi è perché, perché lo hai fatto.”
Orazio rispose: ”Quel picciotto mi doveva dei soldi, non era molto fortunato e perdeva sempre, così finiti i soldi, preso dal gioco, si indebitò con me; ma poi sapendo che non mi poteva più restituire i soldi è sparito per un po’ di tempo, così uscito dal lavoro lo abbiamo preso, gli abbiamo sparato e lo abbiamo portato sulla riva del fiume.”
Orazio fece i nomi di una decina di uomini che avevano collaborato nell’ omicidio.
Vennero tutti arrestati, il casinò chiuso e il caso concluso.



L’investigatore McKaine


Durante una bellissima giornata di primavera accadde il più improbabile degli imprevisti, ci fu un delitto in una casa poco lontana dal centro della città, una donna fu assassinata a colpi di pistola, per precisione 8 colpi a petto. Io, l’investigatore McKaine, sono andato di persona sul luogo del delitto, la porta era scassinata, dentro era tutto in soqquadro e lì davanti alla porta del bagno c’era il corpo esanime crivellato di colpi d’arma da fuoco e il  viso tumefatto.


Ad un certo punto sentii un rumore di vetri infranti provenire dal retro della casa e mi affrettai a controllare e vidi una persona fuggire inoltrandosi nel bosco. Chiamai i rinforzi e intervenne all’istante la squadra cinofila ma le ricerche sono state inutili. Il coroner constatò il decesso della donna. Cercammo degli indizi e trovammo delle impronte digitali e del sangue sui vetri rotti. Inviammo immediatamente gli indizi al laboratorio insieme ai bossoli per l’esame balistico. Constatammo dopo un lungo controllo che non ci fu nessun tipo di furto, gli effetti di valore erano al loro posto e il soqquadro era dovuto ad una colluttazione.
Dopo pochi giorni dal ricevimento dell’analisi trovammo il nome di un sospetto. Ci recammo alla abitazione del sospetto ma all’interno non c’era nessuno, nell’uscire giunse lui, vedendoci si diede alla fuga, noi lo inseguimmo tra le vie del paese e dopo poche centinaia di metri e grazie ai passanti riuscimmo a catturarlo. Portato in centrale fu sottoposto ad interrogatorio, dopo qualche ora confessò la sua colpevolezza, e scoprimmo che il delitto fu per cause passionali.


Il volantino sospetto


La sera di un venerdì 17 novembre nella città di New York, il detective Smith e il detective Brody vengono mandati a indagare in un teatro chiamato “The old theater” dov'era appena successo un omicidio.
I due detective, arrivati al teatro, vanno nel camerino, dove c'era il cadavere di una donna sui trent'anni, castana, con una corporatura minuta e soprattutto, una brava ballerina classica.
I due vedendo la scena del delitto si accorsero che non era una storia nuova, anzi, si ricordarono che c'erano già stati una serie di omicidi di questo tipo in altre città, mai risolti.
La ragazza era stata uccisa strangolata da un foulard di seta, e con le caviglie rotte.
I detective notarono però che vicino al cadavere c'era un vecchio volantino pubblicitario di una famosa ballerina degli anni '50.
Sulla scena del delitto, oltre ai detective, c'era una compagna di gruppo di ballo della vittima che aveva visto la donna stesa per terra morta e che aveva chiamato la polizia.
Dopo aver esaminato la scena tornarono negli uffici a fare una ricerca sugli omicidi passati che avrebbero potuto aiutare l'indagine; si trovò infatti che negli omicidi precedenti le donne erano tutte castane con una corporatura minuta e tutte erano delle ballerine classiche sui trent'anni, uccise tutte nello stesso modo.
Le domande erano: tutte coincidenze? O c'è sotto qualcosa?
E così cominciò l'indagine.
Ecco, i due sapevano più o meno da dove partire; ma non avevano la minima idea di chi avrebbe potuto essere stato.
Sapendo però che faceva parte di un gruppo di ballo, decisero di interrogare la compagna Kate, che aveva visto la donna morta.
“Eccomi, ora mi trovo qui, dietro questo tavolo, in una piccola stanzetta, in lacrime, sola, aspettando i detective, sperando di potergli dare delle tracce per trovare quel bastardo dell'assassino”, bisbigliò Kate.
Ecco che entrano Smith e Brody.
<Ciao Kate, ora ti dobbiamo porre delle domande e tu ci devi rispondere sinceramente.>
<Ok, tutto pur di trovare chi ha ucciso la mia amica Rosy.> 
<Bene, dicci un po', tu sai se Rosy aveva qualcuno che la perseguitava?>
<Che io sappia no. Non aveva nessuno che la perseguitava, era una ragazza solare, socievole, non aveva nessun nemico.>
<Mm.. ok, aveva allora problemi con le ragazze del gruppo?>
<Assolutamente no!, anzi era l'unica a essere amica con tutte, non faceva preferenze.>
<E con il coreografo? >
<Beh, problemi problemi no, ma il coreografo spesso la trattava male, se non riusciva a fare qualcosa, per lui era la fine del mondo. È un uomo molto fissato ed è meglio che ti venga bene la coreografia se no …>
<Se no..?>
<Beh, non so cosa potrebbe fare, ma diventa violento, fa paura.>
<Aaah... quindi il coreografo.>
<Credete che potrebbe essere stato lui?>
<Non sappiamo, non abbiamo nessun indizio, ma … lo interrogheremo. Ora può andare, grazie.>
<Figuratevi, mi raccomando fatelo per noi ragazze e per la famiglia, trovate questo maledetto.>
Dopo aver interrogato Kate, Smith e Brody cercarono il coreografo.
Andarono nel teatro, e lo trovarono subito lì, sotto il palco che urlava alle ragazze del gruppo.
Gli andarono vicino... e...
<Salve, è lei il coreografo Mike?>
<Sì, sono io ma non vedete, sto lavorando, ho già abbastanza problemi, se arriva anche la gente a disturbarmi impazzisco …>
<Ma, veramente siamo i detective Brody e il detective Smith, siamo qui per l'omicidio di Rosy!>
<Ah...>, disse perplesso Mike.
<Beh, vorremmo chiederle due cosette, se non le dispiace.. può cessare di lavorare un attimo per favore?>
<Sì, ma facciamo in fretta, non posso fermarmi per molto! ... Ok, ragazze, ora facciamo una piccola pausa.>
<Bene, ci dica, com'era Rosy?>
<Era una brava ragazza, ma mi faceva imbestialire!>
<E come mai?>
<Perché beh, insomma, a volte non riusciva a fare bene le coreografie, non prendeva il tempo ... era odiosa per questo, ma per il resto, sì, era veramente una brava ragazza!>
<Ci hanno detto che a volte la trattava male è vero?>
<Male, oddio, la sgridavo parecchie volte, ma non la trattavo male per cose personali.>
<Ah, capisco ... ci andava d'accordo? Provava odio per lei?>
<Odio?? Ma cosa dice detective? Ma neanche in fondo la odiavo anzi ... non mi piace dirlo ma le volevo bene>; Mike si commosse.
<Ok, bene, grazie mille, ritorni pure al suo lavoro! Arrivederci.>
<Si figuri e trovate l'assassino mi raccomando! Arrivederci.>
Intanto, mentre i due detective andavano via, Brody disse:
<Non credo possa essere stato lui a uccidere la ragazza ... credo sia stato sincero non credi?>
Smith: <Sì, hai ragione credo! ... anche a me è sembrato sincero, bah, ma piuttosto hanno trovato qualcosa riguardo alle donne uccise in passato?>
<Non so, bisognerebbe andare in laboratorio e vedere se Nancy ha trovato qualcosa, andiamo lì!>
Arrivati in laboratorio ... Nancy era lì seduta davanti al computer con l'articolo delle tre donne uccise in passato.
Smith: <Ehi Nancy, hai trovato qualche cosa riguardo le donne?>
Nancy: <Sì, venite a vedere qui!! Ci sono un sacco di coincidenze!>
Gli uomini si avvicinarono e gli articoli cominciavano tutti e tre con:
“Venerdì 17, un giorno molto sfortunato per Carole-Dana-Genny, famosa ballerina, uccisa strangolata con un foulard, e poi con colpi probabilmente di un martello le sono state rotte le caviglie ...
Perché una morte così crudele? Cosa può aver fatto di così brutto? Si ripeterà questo omicidio? Le indagini non sono ancora state sospese, ma le conclusioni, non sono ancora sorte!.(...)”
Brody poi bisbigliò: <Bene allora ora sappiamo che tutte queste donne sono state uccise nello stesso modo, quindi probabilmente è lo stesso assassino, dobbiamo fermarlo prima che combini altri omicidi!.>
Nancy: <Aaah ragazzi ho trovato anche delle notizie sul volantino! Se noi continuiamo a leggere sugli articoli ... possiamo notare che in tutti gli omicidi l'assassino ha lasciato questo volantino, quindi potrebbe essere la causa dell'omicidio, insomma questo volantino lega tutti gli omicidi, quindi ho fatto una ricerca, Anita Roserman, anche lei una famosa ballerina degli anni '50, ha cominciato la sua carriera verso i trent'anni, qui dicono che ha avuto una relazione con un uomo per parecchi anni ma non si sa se abbia avuto figli ... Credo che dobbiate andarle a parlare …>
I due detective andarono subito e DIND DLON, via Croschuer 98 ...
<Salve è lei la signora Anita Roserman?>
<Sì sono io perchè?>
<Siamo i detective Brody e Smith, in un delitto abbiamo trovato questo volantino ... è suo vero?>
<In un delitto ... oddio sì, è il mio volantino, di quando ero giovane ... ma perché in un delitto?>
<No beh, veramente non solo in un delitto, anzi in molti delitti ... Possiamo entrare? Dovremmo parlarle>
<Sì certo venite>
I detective entrarono, si sedettero sul divano e la signora gli offrì il tè.
<Signora, lei era una famosa ballerina vero?>
<Sì >
<È sposata?>
<No, lo ero, poi a causa del mio lavoro abbiamo divorziato.>
<E ha figli?>
<Ho figli?... beh sì, no ... sì ho un figlio ma ...>
La donna scoppiò in lacrime senza un motivo ...
<Signora perché piange? Qualcosa con il figlio?>
<Non so se ne-neanche possiamo definirlo mio fi-fi mio figlio ...>
<Perché no?>
Sempre più disperata la donna cominciò a raccontare:
<Beh vedete ... avevo un figlio, Tim l'avevo chiamato; era il mio primo bimbo, ero disperata quando l'ho avuto, ero molto giovane e suo padre non lo voleva ... e io ... io ... l'ho abbandonato quando aveva 9 anni, dovevo andare via per lavoro, e suo padre si arrabbiò perché non riusciva a tenerlo da solo, e io ho fatto una cavolata ...>
<Ah ... mi dispiace molto signora ... ma non pianga ora; l'ha ritrovato o no?>
<No, però ho cercato e so dove abita, abita in centro New York in via Seaside 7.>
<Ok allora passeremo da lui. Grazie signora arrivederci!>
<Grazie a voi, arrivederci!>
I due detective presero la macchina e andarono a casa di questo ragazzo ...Toc Toc, nessuno che rispondeva, Toc Toc! Nessuno, Toc Toc Toc Toc ... e nessuno che rispondeva, Smith provò ad aprire la porta, era aperta ...
<Permesso? C'è qualcuno?>
Nessuno rispondeva.
I due decisero comunque di andare a vedere, era una casa molto grande con birre sparse, giornali degli anni '50-'60, foto di lui da piccolo ... tutte cose molto sospette ...
Girando per casa, Brody entrò in una stanza strana, una specie di laboratorio ... su una scrivania c'erano delle ciocche di capelli diverse tutte messe sopra la foto di una ragazza e sopra di essa il volantino di Anita.
Brody: <Smith Smith!! vieni a vedere!!>
Smith andò di corsa e le prese. Intanto si sentì uno strano rumore ...
Smith urlò:
<È lui è lui, corri di là!>
Ma il ragazzo era già fuggito ... i detective poi ritornarono  in ufficio e la sera ...
DRINN DRRINN DRRINNN
<Pronto?>
<Pronto detective Brody?>
<Sì sono io mi dica>
<Siamo la polizia di New York, una ragazza ci ha appena telefonato, dice di essere stata vittima di un tentativo di omicidio, ora è in ospedale, anche lei è sui trent'anni corporatura minuta, castana ed è una ballerina ... andate tu e Smith a farle visita, magari vi può dire qualcosa!>
<Ok grazie andiamo subito!>
<Ehi Smith, prendi le giacche, andiamo in ospedale, una ragazza è appena stata vittima di un tentativo di omicidio, ci sono coincidenze con Rosy!>
I due partirono subito, andarono in ospedale, la ragazza era ancora sconvolta ma sveglia.
<Ciao, sei tu Cindy? Siamo i detective Smith e Brody!>
<Sì sono io.>
<Abbiamo bisogno che tu ci risponda, se hai visto chi ha cercato di ucciderti!>
<... non lo so non ricordo...> disse Cindy, poi scoppiò in lacrime.
<È molto importante che tu ti ricordi, forse riusciamo a trovare l'assassino!>
<Tim, Tim si chiama, l'ho letto sulla sua giacca, era un uomo credo sui quarant'anni ... mentre provava a uccidermi mi ha detto che, beh, ero un'altra delle sue vittime, quindi non sono l'unica ... povere, povere ragazze ...!!>
<Grazie, si riprenda! Dobbiamo andarlo a cercare!>
I due chiamarono Nancy e le chiesero informazioni sulle impronte che c'erano sui capelli: tutte di Tim Crowser, che abita in via Seaside 7!!
Smith: <Il figlio di Anita! Dobbiamo trovarlo immediatamente!>
Andarono a casa sua e subito lo trovarono!
Brody: <Basta sei in trappola! Fermati e nessuno si farà male!! Mettiti in ginocchio con le mani dietro la testa!>
L'assassino ormai senza vie di scampo si buttò per terra e i poliziotti lo presero.
Smith: <È finita, ti aspetta il carcere!>
L'uomo, abbandonato da piccolo dalla madre ballerina, cominciò a odiare tutte le ragazze che facevano il tuo stesso lavoro e per ripicca le uccideva tutte nello stesso modo, con un foulard perché gli ricordava l'eleganza della madre, e una martellata alle caviglie in modo che così non avrebbero potuto neanche da morte ballare ... è tutta una conseguenza dell'abbandono!
Quindi anche tutte le altre donne uccise in passato sono state uccise da lui!
Smith: <Grande Brody, non abbiamo risolto solo un caso, ma molti casi, complimenti, siamo una bella squadra!>
Brody: <Sì, proprio una bella squadra, grazie Smith!>
A Tim tocca l'ergastolo! E nella prima settimana di carcere gli arrivò una lettera:

Caro Tim,
non ti dico chi sono perché appena lo scoprirai sicuramente strapperai la lettera, ti volevo solo chiedere scusa, so che non potrai mai perdonarmi, ora ho 60 anni e la mia carriera è finita, sono la mamma, non so cosa scriverti di preciso anche se sono troppe le cose che dovrei dirti, forse proprio per questo che non so da dove cominciare!... So di aver sbagliato, non dovevo abbandonarti, mi sento profondamente in colpa, ma ero disperata quando l'ho fatto, certo questo non mi giustifica, quello che mi fa ancora più male, è che è tutta colpa mia, per me hai ucciso tutte quelle ragazze, per me non sei cresciuto correttamente, scusa Tim... so che mi odi, ma io ti voglio bene, non so qual è ora il tuo aspetto, ma so che sei un bell'uomo, lo sento nel cuore... Tim anche se non mi perdonerai mai, sappi che ti penserò e se questa sarà l'ultima lettera, sappi che sarai per sempre il mio bambino, spero che forse un giorno avremo l'opportunità di conoscerci e di dimenticare gli errori.
Ti voglio Bene Tim. Mi dispiace.                            La mamma Anita.


giovedì 1 dicembre 2011

L’urlo del vicino


La notte era buia, io avevo lavorato fino alle 2 e mi stavo svegliando.
Come al solito mi vestii bene, quel giorno avevo un importante caso da seguire, scesi  in cucina e mi accesi una sigaretta, mentre bevevo il caffè espresso, come sempre, e andai in bagno.
Il tempo di uscire che la anziana Terricci mi corse incontro e mi disse: <<Signor  Roberto … ho sentito un  urlo provenire dalla casa degli Andreucci  e mi sono preoccupata e all …>>
<<HAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAA>>, uscì un urlo dalla casa del vicino.
<<Che cazzo era? Vado a vedere!>>, dissi
Andai a bussare ma nessuno rispose e allora andai sul retro e la porta era aperta, aprii ed era tutto buio ma continuai a camminare, l’entrata della camera da letto era aperta e allora misi la testa e vidi un’ombra nera, focalizzai meglio e vidi, sì, un uomo impiccato.
Chiamai la centrale e dissi di raggiungermi che c’era un cadavere.
Dopo tutte le analisi si trovarono le impronte della moglie sulla maglietta.
E così cominciammo a cercare la signora che non aveva più parenti a parte una sorella, che vive a Cuneo.
Arrivati a Cuneo, dopo un’ora di viaggio cominciai a cercare la casa, la trovai e bussai.
<<C’è nessuno?? Sono il sergente Santelli!>>, dissi.
La porta si aprì e sull’uscio sbucò una donna minuta e di mezza età.
<<Buongiorno, lei è la signora Maria?? Cerchiamo sua sorella!>>, spiegai.
<< È appena andata via perché??>>
<<Voglio sapere dove è andata!!! Subito!>>
<<Ha detto che partiva, per Londra, per lavoro … perché??>>
<<Sua sorella è ricercata per omicidio>> dissi e poi me ne andai.
Chiamai la centrale per i rinforzi e mi diressi verso l’aeroporto.


Arrivai all’aeroporto e per fortuna non era ancora partita e mi diressi verso il punto d’imbarco.
Vidi la signora e le dissi: <<Erika, lei è in arresto per l’omicidio di suo marito>>.
Cercò di dileguarsi, ma non riuscì e allora la portammo in gattabuia.
Il tribunale così decise di farle scontare 25 anni di pena.